L’8 giugno 1916 nasceva uno dei più grandi maestri della commedia all’italiana. Luigi Comencini, regista di capolavori come “Pane, amore e fantasia”, “Pane, amore e gelosia”, “Incompreso”, “Tutti a casa”, lo sceneggiato televisivo “Le avventure di Pinocchio” e di tanti altri film, ha saputo portare sul grande schermo personaggi autentici e ricchi di sfaccettature, che si distaccano dal “buio” dei primi anni del Neorealismo, e offrendo agli spettatori delle figure poliedriche in cui potersi rispecchiare. Gli antieroi sono i suoi personaggi preferiti, soprattutto i bambini, e Comencini ne offre il punto di vista, ci fa assistere alla loro rivalsa e al fatto che trovino il lato positivo anche in mezzo a mille difficoltà. In quasi 50 film, il regista ha avuto modo di lavorare con gli artisti più grandi del nostro cinema, tra i quali spiccano i nomi di Totò, Vittorio De Sica, Gina Lollobrigida, Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Claudia Cardinale, Silvana Mangano e tantissimi altri, attraverso il cinema italiano dal 1937 al 1991.

Comencini, l’architetto del cinema.

Comencini è nato a Salò, ma ha trascorso la sua infanzia a Parigi, a causa del lavoro del padre, ingegnere, e già da piccolo nutre una forte passione per il cinema. Tornato in Italia, si laurea in architettura al Politecnico di Milano e, già nel 1937 realizza il suo primo cortometraggio, “La novelletta”. Molto giovane, si sposa con la principessa Giulia Grifeo di Partanna, dalla quale avrà le figlie Cristina, Francesca (entrambe note registe) e Paola. Comencini lavora, parallelamente, come architetto e come critico cinematografico, ma la sua passione per la settima arte è, decisamente, più forte. Con Alberto Lattuada e Mario Ferreri, il regista fonda e cura la Cineteca Italiana e gira il cortometraggio “Bambini in città”(1946) e il film “La città dei ragazzi”(1948). Il suo vero e proprio esordio sul grande schermo, però, si ha con il film drammatico “Proibito rubare”, con Tina Pica e Adolfo Celi, in cui il regista dimostra già il suo grande talento.

“Pane, amore e fantasia” e le commedie degli anni ‘50.

Il suo primo successo è “L’Imperatore di Capri”(1949), dove Comencini dirige Totò, seguito dai cult “Pane, amore e fantasia”(1953) e “Pane, amore e gelosia”(1954) con i grandissimi  Vittorio De Sica, Gina Lollobrigida e Tina Pica, dove si raccontavano le divertenti storie della bella e povera Bersagliera, del maresciallo Antonio Carotenuto e dell’esilarante Caramella. Il primo film vinse l’Orso d'Argento al Festival di Berlino e Gina Lollobrigida portò a casa il Nastro d'Argento come Migliore attrice protagonista. Da quel momento, il suo nome diventa sinonimo di qualità e maestrìa che il regista dimostrerà anche in “La bella di Roma”(1955) con Alberto Sordi e Silvana Pampanini; “La finestra sul Luna Park”(1957); “Mariti in città”(1957); “Mogli pericolose”(1958) e “Le sorprese dell’amore”(1959).

Il capolavoro “Tutti a casa” e “Incompreso”.

Una delle sue pellicole più belle è, sicuramente, “Tutti a casa”, del 1960, con Alberto Sordi, Eduardo De Filippo e Serge Reggiani. Nel film, considerato uno dei più rappresentativi del dopoguerra, Comencini fonde alla perfezione la commedia e il dramma, raccontando la storia del sottotenente Innocenzi (Sordi) e del Geniere Ceccarelli (Reggiani) a cavallo dell’armistizio dell’8 settembre 1943, tra interventismo e non. La pellicola portò a casa il Premio della Giuria al Festival di Mosca e 2 David di Donatello, uno ad Alberto Sordi e l’altro al produttore Dino De Laurentiis, estasiando la critica. Di notevole impatto, saranno anche “A cavallo della tigre”(1961); “La ragazza di Bube”, con Claudia Cardinale; “La bugiarda”(1965); “Il compagno di Don Camillo”(1965) e il drammatico “Incompreso”(1966), che ha commosso intere generazioni.

La miniserie cult “Le avventure di Pinocchio”.

Con “Italian Secret Service” e “Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova, veneziano”(1969), Comencini si “rilassa” e si dedica a tematiche più frivole e leggere, per poi passare anche al giallo con “Senza sapere niente di lei”(1969), interpretato da Philippe Leroy e Paola Pitagora. Grandissimo seguito, lo ottennero anche il programma televisivo “I bambini e noi”(1970) e, soprattutto, la miniserie tv “Le avventure di Pinocchio”(1972), con Nino Manfredi, Gina Lollobrigida, Franco e Ciccio e Andrea Balestri. La serie è diventata un vero e proprio cult, ed è stata rimandata in onda più volte nel corso degli anni, registrando sempre grandissimi ascolti. Nello stesso anno, dirige Alberto Sordi ne “Lo scopone scientifico”, affiancandogli Silvana Mangano e Bette Davis, mentre nel 1975 mette a segno un altro successo con “La donna della domenica”,  con le star Marcello Mastroianni, Jaqueline Bisset e Jean-Louis Trintignant. Nel 1976 gira l’episodio “L’equivoco” per il film “Basta che non si sappia in giro”, con Nino Manfredi e Monica Vitti e dirige Alberto Sordi e Stefania Sandrelli nell’episodio cult “L’ascensore”, del film “Quelle strane occasioni”. Ugo Tognazzi è, invece, protagonista de “Il gatto”(1977), con Mariangela Melato e Philippe Leroy e,  due anni dopo, ne “L’ingorgo – Una storia impossibile”, assolda nuovamente i suoi attori preferiti, cioè,  Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Stefania Sandrelli, con Gerard Depardieu e, Marcello Mastroianni e Annie  Girardot.

Il declino della commedia all’italiana e i film per la tv.

Con gli anni ’80, il successo della commedia all'italiana diminuisce, ma non la voglia di Comencini di fare buon cinema. Nel 1980, esce “Voltati Eugenio”, con Dalila Di Lazzaro e Francesco Bonelli, mentre, nel 1982, Beppe Grillo è il protagonista dell’originale satira “Cercasi Gesù”. Il regista lavora  molto anche per la televisione, dove porta i film “Il matrimonio di Caterina”(1982); “Cuore”(1984), “La Storia”(1986) e la miniserie “Les français vus par”(1988). Il regista è membro della giuria al Festiva di Venezia e nel 1987 riceve il meritatissimo Leone d’Oro alla carriera. Gli ultimi lavori che dirigerà sono il film-opera “La bohème”, basato sulla famosa opera di Puccini; la commedia “Buon Natale… buon anno”(1989), con la grande Virna Lisi e Michel Serrault e “Marcellino pane e vino”(1991), remake del film del 1955, diretto da Ladislao Vajda. Purtroppo, il Parkinson gli impedirà di continuare a lavorare e il regista si spegnerà il 6 aprile 2007, a 90 anni.