Era il16 luglio 1999 quando il film “Eyes Wide Shut” di Stanley Kubrick usciva nelle sale, facendo scalpore. Il grande regista di “Lolita” e “Shining” aveva voluto la coppia più famosa di Hollywood – allora ancora marito e moglie – formata da Tom Cruise e Nicole Kidman per un film che sondava insicurezze sulla fedeltà, il sesso e il matrimonio stesso, e il maestro ha quasi torturato “mentalmente” i due attori, spingendoli ai loro limiti estremi. E’ quanto ha raccontato (e confermato) la scrittrice Amy Nicholson nel suo libro “Tom Cruise: Anatomy of an Actor” (“Tom Cruise: Anatomia di un attore”) che focalizza l’attenzione su alcuni segreti del film, soprattutto relativi agli effetti che ha avuto sulla coppia Cruise/Kidman.

L’ossessione di Kubrick per la segretezza e l’impegno degli attori.

L’ossessione di Kubrick nel tenere segreto tutto il progetto era davvero spaventosa. Tutto il cast e la troupe non hanno mai parlato con nessuno del film durante la lavorazione. Oltre questo, la cosa che tutti ricordano è che l’impegno per la realizzazione del progetto è stato estenuante. Ai due protagonisti, il maestro chiese un impegno di sei mesi. Quando sbarcarono a Londra nell’autunno del 1996, i due si aspettavano di tornare a Hollywood entro la primavera, ma rimasero fino al Natale del 1997. Le riprese terminarono nel gennaio del 1998, ma gli attori furono richiamati più volti per girare nuove scene nei mesi successivi. In tutto, Cruise e Kidman hanno impiegato 15 mesi per girare “Eyes Wide Shut”.

Il perfezionismo sul set e l’esaurimento dei suoi attori.

Kubrick era noto per il suo esasperato perfezionismo. Per ricostruire il Greenwich Village di Londra, ha inviato un designer a New York per misurare la larghezza esatta delle strade e la distanza tra i distributori automatici di giornali. Ma il suo approccio coi personaggi e le prestazioni degli attori era l’opposto. Invece di stabilire prima quello che voleva dai suoi attori, lo verificava sugli attori stessi, durante le riprese. Ciak ripetuti continuamente, scene interminabili solo per seguire la teoria che, una volta toccato il fondo, i suoi protagonisti si esaurivano e dimenticavano le telecamere, costruendo, quindi, qualcosa che né lui né loro avevano potuto prevedere. Lo stesso fece con Jack Nicholson in “Shining”. Nessuno di loro si lamentava, pur di compiacere il maestro. Ma Tom Cruise ricorda anche che

Kubrick non era affatto indulgente. Non mollava la presa finchè il risultato non era perfetto. Fare un film con lui è come essere accoltellato al buio. Non sai mai cosa ti aspetta e io ero abituato ad avere almeno un quadro generale della pellicola che mi apprestavo a girare, fino ad allora. Con lui non potevo riguardare le mie scene già registrate, non sapevo quale avrebbe scelto.

Un viaggio nella psiche di Tom Cruise e Nicole Kidman.

Oltre all’originale trattamento riservato agli attori, questi pagavano anche un prezzo molto alto emotivamente e personalmente parlando. Kubrick invitò Tom Cruise e Nicole Kidman a confessargli i loro timori circa il matrimonio, le loro paure e angosce più profonde, scavando a fondo nel loro io, tirandogli fuori l'impossibile, promettendogli che avrebbe mantenuto, ovviamente, il segreto. La Kidman ammise, successivamente, che

Tom si sentì dire cose dalla mia bocca che avrebbe preferito non sentire. Sono state conversazioni brutali e oneste, ma non c’era nessuno psicologo che dopo ti dicesse “E adesso come ti senti”? o che ti proponesse una soluzione a riguardo. Il confine tra realtà e finzione era quindi annullato.

Sul set del film, il muro di segretezza divise anche i due protagonisti. Per esasperare  la sfiducia tra i suoi immaginari marito e moglie, Kubrick diresse ogni attore separatamente e gli vietò di scambiarsi commenti  successivamente, soprattutto dopo aver girato le scene più erotiche (vedi quando Alice fa l’amore con un ufficiale della marina), il che mandò in tilt soprattutto Cruise, gelosissimo di sua moglie.

Il personaggio di Tom Cruise definito artificiale e piatto dai critici.

E’ molto difficile amare il personaggio di Cruise, il dottor Bill Harford. E’ un uomo chiuso e a tratti viscido, un personaggio che fa scelte senza senso. Lo sceneggiatore Frederic Raphael aveva incluso nello script aspetti più duri come lo strano rapporto col padre, il suo senso di colpa per l’interesse verso l’anatomia femminile, mentre Kubrick aveva epurato tutti questi elementi dallo script finale, facendolo diventare solo un viaggiatore superficiale che guida il pubblico in un'odissea della tentazione sessuale,  nascondendone anche il volto (e il carisma) sotto una maschera per 20 minuti. I critici parlarono di performance piatta, vuota, artificiale, snaturata, molto diversa dai personaggi che Cruise aveva portato al cinema precedentemente in film come “Jerry Maguire” o “Nato il 4 luglio” ma, ripetiamo, Cruise voleva compiacere il regista ed era contento di farlo, quindi era stato una sorta di “eccellente soldato kubrickiano” in questo, eseguendo tutti gli ordini sul set. Eppure, c’è chi l’ha accusato di essere stato addirittura la causa del “fallimento” del film e da lì in poi, i tabloid cominciarono ad interessarsi in maniera ossessiva al suo matrimonio, che sarebbe durato solo altri due anni. Proprio Cruise, un anno dopo, ammise durante un’intervista che

Non mi piaceva recitare il ruolo del Dr. Bill. Non mi piaceva lui. E’ stato spiacevole. Ma mi sarei assolutamente preso a calci se non l’avessi fatto.

Potere e carisma di uno dei più grandi registi di sempre, Stanley Kubrick.