E’ decisamente una delle grandi icone italiane del cinema più note e apprezzate all’estero. Il grande Giancarlo Giannini, nella sua lunghissima e pluripremiata carriera, ha girato più di 110 film e decine di serie e film tv, ricoprendo qualsiasi ruolo ed esplorando tutte le emozioni dell’animo umano. Partendo dal sodalizio con l’eclettica Lina Wertmüller, l’attore ha poi lavorato con i più grandi registi del panorama cinematografico italiano (Scola, Lattuada, Vicario, Risi, Corbucci, Visconti, Loy, Monicelli) e internazionali (Tony e Ridley Scott, Jaume balaguerò, Alfonso Arau, Marc Foster), collezionando 6 David di Donatello, 5 Nastri d’Argento, 5 Globi d’Oro e una nomination agli Oscar per la sua performance in “Pasqualino Settebellezze”. Il 1° agosto compie 75 anni e per omaggiare alla grande questa leggenda vivente, ecco 7 suoi film che non potete non aver visto.

“Mimì metallurgico ferito nell’onore”(1972), di Lina Wertmüller.

“Mimì metallurgico ferito nell’onore” è il primo tassello della collaborazione tra la Wertmüller  e i grandissimi Giancarlo Giannini e Mariangela Melato. L’attore è nei panni di Mimì Mardocheo, un uomo che perde il posto di lavoro ed è costretto ad emigrare a Torino, da Catania, lasciando a casa la moglie Rosalia (Agostina Belli). Nel capoluogo incontra Fiorella "Fiore" Meneghini, sottoproletaria lombarda, che diventa la sua amante e resta incinta. Purtroppo, dopo poco tempo, si accorge che le famiglie mafiose controllano ogni livello produttivo anche al Nord e torna a Catania, con Fiore e il bambino, e una volta lì resterà coinvolto in un delitto d’onore. Sia la Melato che Giannini conquistano un David Speciale, il Nastro D’Argento e il Globo d’Oro come Migliore attrice e attore protagonisti. Anche il pubblico lo premiò, attratto dai temi portanti (l’amore passionale e travolgente, le azioni mafiose, il clientelismo, il rapporto Nord/Sud, la vendetta per onore) e dalla bravura indiscutibile dei protagonisti.

“Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”(1974), di Lina Wertmüller.

Il film cult di Lina Wertmuller vede la Melato nei panni di Raffaella Pavoni Lanzetti, una ricca signora milanese che parte per una crociera nel Mediterraneo. Col suo atteggiamento da snob, non fa altro che umiliare i sottoposti, tra cui c’è anche il marinaio Gennarino Carunchio (Giancarlo Giannini), siciliano e comunista. Quando lo yacht naufraga su un’isola deserta e la signora si trova da sola con Gennarino, i ruoli s’invertono e, tra violenza e passione, la donna s’innamorerà del rude marinaio. Cult dei cult dove la regista mostra chiaramente le diatribe legate all’amore, al potere, alla vacuità dei ruoli e delle convenzioni sociali, naturalmente con toni grotteschi ed esasperati.

“Pasqualino Settebellezze”(1976), di Lina Wertmüller.

Giannini da vita sullo schermo al personaggio più surreale e bello della sua carriera. L’attore è Pasqualino Frafuso, un guappo che vive nella Napoli degli anni ’30, unico maschio in una famiglia composta da 7 donne. Macchiatosi di un delitto, a suo dire, “d’onore”, l’uomo viene arrestato e soprannominato “Il Mostro di Napoli” ma, avvalendosi dell’infermità mentale, sconterà i 12 anni di carcere del manicomio criminale di Aversa. Con la guerra del ’40, i fascisti gli offrono l’opportunità di scontare la pena arruolandosi nella spedizione in Russia, ma viene catturato e portato in un campo di concentramento, dove compie un altro omicidio. Dopo la guerra, torna a Napoli totalmente cambiato dagli eventi. Grottesco, caotico, surreale e tremendamente irresistibile, il film fu candidato a 4 Oscar – Miglior regia, Miglior film straniero, Miglior attore protagonista e Migliore sceneggiatura originale – entrando di diritto nella storia del cinema.

“L’innocente”(1976), di Luchino Visconti.

