Il 13 aprile 1967, a Londra si teneva la premiere della parodia più riuscita della storia relativa alla saga di 007. “James Bond 007 – Casino Royale”, diretto dai registi  John Huston, Kenneth Hughes, Val Guest, Robert Parrish e Joseph McGrath è basato sul primo romanzo di Ian Fleming e vede Davdi Niven nei panni di Sir James Bond, ormai ritiratosi dall’attività di spia al servizio di Sua Maestà, fino a quando alcuni rappresentanti dell’M16, della CIA e del KGB gli fanno visita per pregarlo di tornare, vista la minaccia rappresentata dall’organizzazione SMERSH. Bond non ci pensa proprio, anche perchè si è ritirato in campagna per amore della sua Mata Hari, dalla quale ha avuto la figlia Mata Bond (Joanna Pettet). Ma quando la sua residenza sarà distrutta, si recherà in Scozia, diventando il capo dell’M16 e, facendosi aiutare proprio da sua figlia e da Vesper Lynd (Ursula Andress) e dal giocatore esperto Evelyn Tremble (Peter Sellers), riuscirà a sventare i piani di Le Chiffre (Orson Welles), battuto anche al tavolo verde del Casino Royale. Man mano, si saprà che a capo della SMERSH c’è il Dr. Noah, ossia  Jimmy Bond (Woody Allen), nipote smidollato di 007 che ha sgangherati e  diabolici piani.

Il cast di sole stelle e la canzone candidata agli Oscar.

Basato su una sceneggiatura scritta da Wolf Mankowitz, John Law, Michael Sayers, la pellicola è diventata un cult, soprattutto, per la presenza del cast davvero stellare, che presenta ingredienti ben congegnati, mescolando alla perfezione l’eleganza di David Niven, l’ironia di Peter Sellers e di un inedito e giovanissimo Woody Allen e le originali performance di icone come Orson Welles, John Huston (M), Deborah Kerr (Agente Mimì), William Holden (Ransome), Charles Boyer (le Grand), per finire con la partecipazione di Barbara Bouchet (Moneypenny). Pur trattandosi di una palese satira o parodia di uno dei franchise più longevi e famosi al mondo, il film è estremamente curato sotto il profilo scenografico, musicale (la colonna sonora è stata composta da Burt Bacharach e il pezzo “The Look of Love” è stato candidato agli Oscar del 1968), degli effetti speciali e delle scene d’azione, anche se un tantino danneggiato dalla regia a più mani che ne da un aspetto frammentario.

Il punto di riferimento per altre parodie.

Naturalmente, è impossibile non pensare subito alla saga di “Austin Powers”(tre pellicole uscite tra 1997 e 2002), con Mike Myers e “Johnny English”, con Rowan Atkinson, a cui “James Bond 007 – Casino Royale” ha aperto decisamente la strada, ma l’umorismo del film del 1967 è decisamente di altro livello, meno demenziale e più “pensato”, con scene surreali, ingegnose e divertenti, che, (ri)viste a 50 anni di distanza fanno un po’ di nostalgia, ma sono sempre di grande impatto. Insomma, qualora non l’aveste mai visto, è ora di recuperarlo.