Il grandissimo maestro, regista, sceneggiatore e produttore Marco Bellocchio è stato premiato con il Leone d’Oro alla Carriera da un altro mito italiano, Bernardo Bertolucci. Il regista, poco dopo la premiazione, visibilmente emozionato, ha dichiarato che per lui il premio: "Non è una riconciliazione istituzionale, nè un risarcimento ma un riconoscimento di una coerenza e di una libertà che va sempre riconquistata. Per me questo è il Leone d'oro alla carriera”.

Bertolucci ha voluto, in un certo senso, sdrammatizzare l’emozione del suo collega raccontando un simpatico aneddoto: “Una volta, ricevendo un premio all'Accademia di Brera, un ammiratore mi ha detto  che gli piacevano i miei film e che mi seguiva da quando avevo fatto, ‘I Pugni in tasca' (che in realtà è di Bellocchio). Magari l'avessi fatto io". Standing ovation per entrambi.

Bellocchio, regista di capolavori quali “Nel nome del padre” (1972), “Enrico IV” (1984), “L’ora di religione” (2002) fino al recente “Sorelle mai” (2010), ha dichiarato alla stampa di essere sempre stato un ribelle che ha rinunciato alla violenza, una sorta di rivoluzionario moderato che rivendica la possibilità di cambiare e di essere sempre dalla parte di qualunque debole, soprattutto di chi non predica la rassegnazione. Il regista, proprip per questo motivo, crede ancora che la cosa più preziosa per un artista sia la libertà d’immaginazione.

Nel corso di alcune interviste, Bellocchio ha ribadito la sua intenzione di girare un film ispirato alla vicenda di Eluana Englaro e di suo padre, e che continuerà a dirigere il suo laboratorio di regia e recitazione “Farecinema – incontro con gli autori”, a Bobbio e anche il Bobbio Film Festival, istituito dal regista stesso, che proprio nel periodo estivo organizza rappresentazioni nel chiostro dell’Abbazia di San Colombano, dove si trasferisce il cinema locale. Un cineforum segue il termine delle proiezioni e dal 2005, al miglior film è assegnato il “Gobbo d’Oro”, in riferimento al Ponte Gobbo, simbolo di Bobbio. Complimenti Maestro!