Il cinema giapponese dice addio a Seijun Suzuki, leggendario regista specializzato in gangster movie e autore di oltre cinquanta pellicole girate dagli anni 50 fino ai 2000. La scomparsa di Suzuki, morto a Tokio per le complicazioni di una malattia polmonare, risale allo scorso 13 febbraio, ma solo oggi ne è stata data notizia dalla casa di produzione Nikkatsu Film Studio. Tra le sue regie, anche "Lupin III: La leggenda dell'oro di Babilonia" (1985, diretto con Shigetsugu Yoshida), terzo lungometraggio d'animazione con protagonista il ladro ideato da Monkey Punch.

Tra il 1956 e il 1967, Suzuki ha diretto circa 40 film per la Nikkatsu, principalmente B-movie di genre yakuza-eigà (ambientati nel mondo della mafia giapponese). La casa di produzione, che oggi lo ricorda con profondo affetto, lo licenziò dopo l'uscita di "La farfalla sul mirino", tuttora il suo film più famoso, per il suo stile divenuto folle e visionario. Dopo dieci anni trascorsi prevalentemente in tv, è tornato nel 1977 con " Storia di dolore e tristezza", mentre "Melodie zigane", del 1980, ha vinto numerosi premi tra cui una menzione d'onore al Festival di Berlino. I suoi ultimi due film, "Pistol Opera" e "Princess Raccoon" (con la nota attrice cinese Zhang Ziyi) sono stati entrambi presentati alla Mostra del cinema di Venezia, rispettivamente nel 2001 e nel 2005. Il suo cinema ha influenzato molto la cultura occidentale: Quentin Tarantino non ha mai fatto mistero della sua adorazione per lui, mentre Jim Jarmusch gli ha reso omaggio in "Ghost Dog" e il fumettista Frank Miller ha preso spunto dal suo "Tokyo Drifter" (1966) per le geometrie tra bianco e nero e colore della graphic novel "Sin City". Il Far East Film Festival 2017 di Udine mostrerà in anteprima mondiale la versione restaurata de "La farfalla sul mirino".