Siani ha fatto di nuovo Siani. Il suo terzo film da regista, sceneggiatore e protagonista, Mister Felicità, ha incassato in un giorno più di quanto, in media, possano vantare di aver fatto in tutta la loro tenitura le commedie italiane del 2016, e con il primo weekend è già tra i film più visti dell’anno solare, con 7.381.960 milioni di euro ad oggi. Il fatto che probabilmente non batterà né replicherà il successo di Si Accettano Miracoli (15 milioni di euro) è una mera casualità, l’anno scorso infatti capodanno cadeva di venerdì, di fatto allungando i giorni di vacanza e quindi di incasso.

Successo secondo solo a quello senza regole o paragoni di Checco Zalone, affluenze che ricordano i tempi d’oro del cinepanettone ma con uno spirito molto diverso, grazie a film che ricordano quelli dei nostri comici anni ‘80 e ‘90. Sono diverse le ragioni per le quali Alessandro Siani riesce dove gli altri falliscono sebbene con film non troppo diversi dagli altri. È un misto di abilità, talento, molta furbizia e un po’ di fortuna.

1. L’eredità del cinepanettone.

Il film di Natale è un pallido ricordo. Incassano sempre meno e sono sempre di più, sempre più uguali e sempre meno “natalizi”. Al suo posto è nato il film di capodanno (sia Siani che Zalone escono il primo Gennaio) ma è tutta un’altra tradizione che tuttavia ha in comune con la prima il tema del viaggio e il mix giusto di ripetizione e novità. Alessandro Siani, tra le molte cose, è stato anche tra i protagonisti dei cinepanettoni (era in Natale in Crociera e Natale A New York), quell’esperienza l’ha compresa e nei suoi film l’ha evoluta. Cambiare lo sfondo, andare ogni volta in un posto diverso, lontano, strano ma tenere costante il protagonista, lui è la sicurezza, il resto che gli orbita intorno è la novità di ogni film.

2. Le location sognanti.

Mentre Boldi e De Sica viaggiavano in Europa e nel Mondo, mari e monti, metropoli e deserti d’Egitto, Siani ha tutto un altro stile. A partire da Il Principe Abusivo i suoi film prevedono un contesto da favola, un po’ irreale o almeno non convenzionale. A differenza di tutti gli altri lui ha scelto un immaginario soffice e sognante, non quello duro e reale. Il regno su cui Sarah Felberbaum si preparava a regnare era il massimo, ma anche la provincia fuori dal tempo di Si Accettano Miracoli aveva i contorni del fiabesco e Mister Felicità cerca di fare lo stesso con i monti svizzeri, il massimo dell’esotico e dello spiazzante per un napoletano (che paradossalmente lì trova tantissimi altri napoletani come lui).

3. Il comico bello che ama.

Secondo gli storici sceneggiatori italiani Benvenuti e De Bernardi i comici si dividono in “trombanti” e “non trombanti”, quelli cioè che hanno fascino, rimorchiano e sono desiderabili e quelli invece che sono sfigati e ai margini. Pieraccioni e Troisi sono trombanti, Verdone e Benigni no. I primi non a caso possono permettersi delle trame sentimentali più marcate, serie e credibili, i secondi devono inventarsi intrecci e trame molto diverse.
Alessandro Siani è decisamente trombante, non è un comico buffo ma uno bello e sagace, ha tutto. Lui lo sa e con molta furbizia è conscio di potersi permettere peripezie sentimentali credibili, dettaglio che del resto aveva fatto la fortuna dei suoi esordi al cinema, molto calcati sul lato romantico (Ti Lascio Perché Ti Amo Troppo e La Seconda Volta Non Si Scorda Mai).

Mister felicità

4. Intrattenimento immacolato.

Odiati per molti versi (ma amati per altri, lo dicono i numeri) i cinepanettoni sono stati simbolo di comicità volgare e grassa, molto grossolana e scatologica.Per evolvere quel modello Siani ha capito subito di doverlo risciacquare. I suoi film sono esempi cristallini di intrattenimento sicuro e familiare. Non dipinge il lato cinico e bastardo della società ma quello pulito e immacolato, non ci sono infedeli mascalzoni ma teneri benintenzionati. Nessuno fugge al bagno con attacchi intestinali nei suoi film, ma l’umorismo viene da battaglie verbali, battute e un po’ di teatralità. Ad esempio uno dei tormentoni di Mister Felicità è proprio un gioco verbale degno delle commedie da palcoscenico.

5. Siani è sempre Siani.

L’ultimo dei segreti è Alessandro Siani stesso. Ha imparato la lezione di molti suoi predecessori, rifiutando la strada di Carlo Verdone: nei suoi film lui è sempre il medesimo personaggio. Non avrà sempre lo stesso nome e la stessa storia ma ha le stesse caratteristiche. Indolente, pigro, un po’ pessimista e scemo ma di gran cuore, Siani è sempre Siani, come Pippo è sempre Pippo e Topolino è sempre Topolino, un eroe da fumetto con tempi televisivi (quelli con i quali è diventato famoso sul piccolo schermo e che ha portato sul grande). Per fare un esempio Checco Zalone, al cinema, è stato sia aspirante imprenditore berlusconiano che nullafacente da posto fisso, cantante neomelodico che progressista d’accatto. Siani no, ha una maschera fissa che è la maggior garanzia per il suo pubblico.