Il discorso di Meryl Streep ai Golden Globe 2017 rimane uno dei momenti più significativi di quella serata e, considerando l'oggetto della sua contestazione, ovvero il neo presidente Donald Trump, uno dei più significativi di questi anni. La regina di Hollywood, che ha avuto il consenso di molti rappresentanti del mondo dello spettacolo, è stata appoggiata anche da colui che di Hollywood è il suo corrispettivo maschile: Robert De Niro. In una lettera, resa pubblica dal settimanale americano People De Niro, che prima delle elezioni aveva pubblicato un video in cui insultava con disprezzo Trump, ha elogiato le parole della collega

Qu che hai detto è stato magnifico. Era necessario dirlo, e tu l'hai detto stupendamente. Ho moltissimo rispetto per quello che hai fatto mentre il mondo stava celebrando un riconoscimento per te.

Meryl Streep a muso duro contro Trump

Dirette, precise e senza mezzi termini. Così erano state le parole di Meryl Streep lo scorso 8 gennaio, in occasione della cerimonia dei Golden Globe 2017. L'attrice ha atteso quasi due mesi in silenzio dall'elezione di Trump, prima di dire la sua in merito al neo presidente degli Stati Uniti

Ma chi siamo? E cos'è Holywood? Solo un mucchio di persone che vengono da altri posti. Io sono nata e cresciuta nelle scuole pubbliche di New Jersey. Viola [Davis] è nata nella capanna di un mezzadro in South Carolina, ed è cresciuta a Central Falls, Long Island. Sarah Paulson è stata allevata da una madre single a Brooklyn. Sarah Jessica Parker è una di 7-8 figli, cresciuta in Ohio. Amy Adams è nata in Italia. Natalie Portman è nata a Gerusalemme. Dove sono i loro certificati di nascita? E la bella Ruth Negga è nato in Etiopia ed è cresciuto… ah no, in Irlanda, credo. Ed è nominata per l'interpretazione di una bambina di una piccola cittadina della Virginia. Ryan Gosling, come tutte le più belle persone, è canadese. E Dev Patel è nato in Kenya, cresciuto a Londra, è qui perché ha interpretato un indiano cresciuto in Tasmania. Hollywood è piena di outsider e stranieri, e se li cacciamo tutti non resterà altro da guardare che il football e le arti marziali miste, che non sono davvero arte! Il lavoro di un attore è portare la vita di chi è diverso da noi e farvi sentire come lui. E ci sono state molte, molte, molte performance potenti quest'anno che hanno fatto esattamente questo lavoro così appassionato. C'è stata in particolare una performance, che mi ha spezzato il cuore, e non riesco a togliermela dalla testa perché non era in un film, era la vita vera. La persona a cui è stato chiesto di sedere nello scranno più importante del paese si è messo ad imitare un giornalista disabile, una forma di mancanza di rispetto e un atto di violenza (il riferimento è a Serge Kovaleski, ndr). Se i potenti usano il loro potere per bullizzare gli altri perdiamo tutti. E questo istinto di umiliare l’altro, quando è impersonato da qualcuno con una visibilità pubblica, qualcuno di potente, arriva nella vita di tutti quanti, perché autorizza altri a comportarsi nello stesso modo. La mancanza di rispetto causa altra mancanza di rispetto, la violenza incita altra violenza. E questo mi porta a parlare della stampa: abbiamo bisogno della stampa per tenere a bada il potere, questo è il motivo per cui i nostri padri fondatori hanno voluto che la sua libertà fosse riconosciuta dalla costituzione. Quindi chiedo alla Hollywood Foreign Press e a tutta la nostra comunità di unirsi a me nel sostenere il Committee to Protect Journalists. Perché sabbiamo bisogno di loro per andare avanti e per salvaguardare la verità. Un'altra cosa. Una volta, Tommy Lee Jones mi ha detto che è un privilegio, essere un attore. Infatti lo è. E dobbiamo ricordarci reciprocamente questo privilegio e questa responsabilità. Dovremmo essere tutti molto orgogliosi del lavoro che Hollywood onora qui stasera.