È il momento che tutti i fan dei vampiri più celebri del momento stavano aspettando. Al pensiero che il primo capitolo della fortunata saga risalga al 2008, solo quattro anni fa, si rimane spiazzati, sembra passata un’eternità. L’adattamento cinematografico del romanzo di Stephenie Meyer, che già di per sé era diventato best-seller in tutto il mondo, ha lanciato la saga tra i blockbuster americani che di diritto possono vantare questo titolo (ove mai fosse un vanto), incassando con il solo primo capitolo, ben 379 milioni di dollari. Il film, interpretato da Kristen Stewart nel ruolo di un'adolescente che si innamora del vampiro (Robert Pattinson) ha letteralmente consacrato nell’olimpo di Hollywood i due giovani attori, che nell’arco di questi quattro anni sono diventate le star più gettonate del jet set.

Al momento dell’apertura di quest’ultimo capitolo ci ritroviamo esattamente dove eravamo stati lasciati sul finale di Breaking Dawn – Parte I,  Bella si risveglia trasformata, è madre e (finalmente verrebbe da dire) è anche lei un vampiro. Mentre Edward, oramai suo marito, cerca di star dietro alla nuova Bella, ora più potente, veloce e decisamente più determinata, il migliore amico di lei, Jacob (il licantropo dai muscoli d’oro) vede intrecciarsi il suo destino con quello della neonata figlia dei due, Renesmee (interpretata da Mackenzie Foy). Sarà proprio l’arrivo della piccola a consolidare i rapporti dell’ormai famiglia allargata dei Cullen ma risveglierà anche un’accesa rivalità contro la casata dei Vulturi, che non mancheranno occasione per dichiarargli guerra.

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I presupposti per un franchise c’erano tutti fin dall’inizio, tutto stava a vedere se l’intenzione fosse quella di puntare verso un prodotto di qualità o se l’intento fosse solo e unicamente quello di far cassa ai botteghini. Se nel 2007, Catherine Hardwicke, scelta come regista del primo capitolo, era riuscita comunque a pretendere dalla sceneggiatrice Melissa Rosenberg, una riscrittura dell’adattamento che riuscisse a rispecchiare in buona parte lo spirito del libro, man mano che la saga è andata avanti, si è persa questa prerogativa, il tutto per andar verso una spettacolarizzazione delle immagini, fine a sé stessa purtroppo. Il romanticismo, la passione e la psicologia dei personaggi che avevano reso più “umani” i protagonisti del film sono andati man mano scemando verso un prodotto che sembra essere diventato oramai una scatola vuota. E mal confezionata per giunta. Sì, perché se nei precedenti capitoli, riscontravamo una certa cura (comunque non eccessiva) nei dettagli, dalla fotografia al montaggio, dagli effetti speciali fino alle colonne sonore, punto di forza del franchise, nell’ultimo tutto sembra lasciato al caso, a partire dalla sceneggiatura.

Piange il cuore a pensare come un regista come Bill Condon, premio Oscar (per la sceneggiatura non originale del film di Rob Marshall, Chicago), non sia riuscito a far altro che lasciar andare la macchina da presa delegando il lavoro agli effettisti che poco sono riusciti a fare. Quello che ne esce fuori è lontano dai canoni di un blockbuster che meriti rispetto. Dispiace pensare come una saga cinematografica partita discretamente bene si sia potuta rovinare nel corso di questi 4 anni, fino ad arrivare a questo ultimo capitolo che sembrerebbe davvero esser stato pensato senza il minimo criterio, ma lasciamo il giudizio ai fan che potranno vedere il film da oggi in sala.

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