Monica Vitti, una delle più grandi dive del nostro cinema, con Sophia Loren, Gina Lollobrigida e Claudia Cardinale, il 3 novembre compie 85 anni. Diva della commedia all’italiana, musa di Michelangelo Antonioni e amatissima da Mario Monicelli, Ettore Scola, Luciano Salce, Alberto Sordi e tantissimi altri registi di prima grandezza, la mattatrice romana ha portato a casa innumerevoli riconoscimenti, arrivando a girare circa 53 pellicole. L’ultima apparizione dell’attrice risale al marzo del 2002, quando ha partecipato alla prima italiana di “Notre-Dame de Paris”, dopodichè, secondo quanto si legge in rete, sarebbe stata ricoverata in Svizzera perché affetta da una malattia di cui, in realtà, non si sa molto. In occasione del suo 85esimo compleanno vale ampiamente la pena recuperare alcune delle sue più grandi pellicole, tra cui la “Trilogia dell’incomunicabiltà”, di Antonioni; “La ragazza con la pistola”, di Monicelli; ““Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa”, diretto da Marcello Fondato e il bellissimo “Polvere di stelle”, di e con il grandissimo Alberto Sordi. Di seguito, quindi, trovate 10 suggerimenti per fare un tuffo nello splendido cinema dell’icona bionda che continua a farci sognare.

“L’avventura”(1960), di Michelangelo Antonioni.

La diva romana inizia la sua avventura col suo amato Antonioni con “L’avventura”, primo film della “Trilogia dell’incomunicabilità” che include “L’eclisse” e “La notte”. La storia s’incentra sui personaggi di Anna (Lea Massari), figlia di un ambasciatore, e Claudia (Monica Vitti) due ragazze che vengono invitate a una gita alle Eolie a bordo dello yatch dell’architetto Sandro (Gabriele Ferzetti), fidanzato di Anna. Dopo un litigio con l’uomo, Anna scompare. Sandro e Claudia, la cercheranno in vari luoghi, ma una volta rimasti soli sull'isola, tra loro si instaura un ambiguo rapporto, che sfocerà si abbandonano in amore. Purtroppo, Sandro la tradirà e Claudia, dopo un’iniziale rabbia, lo perdonerà. Il film vinse il Premio della Giuria al Festival di Cannes e la Vitti portò a casa il Globo d’Oro e la Grolla d’Oro come Migliore attrice rivelazione.

“L’eclisse”(1962), di Michelangelo Antonioni.

Il secondo capitolo della trilogia racconta la storia di Vittoria (Monica Vitti) che, dopo una delusione d’amore, incontra Piero (Alain Delon), un cinico agente di borsa cinico che diventerà il suo amante e s’impossesserà dei soldi della madre di Vittoria. Ciò getterà un’ombra sulla fiducia che la donna aveva riposto in lui, fino al disfacimento totale. Anche in questo caso, il film ottenne il Premio Speciale della Giuria, ex aequo con “Il processo di Giovanna d'Arco”, di Robert Bresson.

“Deserto rosso”(1964), di Michelangelo Antonioni.

Il pessimismo e l’alienazione sociale di Antonioni esplodono in “Deserto rosso” dove Monica Vitti è nei panni di Giuliana, moglie di Ugo (Carlo Chionetti) un dirigente industriale, infelice e depressa a causa, soprattutto, dello shock subìto in un incidente d'auto. La donna penserà anche al suicidio, fino a quando incontra Corrado (Richard Harris) e ne diventa l'amante. La sua passione, però, non basterà a farla guarire. Il film vinse il Leone d’Oro al Festival di Venezia 1964 e il Nastro D’Argento alla Miglior fotografia (Carlo Di Palma), riscuotendo grande successo anche all’estero.

“La ragazza con la pistola”(1968), di Mario Monicelli.

Dopo molti ruoli drammatici, Mario Monicelli tirò fuori la parte ironica della mattatrice romana, ne “La ragazza con la pistola”. La commedia è incentrata sulle vicende di Assunta, una ruspante ragazza siciliana che accetta di essere rapita da Vincenzo Macaluso (Carlo Giuffrè), un uomo del suo paese di cui è segretamente innamorata. La giovane spera in un matrimonio riparatore, però, Vincenzo fugge in Inghilterra proprio per evitare le conseguenze del suo gesto. Assunta lo inseguirà, armata di pistola, e sul suo cammino incontrerà il Dottor Osborne (Stanley Baker) che la farà rinsavire. Vincenzo, però, colpito dal suo cambiamento, vuole sposarla, ma Assunta gli darà pan per focaccia. “La ragazza con la pistola” è forse il film più noto e completo della diva ed è proprio dal 1968 che la sua carriera prenderà il volo, facendola diventare uno dei grandi pilastri della commedia all’italiana. La pellicola farà anche incetta di premi, tra cui 2 David (Miglior produttore e Migliore attrice protagonista), 1 Nastro d’Argento, 1 Globo d’Oro e 1 Grolla d’Oro alla Migliore attrice protagonista e una nomination agli Oscar come Miglior film straniero.

“Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca)”(1970), di Ettore Scola.

Il grande maestro Ettore Scola portò al cinema la storia di Oreste (Marcello Mastroianni), muratore sposato che, un giorno conosce la bella fioraia Adelaide (Monica Vitti), innamorandosene perdutamente. La donna, però, ama anche il giovane pizzaiolo toscano Nello Serafini, e vorrebbe stare con entrambi, ma Oreste non ci sta e, accecato dalla gelosia, compie un gesto estremo. Questa commedia nera e grottesca, fruttò a Mastroianni il Premio come Migliore interpretazione maschile al Festival di Cannes e il Globo e la Grolla d’Oro a Monica Vitti come Migliore attrice.

“Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa”(1970), di Marcello Fondato.

La commedia di Marcello Fondato s’ispirava alla vita di Maria Campi, la grande diva di varietà che inventò la “mossa”, che nel film diventa Maria Sarti (Monica Vitti). La donna, agli inizi del ‘900, provò in tutti i modi di diventare un'attrice di prosa, ma finì a cantare in un cabaret napoletano dove inventerà il famoso colpo d'anca che passerà alla storia come "la mossa". Ne segue un processo per oscenità e il trasferimento a Torino, dove Maria conoscerà amori e vari intellettuali, senza mai lasciare le sue velleità artistiche. Nel film, con la Vitti, ci sono Carlo Giuffrè, Gastone Moschin, Peppino De Flippo, Nino Taranto e Lino Banfi ma solo lei portò a casa il David di Donatelo come Migliore attrice protagonista, segnando una pagina di storia del cinema italiano.

“Polvere di stelle”(1973), di Alberto Sordi.

La straordinaria commedia, diretta e interpretata da Alberto Sordi, segue le vicende di una compagnia d'avanspettacolo che si esibisce durante la Seconda guerra mondiale. Capitanata da Mimmo Adami (Sordi) e Dea Dani (Monica Vitti), la compagnia riesce ad ottenere uno strepitoso successo al Teatro Petruzzelli di Bari. Si tratta, però, solo di un momento di gloria passeggero che, una volta sfumato, li costringerà a vivere di rimpianti. Nel film, Sordi volle anche Wanda Osiris e Carlo Dapporto, e la sua grande amica Monica riuscì a vincere l’ennesimo David di Donatello come Migliore attrice protagonista. Da rivedere mille volte.

“L’anatra all’arancia”(1975), di Luciano Salce.

Il grande regista romano Luciano Salce scelse la Vitti per il ruolo di Lisa Stefani che con suo marito Livio (Ugo Tognazzi) forma una ricca coppia borghese, che dopo dieci anni di convivenza, vive una profonda crisi. La donna è innamorata di Jean-Claude, un giovane pubblicitario francese, e intende seguirlo. Livio, però, pur di non perderla, invita in vacanza con loro anche il giovane amante e la sua segretaria. Alla fine, tutto si concluderà con un nulla di fatto. Alla bacheca della Vitti si aggiungeranno 1 David e 1 Nastro d’Argento alla Migliore attrice protagonista.

“Amori miei”(1978), di Steno.

Steno porta al cinema l’omonima opera teatrale di Iaia Fiastri e racconta la storia di Anna, una donna sposata con Marco (Johnny Dorelli), un uomo troppo preso dal suo lavoro che la trascura spesso. Su consiglio di suo marito, la donna sceglie un altro uomo, il prof. Antonio Bianchi (Enrico Maria Salerno), ma non come amante, bensì come secondo marito. La situazione, però, precipita quando Anna scopre di essere incinta e non sa chi è il padre. Anche in questo caso, alla Vitti fu assegnato il David di Donatello come Migliore attrice protagonista.

“Flirt”(1983), di Roberto Russo.

“Flirt”, di Roberto Russo, narra la storia di Giovanni (Jean-Luc Bideau) e Laura (Monica Vitti), una coppia affiatata e solida. Fino a quando, lei si mette a pedinare lui, sospettanda che abbia un’amante. In effetti, un’altra donna c’è, ma è totalmente immaginaria, dato che Giovanni soffre di allucinazioni e Laura lavorerà molto per riportarlo alla ragione. La Vitti portò a casa l’Orso d’Argento per il miglior contributo singolo al Festival di Berlino del 1984, mentre a Russo andrà il David di Donatello come Miglior regista esordiente.