E’ la commedia sentimentale per antonomasia, il cult dei cult che non conosce il passare del tempo. “Colazione da Tiffany”, diretto dal grande Blake Edwards, con protagonisti gli indimenticabili Audrey Hepburn e George Peppard, usciva il 5 ottobre 1961 e 55 anni dopo è ancora uno dei film più iconici e amati in assoluto della storia del cinema. Tratto dall’omonimo romanzo di Truman Capote, pubblicato nel 1958, il film racconta la storia di Holly Golightly e Paul Varjak, due giovani che abitano a New York nello stesso palazzo. Lei si mantiene facendo l'accompagnatrice e accettando i soldi da un boss che si trova in carcere. Paul, invece, è uno scrittore che ha perso l’ispirazione e si fa mantenere da una matura signora benestante. In un susseguirsi di incontri/scontri e incidenti casuali e non, i due si troveranno a fare il bilancio delle loro esistenze e ad imboccare un nuovo sentiero di vita.

Le differenze col romanzo di Capote e il lieto fine.

Il regista Blake Edwards affidò la sceneggiatura al bravo George Axelrod e, insieme, i due decisero di portare sul grande schermo il famoso romanzo di Capote, ma con alcune modifiche che fecero tutt’altro che piacere al famoso scrittore e attore. Prima di tutto, Capote immaginava come protagonista la mitica e giunonica Marylin Monroe, già gloriosa star di Hollywood, ma Edwards volle fortemente la fresca e sinuosa Hepburn. Inoltre, diversamente dal romanzo, il regista decise di dare un’impronta più da “commedia”, sofisticata e patinata, al suo progetto, smussandone i lati più grezzi e introspettivi del racconto originale (per esempio, non ci sono riferimenti alla sessualità dei personaggi o all’”asservimento” di Holly al genere maschile) e, soprattutto, cambiandone il finale, che nel film diventa un trampolino verso un ipotetico futuro congiunto dei due protagonisti.

Un successo interminabile premiato con 2 Oscar.

Tutto contribuì a fare di “Colazione da Tiffany” un grandissimo successo commerciale. La caratterizzazione dei personaggi – insicuri, nervosi, bellissimi, moderni e speranzosi – che da “mantenuti” (e un tantino antipatici), diventano veri e propri idoli; il fattore moda, incarnato dalla stessa protagonista, diventata poi icona e simbolo di donna semplice ma sofisticata, chic e sempre attuale, e naturalmente,  l’amore da favola vissuto da Holly e George. Ciò avviene sullo sfondo di una New York sempre frenetica e viva, e forse molti non sanno che la gioielleria Tiffany, per permettere alla troupe di girare alcune scene, aprì per la prima volta nella sua storia, una domenica di ottobre, del 1960. Edwards, comunque, con le sue “licenze registiche”, convinse non solo il pubblico, ma anche l’Academy, che candidò “Colazione da Tiffany” a 5 Oscar, assegnandogliene due, uno per la Miglior colonna sonora e l’altro alla Miglior canzone (la straordinaria e immortale “Moon River”), entrambi andati ad Henry Mancini. E Audrey Hepburn? Beh, la fenomenale diva non rimase a bocca asciutta perchè, oltre alla nomination agli Oscar, vinse il David di Donatello come Migliore attrice straniera e un posto in prima fila nella storia del cinema.