Lo charme, gli occhi di ghiaccio, grandi film come “Rocco e i suoi fratelli” e “Il Gattopardo”, l’atteggiamento da ribelle e la fama d’inguaribile seduttore, hanno reso Alain Delon un mito indiscusso del cinema internazionale. Partendo dalla Francia, l’attore ha girato circa 93 film, battendo la concorrenza del suo “nemico cinematografico” Jean-Paul Belmondo, lavorando con grandissimi registi e con le più belle attrici in circolazione. Ma si sa, il successo non è tutto e, col tempo, anche un sex symbol come lui ha dovuto fare i conti con la depressione, a suo dire, brillantemente superata.

L’infanzia difficile e l’arruolamento in marina.

Delon nasce a Sceaux l’8 novembre del 1935 e, fin da piccolo, non ha mai avuto una vita facilissima. Infatti, quando aveva solo 3 anni, i suoi genitori si separano e lui finisce in un collegio di suore. A causa del suo temperamento ribelle, però, è costretto a cambiare vari istituti, fino a lasciare gli studi a soli 14 anni. Da allora, inizia a lavorare nella macelleria del patrigno, fino a quando, a 17 anni, decide di arruolarsi nella marina francese, dove resterà – non senza problemi legati alla disciplina – fino ai 22 anni. Tornato in patria, le difficoltà economiche lo travolgono e inizia a fare qualsiasi tipo di lavoro, dal cameriere al facchino. Una notte, proprio durante il lavoro, conosce l’attrice francese Brigitte Auber, con la quale avrà una storia e che lo introduce al mondo del cinema.

L’incontro con Yves Allégret e i primi film.

La sua straordinaria bellezza non poteva passare inosservata e, ad accorgersi per primo del suo enorme potenziale, fu il regista Yves Allégret, che lo fece esordire sul grande schermo, affidandogli una piccola parte nel suo giallo “Godot”, nel 1957. L’anno dopo è sul set di “Fatti bella e taci”, diretto da Marc Allégret e de “L’amante pura”, diretto da Piere Gaspard-Huit, dove interpreta il ruolo del giovane seduttore Franz Lobheiner. Sul set conosce anche Romy Schneider, con la quale avrà una lunga relazione. Con questi pochi film, il suo nome già è sulla bocca di tutti, e lo sarà ancora di più dopo “Delitto in pieno sole”(1960) diretto da René Clément, che da il via a quel tipo di personaggi belli e dannati che l’hanno reso una vera sìe propria star.

“Rocco e i suoi fratelli”, “Il Gattopardo” e le pellicole degli anni ‘60.

Nel 1960, Delon è assoldato dal nostro Luchino Visconti per il ruolo da protagonista nel cult “Rocco e i suoi fratelli”, dove l’attore è Rocco, uno dei 5 fratelli lucani immigrati a Milano, con la madre, e che farà di tutto per tenere unita la famiglia tra mille difficoltà. Il film gli apre tutte le porte più importanti del cinema internazionale, arrivando a girare, solo negli anni ’60, circa 25 film. Nel 1962, Michelangelo Antonioni lo vuole per il ruolo di Piero, ne “L’eclisse”, film che chiude la “trilogia esistenziale”, dopo “L’avventura” e “La notte”. Nel 1963, Luchino Visconti lo vuole assolutamente per “Il Gattopardo”, altro film cult entrato nella storia del cinema. Delon è nei panni del Principe Tancredi di Falconeri, ambizioso e seducente, recitando accanto a Claudia Cardinale e Burt Lancaster. Il film ha un successo clamoroso e vince la Palma d’Oro al 16° Festival di Cannes, mentre Delon ottiene una nomination ai Golden Globe come Miglior attore debuttante.

Uno dei massimi esponenti dei “polar”.

Nel 1964, l’attore lascia Romy Schneider e sposa l’attrice francese Francine Canovas, che cambierà il nome in Nathalie Delon gli darà il figlio Anthony, attore come il padre. I due, però, divorzieranno nel 1968. Nel frattempo, Delon è inarrestabile e gira “Colpo grosso al casinò”(1963), “Il Tulipano Nero”(1964), “Una Rolls-Royce gialla”(1964) e “Parigi brucia”(1966). E’ in questo periodo che l’attore diventa uno dei massimi esponenti dei film “polar”, mix di genere poliziesco e noir, dove Delon è spesso nei panni dell’eroe che fa una brutta fine. A dare il via è il film “Frank Costello faccia d’angelo”(1967) di Jean-Pierre Melville, seguito da “Il clan dei siciliani”(1969) di Henri Verneuil.

“Borsalino” e gli anni ‘70.

Negli anni ’70, Delon gira circa una trentina di film, iniziando con l’indimenticabile “Borsalino”, diretto da Jaques Deray e ispirato alle figure di Paul Carbone e François Spirito, due famosi membri della malavita marsigliese degli anni ’30. Delon recita con l’altro sex symbol francese, Jean-Paul Belmondo, e il film ottiene un grande seguito al botteghino. Altri film di successo di questo decennio sono: “I senza nome”(1970), “La prima notte di quiete”(1972), “L’uomo che uccideva a sangue freddo”(1973), il sequel “Borsalino & Co.”(1974), “Zorro”(1975) diretto da Duccio Tessari e “Mr. Klein”(1976) e “Lo sconosciuto”(1978). Nel 1972 riceve un David di Donatello Speciale.

Il declino degli anni ’80 e ‘90.

Durante gli anni ’80, la sua stella comincia ad affievolirsi, anche se, nel 1985, grazie al film “Notre Histoire”, diretto da Bertrand Blier, riesce a portare a casa il premio César come Miglior attore protagonista, dopo quasi 30 anni di carriera. Gli altri film da segnalare sono “Tre uomini da abbattere”(1980) di Jacques Deray e “Per la pelle di un poliziotto”(1981), di cui è anche regista. Al’inizio degli anni ’90, Delon ha due figli dalla relazione con Rosalie Van Breemen: Anouchka e Alain-Fabien. Gli anni ’90 si aprono con il film “Nouvelle Vague” di Jean-Luc Godard, ma purtroppo il cinema sembra non offrirgli più nulla di soddisfacente, se non un ritorno sul grande schermo col suo nemico/amico Jean- Paul Belmondo nella commedia “Uno dei due”(1998), di Patrice Leconte. Tuttavia, nel 1995, ricevel l’Orso d’Oro alla carriera al Festival di Berlino.

Gli anni Duemila, la depressione e il teatro con la figlia Anouchka.

Gli anni Duemila sono stati alquanto difficili perché, dopo aver girato “Actors” di Bertrand Blier e “Il leone”(2003) per la regia di José Pinheiro, il grande attore ha dichiarato di aver sofferto di una grave forma di depressione, che lo spinse fino al suicidio. E’ stato proprio grazie alla vicinanza dei figli e delle persone che gli vogliono bene veramente che è riuscito a superare quei momenti. Infatti, nel 2008, è ricomparso sul grande schermo nell’allegro “Asterix alle Olimpiadi”, di Frédéric Forestier e Thomas Langmann, in cui interpreta il ruolo di Giulio Cesare. Nello stesso periodo, però, l’incubo della depressione sembrava essere tornato, tanto che l’attore ha iniziato a mettere all’asta preziosi oggetti d’arte moderna, quasi a volersi liberare del suo passato. Anche questa crisi, però, sembra superata, dato che Delon è tornato a recitare a teatro con sua figlia Anouchka e si è riappacificato anche col suo primo film, Anthony, col quale i rapporti si erano raffreddati un po’ di anni fa.