A quasi dieci anni dall'uscita del film "Scusa ma ti chiamo amore", un vero e proprio fenomeno prima letterario e poi cinematografico, Federico Moccia continua a far parlare di sé, nel bene e nel male. Se è vero che da una parte quella saga di film contribuì ad alimentare i sogni di molte coppie di giovanissimi e non, ad oggi i motivi per i quali il film viene tirato in causa non sono quelli di nostalgia e voglia di revival. Il regista e autore Federico Moccia è infatti finito nel mirino di un'inchiesta secondo la quale, con l’obiettivo di evadere le imposte, lo scrittore e regista avrebbe gonfiato le spese per il lavoro di preparazione del film indicando prestazioni mai ricevute nella dichiarazione dei redditi. I fatti risalirebbero al biennio 2007-2008, proprio quando il regista stava realizzando il film "Scusa ma ti chiamo amore".

Secondo il pm Mario Dovinola, il totale delle tasse evase da Moccia ammonterebbe a un milione e quattrocento mila euro. Come si sarebbe giunti a questa cifra "monstre"? Le indagini hanno tentato di dimostrare come il regista abbia gonfiato le spese per la realizzazione della pellicola, rivolgendosi a due società di produzione (la MR Trade e la Emmebi srlotale) che avevano ricevuto il compito di realizzare interviste in tutta Italia ai giovani al fine di realizzare al meglio la sceneggiatura del film. L'autore strinse accordi tramite la sua ditta individuale omonima "Federico Moccia", eppure il pm Gianluca Mazzei, durante l'udienza con il regista e scrittore, ha fatto notare come al posto della sede della MR Trade non ci fosse che un magazzino vuoto, facendo vacillare la versione del creatore di "Tre Metri sopra il cielo".

Ascoltato dai pm, Moccia si è difeso affermando di essere stato già assolto in un processo simile anni fa e di esserne uscito pulito con la consegna agli inquirenti di tutto il materiale necessario a dimostrare la reale esistenza di prestazioni. Come ha fatto questa volta, mettendo a disposizione il dvd consegnato alla Guardia di Finanzia che testimonierebbe l'effettiva realizzazione delle interviste in giro per l'Italia. Durante l'udienza del processo, la cui sentenza è attesa per il maggio del 2017, il pm Mazzei ha chiesto conto a Moccia delle tre fatture pagate a MR Trade del valore complessivo di 444 mila euro nel 2008 per imprecisate ricerche di mercato e il regista ha risposto di non ricordare questi dettagli: "C’era un contratto".