C’è una vecchia battuta secondo la quale le donne sono le uniche a guardare i film porno fino alla fine, perché vogliono vedere se i protagonisti poi si sposano. 50 Sfumature di Nero è quanto di più vicino si possa andare a questo motto.

Christian Grey ed Anastasia Steele ritornano, e questa volta si fa sul serio. Il secondo film nella serie mette subito una pezza al problema principale del primo, ovvero che a fronte di tanto clamore e pubblicità riguardo la tematica del sesso sadomaso non si vedeva praticamente niente, più casto di una puntata di Don Matteo. Ora invece se non altro il sesso è praticato ampiamente ed è anche uno snodo fondamentale della maturazione emotiva, perché tra gli alti e i bassi che riportano insieme Anastasia e Christian ciò che avviene a letto (ma anche in ascensore) ha una componente cruciale, è lì che si costruisce il legame e non su un desiderio mal realizzato come nel precedente.

Come un romanzo rosa ma con il sesso come motore.

La forza di questo film, che sta uscendo adesso in Italia in sale gremite di donne di tutte le età, è proprio quello di rimettere in scena una delle dinamiche più classiche in assoluto, ma all’insegna della centralità del corpo. La ragazza ordinaria che viene valorizzata, fatta sbocciare e messa al centro di un universo da un uomo, è la struttura su cui si regge una buona parte della letteratura e poi del cinema sentimentali (anche l’eccezionale successo di Dirty Dancing è figlio di una variazione su questo principio), e che questa fioritura avvenga con frustini e legacci non è molto diverso da che avvenga in altri modi. Ma oltre a questo 50 Sfumature di Nero mette in scena anche l’altro meccanismo al centro di tanti romanzi rosa, ovvero la donna capace di curare un uomo emotivamente bloccato e fisicamente ferito.

Nonostante il secondo film dai romanzi di E. L. James presti ampiamente il fianco ad un involontario senso di ridicolo (è proprio difficile mettere in scena il sesso sadomaso senza far ridere il pubblico e questo film non è che faccia troppo per evitare le trappole), è questa volta ammirabile quanto, sebbene in una cornice che non vieta la visione nemmeno ai minori di 17 anni, questo film imponga alla visione la centralità del sesso e della realizzazione delle fantasie individuali nell’immaginario umano e nella battaglia che è una storia d’amore. Certo anche il cinema melodrammatico di una volta, quello dei melò tempestosi degli anni ‘50 in cui nulla si diceva e tutto si alludeva alla fine, al centro c’erano dei corpi funestati dal desiderio. Che però questo desiderio possa essere messo in pratica, e che proprio la pratica rafforzi il sentimento è un passaggio epocale in un film mainstream. Uno inevitabilmente figlio di una confidenza maggiore che tutti abbiamo con il porno.

Per chi del porno ama tutto tranne il sesso.

Se infatti il porno è un genere dotato di una finalità molto precisa, sbilanciato sul lato maschile maschile (perché una parte più consistente dei suoi spettatori ha quel tipo di preferenze) e votato alla spietata rappresentazione di iperboliche possibilità di amplesso, 50 Sfumature di Nero ne piega le regole e ne annulla l’accesso ad anfratti del corpo proibiti a qualsiasi altro tipo di film, fino a farlo rientrare nella struttura della grande parabola d’amore. Allarga tutto quello che nei porno è trascurato (cioè la parte non sessuale) e la eleva a centro del racconto senza però cambiare i rapporti di forza tra sentimenti ed azione. Perché nonostante la pubblicità e tutto il chiacchiericcio intorno al film siano alimentati a partire da pizzi e sfere d’acciaio, palette per sculacciare e seta nera, lo stesso questa storia d’amore tra un uomo emotivamente fallato e una donna che lentamente ne sblocca le insicurezze è una storia di principi azzurri ed rivalità femminili da sconfiggere.

Chi ha letto i romanzi già lo sa bene ma ora il pubblico dei film pure lo può scoprire, dentro questo secondo 50 Sfumature di Nero, così concreto e più furbo nel dare tanti piccoli assaggi di una pietanza che non può essere mai servita (il sesso, quello vero e mostrato a pieno), c’è l’essenza stessa della letteratura rosa: un amore che piega i problemi e le inclinazioni personali fino a cambiare un uomo. Del resto il miliardario che è sempre più fantasiosamente in grado di comprare qualsiasi cosa, di immaginare e realizzare location da sogno, di cancellare nemici con una telefonata ormai ha trascinato Anastasia dentro Dynasty, in un piccolo mondo che sempre più è quello delle soap opera. Interni di lusso, feste esclusive ma anche donne spietate che tramano nell’ombra, incidenti fantomatici e remoti da cui si torna illesi, una certa sbrigatività nel superare intrecci e non farsi fermare da morti apparenti. Così il valore principale che regge il porno (la sessualità è uno spettro più ampio di quel che ognuno può esplorare) viene declinato dentro una storia d’amore che più classica non si può.