L’arrivo di Logan nelle sale e il successo che sta raccogliendo (parliamo di quasi 5 milioni di euro da noi e 184 milioni di dollari in patria, dopo sole 3 settimane) hanno costituito un piccolo terremoto nel timoroso mondo della produzione americana. Il film che chiude in grande stile la storia di Hugh Jackman nei panni di Wolverine, è forse il più crudo e spietato tra i cinefumetti prodotti da una major cinematografica. Proprio per questo però è anche uno dei più schietti ed onesti con i presupposti del proprio personaggio. Un film che finalmente prende di petto ciò di cui i film dai fumetti traboccano ma che nessuno affronta mai: la morte. Invece nel film scritto e diretto da James Mangold sembra che tutto sia già morto e che tutti quelli che vediamo agire siano condannati a non arrivare alla fine della storia. Un film così non poteva che essere Rated R, cioè vietato ai minori di 17 anni secondo il sistema di censura americana e, per molti versi, proprio questo è stato uno dei segreti del suo successo.

L’autocensura dei cinefumetti.

Il sistema di censura in America non funziona come da noi, almeno non come è funzionato fino ad ora, tra poco tutto cambierà e anche in Italia ci adegueremo al loro sistema. Lì sono gli stessi produttori e distributori a valutare ogni film che esce in sala e applicare il bollino che indica a quale pubblico è indirizzato. Destinato a maggiori o minori di 13 anni, suggerita la presenza di un genitore che accompagni, oppure vietato ai minori di 17 anni (per l’appunto il “rated R”) o ancora vietato ai minori di 18.

In anni in cui Hollywood è sempre più timorosa di perdere spettatori e conta i biglietti staccati uno ad uno per non perderne nemmeno uno, proibire i film ai minori di 17 anni non sembrava una buona idea a nessuno. Più spettatori potenziali, più soldi potenziali. Dunque i film Marvel e DC, ma anche tutti i grandi blockbuster fantastici dei nostri anni, sono stati PG-13, cioè raccomandati per i maggiori di 13 anni (che non è un obbligo, solo una raccomandazione) e comunque con la presenza di un genitore suggerita. Significa eliminare ogni nudità, ogni forma di violenza che possa turbare o impressionare come il sangue, non fare riferimento a temi che possano suggerire contenuti sessuali, né scatenare temi o idee controverso o ancora mettere paura. Addirittura Mad Max: Fury Road, uno dei primi e più importanti grandi successi degli anni che ha raggiunto le sue vette nonostante il “Rated R”, fu vietato perché “troppo intenso”.

fa313580

Deadpool, Logan e la nuova generazione.

È stato allora Deadpool, l’anno scorso, ad aprire davvero le porte dell’inferno per i cinefumetti. Il film che Ryan Reynolds aveva rincorso a lungo, cercando in ogni modo di realizzarlo con se stesso come protagonista e in linea con lo stile cattivo, spietato ed esplicito del fumetto, è stata una scommessa di quelle che in Europa non ci impressionano più di tanto ma che ad Hollywood fanno perdere notti di sonno. Un film su un personaggio tratto dai fumetti, uno in cui compaiono anche alcuni altri supereroi del mondo degli X-Men, che fosse Rated R, sembrava assurdo invece proprio per quello è stato un successo (7 milioni di euro da noi per un personaggio che conoscono in pochi e 362 milioni di dollari in patria). Ammorbato da quasi 15 anni di film spesso anche ottimi ma attenuati, moderati, frenati e trattenuti ad un livello da 13enne americano, il pubblico ha dimostrato di avere voglia di essere trattato da adulto.

Dunque in un’annata in cui molti grossi film sono andati sotto le aspettative, il successo inatteso di Deapool e ora quello di Logan, che del loro essere schietti e crudi hanno fatto la propria ragion d’essere, ha aperto gli occhi a molti produttori. Di certo quelli della 20th Century Fox, lo studio che ha prodotto entrambi i film e che ora non ha più dubbi per i suoi prossimi blockbuster, specie sui supereroi: abbandonare i minori, cercare un pubblico più adulto e dare loro qualcosa di più adatto e senza compromessi. Che poi è più o meno la stessa cosa che fanno le serie tv di maggiore successo.

Del resto è quel che il cinema hollywoodiano ha sempre fatto a partire da fine anni ‘60, proporre intrattenimento di livello altissimo che sapesse turbare quando era il caso, che non disdegnasse di mostrare violenza o nudità e che quindi avesse il blasone di ritagliare verso l’alto il proprio pubblico (attirando di rimando i più piccoli con il fascino del proibito).