Il grande maestro Francesco Rosi (1922-2015), il 26 gennaio 1972, portava nelle nostre sale il suo migliore film inchiesta, “Il caso Mattei”. La pellicola è incentrata su Enrico Mattei, presidente dell’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi), morto in un attentato 10 anni prima, precisamente il 27 ottobre 1962. Il film inizia dopo la morte di Mattei, che precipitò, col suo bireattore nel cielo di Bascapé, vicino Pavia, mentre si recava a Milano. Rosi ricostruisce il suo percorso politico con una maestria fuori dal comune, analizzando la sua volontà di portare l’Italia ad essere indipendente dai grandi trust del petrolio, sfruttando le risorse interne. Ciò lo portò ad inimicarsi tutti i paesi che avevano il potere assoluto in quel settore, fino alla morte.

“Il caso Mattei”, un puzzle politico complesso e completo.

Per il difficile ruolo di Mattei, uomo caparbio, forte e risoluto, che, ad un certo punto vive anche attimi di profondo nervosismo e solitudine, Rosi scelse il suo attore feticcio, il leggendario Gian Maria Volonté, adattissimo al ruolo e molto somigliante al vero Mattei. Al di là della bravura dell’attore, Rosi monta un puzzle politico intricato ed estremamente completo, facendo ipotesi sulla morte di Mattei, attraverso spezzoni da documentario e immagini di archivio, interviste a personaggi reali dell’epoca, parti recitate (quindi fiction) e anche interventi in prima persona, senza mai esporsi esplicitamente per trovare la soluzione al mistero della sua morte ed individuarne i responsabili. Il regista espone tutti i fatti, gira tutte le carte, lasciando allo spettatore ogni conclusione.

La risonanza internazionale e il Grand Prix a Cannes.

Il mistero della morte di Mattei resta, comunque, insoluto. Dal film di Rosi si carpirebbe che, giorni prima, Mattei aveva ricevuto minacce di morte, che probabilmente il suo aereo fu sabotato all’aeroporto di partenza e ci si sofferma anche sulla figura di Mauro De Mauro, giornalista che stava raccogliendo informazioni per conto del regista sugli ultimi due giorni di Mattei in Sicilia, scomparso nel nulla. Nel 1995, le indagini furono inutilmente riaperte, ma catalizzarono ancora l’interesse di tutto il mondo sulla vicenda. “Il caso Mattei”, proprio per la sua straordinaria completezza e originalità, alla sua uscita ottenne risonanza internazionale, arrivando a vincere il Grand Prix per il Miglior film al Festival di Cannes, ex aequo con “La classe operaia va in paradiso”, diretto da Elio Petri, e interpretato sempre da Volonté, che ottenne una menzione speciale. Ancora oggi, a 45 anni di distanza, la pellicola è di un’attualità impressionante, e ciò dovrebbe far amaramente riflettere.