Il mito della bella e la bestia non lo inventò certo Disney, tuttavia quando nel 1992 portò nelle sale il proprio adattamento, creò un ambiente, un mondo e uno stile all’interno del quale raccontare quella storia eterna che si sono dimostrati efficaci, influenti e in grado di colpire l’immaginario infantile (e non solo) oltre ogni dire. Ancora di più La Bella e La Bestia aveva quel raro privilegio dell’immortalità che tocca solo i maggiori successi dello studio di animazione.

Proprio quell’immortalità forse è ciò che ha spinto la Disney a ripassarci sopra ma questa volta con attori in carne ed ossa, come sta facendo recentemente con altri propri successi animati. A differenza degli altri adattamenti con attori però questa volta la scelta è stata di rifare il cartone animato quasi scena per scena. Stesse musiche, stessi personaggi con gli stessi costumi, stessa struttura e anche stesse scene madre (dal ballo fino all’innamoramento e il gran finale).

Le paure sociali e la condanna della diversità.

Eppure il mondo intorno al film è cambiato. Non è più il 1992, né in America né nel resto del mondo, e quel che ieri era una storia che colpiva per come una ragazza bella riuscisse a superare la ritrosia iniziale e innamorarsi di un uomo mostruoso, invaghendosi della persona che è e non di quella che sembra, oggi invece ci appare come una storia di integrazione razziale. Certo la persecuzione ai danni della Bestia c’era anche nel film del 1992, ma sembrava più una versione rimaneggiata delle difficoltà di Frankenstein, cioè la messa in scena delle paure sociali verso ciò che appare minaccioso.

Oggi invece la maniera in cui il film con Emma Watson e Luke Evans mette in cattiva luce i paesani e la loro psicologia da folla pronta ad attaccare chiunque non è più legata al senso della minaccia, non è più “Quello è un mostro, ci mangerà sicuramente, uccidiamolo!”, bensì “Quello è un diverso, non lo vogliamo”. Del resto tutto La Bella e La Bestia, versione 2017, è un film in cui la protagonista si batte per affermare il proprio diritto alla diversità (e, attenzione, era anche la variazione più importante del remake in live action di Il Libro Della Giungla). Come sempre a Belle sta stretto il proprio villaggio ma stavolta ci appare un luogo di intolleranza e livore, di rancore e chiusura mentale. Lei invece vorrebbe contare di più, essere di più ed essere accettata come gli altri.

Una protagonista avanti per i suoi tempi.

Se ieri La Bella e La Bestia diceva alle bambine e ai bambini di non aver paura di ciò che mette paura, oggi la stessa identica storia dice a tutti di non aver paura di tutto quello che non ci somiglia, di ciò che viene da fuori, di ciò che è una novità per i nostri tempi: “Sei più avanti degli altri, Belle” le dice il padre in questa versione “ma un giorno tutti saranno come te”. Non è quindi difficile vedere nella Bestia una versione allegorica del diverso nella società occidentale, sia esso asiatico, mediorientale, africano o omosessuale. Nonostante il film abbia molti attori neri che interpretano personaggi bene integrati, sembra che l’unico vero “straniero” sia La Bestia, il diverso per antonomasia.

Insomma, ad ulteriore dimostrazione del fatto che gli anni che viviamo, fatti di remake e sequel, non sono sinonimo né di pigrizia mentale né di mancanza di idee, questa volta la storia di Belle non stupisce più per l’avvicinamento ad un mostro, ma stupisce per come la società lo giudichi un diverso. Stupisce che una ragazza abbia il coraggio di non essere come le dicono di essere, di non fare quel che le dicono di fare ma di affermare il proprio amore con chi le pare. La Bella e la Bestia tramuta in “bestie” tutti quelli che non hanno accesso agli stessi diritti e alle stesse possibilità degli altri, siano le donne, siano le persone di altre razze, sia chiunque si distacchi dal modello dominante. Che allora un film così subisca attacchi perché presenta un personaggio apertamente omosessuale (polemica sovradimensionata, le scene incriminate occupano in totale meno di 5 secondi), pare appropriato, perché spiega bene quanto questa storia sia necessaria.