Se l'ultimo film Disney "Zootropolis" (storia di una coniglietta che difende la giustizia in una metropoli popolata di animali) è apparso a molti come un inno al coraggio e all'intraprendenza, è una vera e propria bufera quella che ha investito il glorioso passato della casa cinematografica specializzata in cartoni animati. A sollevare le critiche contro i classici di zio Walt è uno studio pubblicato dalla Duke University, nel North Carolina, secondo il quale le pellicole Disney offrirebbero una rappresentazione offensiva delle classi sociali più povere.

"Bert e i sette nani troppo felici per essere dei proletari"

Oggetto dello studio sono ben 32 film, tra cui capolavori senza tempo come "Biancaneve e i 7 nani", "Mary Poppins" e il più recente "Aladdin". Il proletariato, che hanno un ruolo centrale in questi film, sarebbe ritratto in modo assolutamente irrealistico, a detta degli studiosi. Ovvero: si è mai visto un gruppo di operai fischiettare allegramente mentre marciano verso la loro durissima giornata in miniera, come fanno i nanetti canterini di "Andiamo a lavorar"? E com'è possibile che lo spazzacamino Bert amico della bambinaia Mary Poppins sia sempre così felice, seppur costretto a lavorare ogni giorno tra fumi tossici e carbone a volontà? E ancora: come può la principessa Jasmine pensare che la sua vita tra gli agi del palazzo reale sia dura quanto quella di Aladdin, ladruncolo con le toppe ai pantaloni che lotta ogni giorno per un tozzo di pane?

Insomma, la morale Disney restituirebbe ai bambini una visione zuccherosa della povertà, lontana anni luce dalla vita vera e pertanto diseducativa perché incapace di mostrare le ingiustizie delle differenze sociali. Un brutto colpo a chi da sempre adora questi film. Il risultato dello studio, però, non può che suscitare parecchie perplessità. In fondo, si tratta pur sempre di fiabe, che devono necessariamente edulcorare la realtà per renderla accessibile a un pubblico infantile.

"Dumbo" razzista: i corvi caricatura degli afroamericani.

La polemica sollevata dalla Duke University monta proprio negli stessi giorni in cui, negli Stati Uniti, la messa in onda di "Dumbo" su Channel4 ha scatenato un vivace dibattito su Twitter. Diversi fan che si sono trovati a rivedere il film per la prima volta in età adulta, hanno accusato la celeberrima favola dell'elefantino Disney di razzismo. Sotto accusa sono i personaggi dei Corvi, visibilmente ispirati alla comunità afroamericana: la loro rappresentazione sarebbe stereotipata e politicamente scorretta, tanto più che il leader dei pennuti si chiama Jim (Jim Crow è il personaggio-caricatura dell'uomo di colore, da cui prendono il nome le famigerate leggi Jim Crow che portarono alla segregazione razziale negli Stati Uniti).

In realtà, non sono pochi gli elementi razzisti riscontrabili nella filmografia Disney. Va detto che si tratta in molti casi di pellicole realizzate parecchi decenni fa, quando l'atteggiamento nei confronti delle minoranze era, ahimè, assai meno illuminato di oggi. E poi, la sequenza dei corvi che cantano quel fantastico blues che è "Giammai gli elefanti volar" non potrebbe essere un omaggio alla grande black music? E ancora: quale film più di "Dumbo" – storia di un outsider maltrattato per il suo aspetto fisico non conforme agli standard – costituisce un efficace elogio della diversità?