L’8 settembre 1976, nelle sale francesi arrivava “King Kong”, cult assoluto del britannico John Guillermin. La pellicola, prodotta da Dino De Laurentiis e remake del classico del 1933, diretto da  Merian C. Cooper ed Ernest B. Schoedsack. Guillermin racconta la storia (scritta da Lorenzo Semple Jr.)  di una spedizione di esploratori  su un'isola alla ricerca del petrolio. Alla spedizione, si uniranno anche il paleontologo Jack Prescott e Dwan, un'attrice salvata da un naufragio. L'isola, però, è abitata da alcuni indigeni che rapiscono la donna per offrirla alla loro divinità, cioè un gorilla mastodontico. Fortunatamente, Jack e gli altri riescono a liberare Dwan e a catturare la creatura. Una volta a New York, pensando bene di esibire il gorilla, ma l’animale fugge, fino ad arrampicarsi sulle Torri Gemelle.

Il cast da urlo e gli effetti speciali di Carlo Rambaldi.

Oltre al cast da urlo – con un Jeff Bridges giovane e barbuto, una Jessica Lane (premiata col Golden Globe come Migliore attrice debuttante) al suo esordio sul grande schermo e già bravissima, e il fenomenale Charles Grodin nei panni di Fred Wilson – “King Kong” di Guillermin è passato alla storia, soprattutto, per gli effetti speciali/animatronici creati dal tre volte premio Oscar Carlo Rambaldi, scomparso nell’agosto del 2012. L’artista italiano creò per il film un enorme fantoccio telecomandato, di 12 metri, anche se la maggior parte delle scene è stata girata dall’attore Rick Baker con un costume e delle maschere raffiguranti le diverse emozioni del gorilla. Rambaldi realizzò anche un braccio meccanico a grandezza naturale, usato per le scene in cui l’animale insegue e stringe la bella Jessica Lange. Per la sua opera, Rambaldi portò a casa l’Oscar per i Migliori effetti speciali.

Gli attacchi della critica e lo sfortunato sequel.

Il film ottenne un ottimo successo di pubblico. Partendo da un budget di 24 milioni di dollari, la pellicola ha incassato circa 90 milioni globalmente che, per l'epoca, era comunque un bel gruzzolo. Purtroppo, la critica specializzata non lo ha affatto apprezzato, preferendo di gran lunga il film del 1933. Le scelte di Guillermin più criticate furono: il cambio di ambientazione – dagli anni ’30 agli anni ’70, quindi negli anni in cui fu, effettivamente, girato – gli attacchi semplicistici al capitalismo (responsabile dei disastri ambientali) e l’infatuazione/interazione, quasi disneyana, della bestia verso la bella di turno, Jessica Lange, sviluppata in maniera poco originale. Poco importa, fatto sta che il “King Kong” di Guillermin, ancora oggi, resta uno dei film più amati della storia del cinema e, nel 1986, generò anche un sequel, “King Kong 2”, con Linda Hamilton, Peter Elliott, George Antoni e Brian Kerwin, che però non ottenne il successo sperato.