L’ultimo film diretto da Luchino Visconti è tratto dall’omonimo romanzo di Gabriele D’Annunzio. Il maestro ci riporta alla Roma del 1891, dove l’aristocratico Tullio Hermil (Giancarlo Giannini) vive con la moglie Giuliana (Laura Antonelli) ma è un noto dongiovanni e non nasconde la relazione extra-coniugale con la contessa Raffo (Jennifer O’Neill). Giuliana sopporta la situazione fino a quando conosce lo scrittore Filippo D’Arborio (Marc Porel), dal quale avrà un figlio. D’Arborio muore poco dopo e Tullio si vendicherà degli amanti attraverso il povero innocente. “L’innocente” è un meraviglioso affresco dell’epoca con Gianni e la Antonelli al massimo del loro splendore. Poetico, struggente e a tratti quasi angosciante, il film va rivisto mille volte per assaporarne tutti i dettagli, tra cui le straordinarie musiche di Franco Mannino, premiate con il David di Donatello.

“Mi manda Picone”(1984), di Nanni Loy.

Pasquale Picone (Tommaso Palladino), un operaio dell’Italsider di Napoli, si cosparge di benzina e si da fuoco per protestare contro il suo licenziamento, davanti alla moglie Luciella (Lina Sastri) e ai figli. Una volta nell’ambulanza, Picone sembra scomparso nel nulla e la moglie si mette a cercarlo con l’aiuto di Salvatore Cannavacciuolo (Giannini), disoccupato che vive di espedienti, nonchè debitore di Picone. Cannavacciuolo inizierà a scavare tra gli appunti e tra gli altri debitori dell’uomo, sperando di trarne profitto e lanciandosi in attività illegali sempre più contorte e grandi. Ma se Picone avesse orchestrato la sua finta morte? il cult di Nanni Loy si avvale della bravura di Giannini per entrare nelle radici più profonde di Napoli, portandone a galla la genuinità ma anche i misteri, i problemi e i mille espedienti per arrangiarsi in un’epoca fatta di disoccupazione e confusione. La pellicola riuscì a portare a casa 3 David di Donatello (Miglior produttore, Migliore attrice protagonista a Lina Sastri e Migliore attore a Giannini) e 4 Nastri d’Argento (Miglior produttore, Migliore sceneggiatura, Miglio attrice protagonista a Lina Sastri e Migliore attore non protagonista a Leo Gullotta).

“La cena”(1999), di Ettore Scola.

Il maestro Scola racconta le storie di circa una trentina di personaggi, tutti riuniti all’interno del ristorante “Arturo al Portico”, gestito da Flora (Fanny Ardant). Come in un grande calderone boccaccesco, vediamo così la storia di una figlia che non ha il coraggio di dire alla mamma che vuole farsi suora; un professore di filosofia (Giannini) vigliacco e stanco della sua amante, molto più giovane di lui; un padre e una figlia che non vanno assolutamente d’accordo; una ragazza che incontra i suoi svariati amanti; un comunista deluso dal clima politico, il tutto condito dagli aneddoti saggi del Maestro Pezzullo (Vittorio Gassman). La coralità di Scola è sempre un piacere da vedere perchè ben costruita e bilanciata, qui attraverso dei grandi attori che fanno da pilastri portanti e che sono lo specchio di una media borghesia disillusa e confusa.

“Ti voglio bene Eugenio”(2002), di Francisco José Fernandez.

Eugenio è un uomo down che vive in una residenza di campagna. Un giorno, un primario, amico di famiglia, gli chiede di parlare ad una donna incinta, indecisa se accettare o meno la nascita di un figlio affetto dalla sua stessa sindrome. Allo stesso tempo, Eugenio aiuta Laura, una ragazza appena uscita dal coma ed è tormentato dal ricordo dell’amore per Elena (Giuliana De Sio), una ragazza che aveva amato da adolescente e che aveva abbandonato il paese per sposare un altro uomo. Le storie s’incastreranno in un crescendo di emozioni. Commovente e profonda pellicola di Francisco José Fernandez che, tratti, lascia veramente a bocca aperta per la bravura degli interpreti e la sensibilità con cui il regista tratta argomenti delicati e profondi. Per il ruolo di Eugenio, Giannini riuscì a portare a casa il David di Donatello al Miglior attore protagonista e, in effetti, è uno dei suoi ruoli più emozionanti di sempre.