L'Italia in lutto, è morto Paolo Villaggio. L'attore e comico ligure aveva 84 anni e da tempo le sue condizioni fisiche non erano ottimali e da qualche giorno era ricoverato in una clinica privata. A confermarlo è stata anche la figlia Elisabetta, che su Facebook ha scritto: "Ciao papà ora sei di nuovo libero di volare". Inutile ricordare il suo percorso nel mondo del cinema e della comicità italiana, che ha segnato con la saga del ragionier Ugo Fantozzi, la figura letteraria nata dalla sua penna e trasposta al cinema insieme a Luciano Salce. Il personaggio, popolarissimo, è inesorabilmente divenuto lo specchio del cosiddetto italiano medio, rappresentandone al meglio i vezzi, le sventure e le vicissitudini familiari del classico impiegato tipo negli anni Settanta. Quello di Fantozzi è rimasto un marchio indelebile per la carriera di Paolo Villaggio, che non ha mai smesso di individuare nel personaggio a cui diede vita dei tratti comuni in cui qualsiasi italiano potesse identificarsi, capace dunque di trascendere la semplice macchietta cinematografica. "Sfigato e felice, rende i poveri orgogliosi", lo aveva descritto così nell'intervista rilasciata a Fanpage.it in occasione del suo ultimo compleanno.

Nella carriera di Paolo Villaggio non c'è solo Fantozzi, ma anche spazio per altri personaggi e gag rimaste scolpite nella storia del cinema e della televisione italiane. I suoi inizi nell'avanspettacolo sono nella compagnia genove Baistrocchi, culla artistica di molti altri nomi che hanno fatto grande il teatro e la musica italiana come Carmelo Bene e Fabrizio De André (con il quale Villaggio ebbe un'amicizia salda ed affettuosa). Negli anni successivi la sua carriera è segnata dall'esperienza al Derby Club di Milano, altra fucina di grandi comici meneghini e non solo, che sembra una sorta di porta d'accesso alla radio prima, dove ne Il sabato del villaggio racconta le sorti di un ragioniere italiano, l'anticamera di Fantozzi, e poi della tv. Uno dei primi ruoli per i quali si ricorda è in Quelli della domenica, scritto tra gli altri dal suo scopritore, Maurizio Costanzo. Il programma è una pietra miliare della storia del piccolo schermo nostrano ed apre a Villaggio molte possibilità, visto che in quegli anni presenzierà al Festival di Sanremo, oltre che a Canzonissima, portando in tv il personaggio di Giandomenico Fracchia.

Gli anni Settanta sono quelli dell'esplosione di Fantozzi, prima grande fenomeno letterario e poi cinematografico. Ma in quello stesso periodo si rafforza anche il suo rapporto con Vittorio Gassman, col quale stringe un sodalizio artistico molto forte, durato diversi anni. Il decennio successivo è quello in cui ha modo di prendere parte a opere cinematografiche in cui compaiono i grandi del cinema nostrano, oltre che sviluppare a pieno i due personaggi distinti, ma simili, di Fracchia e Fantozzi. Al contrario, negli anni Novanta cerca di emergere molto di più il Villaggio attore comico, per quanto la sua mimica sia oramai segnata inesorabilmente dai tratti di Fantozzi. Partecipa a film corali prodotti da Cecchi Gori come Pompieri Le Comiche, che lo vede recitare col suo amico/nemico Renato Pozzetto, ma anche di opere come Io Speriamo che me la cavo e il primo David di Donatello, come migliore attore, ex aequo con Gian Maria Volonté per la sua interpretazione in La Voce della Luna, in cui recita con Benigni. Gli ultimi anni, oltre a una presenza televisiva importante, per interviste e partecipazioni fisse in programmi Rai, è segnata dagli ultimi film di Fantozzi e un'attivita letteraria importante.