A 88 anni se n'è andato Gastone Moschin, volto indimenticabile del cinema, del teatro e della tv. Nella sua lunga carriera che lo vide esordire sul grande schermo nel 1955 con "La rivale", ha interpretato quasi un centinaio di ruoli, dal cinema d'autore de "Il conformista" al noir di "Milano Calibro 9", fino ad arrivare alle fiction dei tempi più recenti. Sono però due i personaggi cinematografici che restano impressi in modo più indelebile nella memoria dello spettatore e che ne hanno fatto un'icona: il Melandri nella celebre saga "Amici Miei" e lo spietato boss mafioso Don Fanucci nel maestoso "Il Padrino – Parte II".

L'architetto Melandri nella saga Amici Miei.

Benché veneto, Gastone Moschin venne chiamato dal grande Mario Monicelli a completare il gruppo di cinque inseparabili compagnoni fiorentini in uno degli ultimi capolavori della commedia all'italiana degli anni d'oro. Barba lunga e papillon, Moschin era l'architetto Rambaldo Melandri, inguaribile romantico all'inutile ricerca dell'amore. Uscito nel 1975, "Amici Miei" è stato un enorme successo, seguito da "Amici miei – Atto II°" (1982) diretto dallo stesso Monicelli e "Amici miei – Atto IIIº" (1985) per la regia di Nanni Loy. Del cast formato dai grandi Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Adolfo Celi e Duilio Del Prete, Moschin è l'ultimo ad averci salutato. Chissà che i cinque amici non si siano tutti riuniti da qualche parte tutti con il Maestro Monicelli, a regalare eterne "zingarate" e "supercazzole".

Don Fanucci in Il Padrino – Parte II.

Solo l'anno precedente, Moschin si era calato in tutt'altri panni mettendosi al servizio del grande Francis Ford Coppola per "Il Padrino – Parte II", seguito del classico con Marlon Brando e ritenuto da molti addirittura superiore al primo episodio della saga. Il film racconta in parallelo la carriera criminale di Michael Corleone (Al Pacino) e la giovinezza del padre di questi Vito (Robert De Niro), immigrato siciliano nella New York degli anni '20. È in questo segmento che si colloca il don Fanucci interpretato da Moschin (che doppiò se stesso), spietato boss di quartiere che viene assassinato proprio da Vito. La lunga e spettacolare sequenza del delitto, tra le più grandiose di tutto il genere gangster movie, ribadisce la grandezza di Moschin, volto potente, unico e versatile, a suo agio nella commedia come nei ruoli più neri, roccioso caratterista senza mai essere una macchietta.