Il cinema italiano nel 2016 riparte dai grandi successi al botteghino, dal ritorno della commedia di qualità, dall'arrivo dei supereroi nostrani e da un film che sapesse raccontare corse automobilistiche ‘made in Italy'. Il 2016 è stato l'anno dei grandi titoli, tra tutti specialmente quelli di giornale, volti a magnificare una stagione capace di fornire tutti gli indizi per credere in una ripartenza, in un cinema italiano che rialza la testa e tenta di adeguarsi ai modelli produttivi e distributivi esteri.

E in effetti i numeri dicono che in casa nostra ad avere la meglio siano stati i film autoctoni. Almeno se si guarda la classifica degli incassi di quest'anno, che a differenza di quanto accaduto nel 2015, l'ennesimo in cui a portare avanti la baracca erano stati soprattutto i colossi americani, vede in testa alla lista dei film più visti in sala dal pubblico italiano Quo Vado? di Zalone e Perfetti Sconosciuti, di Paolo Genovese. Fenomeni diversi, ma ugualmente fenomeni. In tutti i sensi. L'effetto di questi due film sull'opinione pubblica è stato dirompente, seppur per ragioni diverse. Checco Zalone ha confermato l'exploit dei film precedenti, con cui aveva battuto i record di incassi per un film nella storia del cinema italiano, superando se stesso.

Quo Vado? è stato tema divisivo nella discussione sul conflitto tra gusto personale e successo di un prodotto. In buona sostanza, stabilendo un nuovo primato difficilmente superabile, ha fatto il suo. Vera sorpresa è stato invece il film corale di Genovese, in grado di proporre una riflessione su un tema talmente globale da diventare un format di film apprezzato ai festival esteri. Le due pellicole, dati Cinetel, hanno incassato rispettivamente € 65.365.655 e € 17.370.302. Sono i film in assoluto più visti in questo anno solare.

"Lo chiamavano Jeeg Robot" e "Veloce come il vento"

Ma non sono solo due titoli fortunati al botteghino a testimoniare l'inversione di rotta per le condizioni della nostra settima arte. L'aria nuova è arrivata con pellicole dai risvolti sorprendenti come Lo Chiamavano Jeeg Robot, che ha trionfato ai David di Donatello e incassato complessivamente € 5.042.586 euro, e Veloce come il vento di Matteo Rovere, ritenuto tra i migliori di questa stagione, che all'ultima rilevazione risulta aver incassato in Italia € 2.102.000. Non si tratta di cifre monstre ma si tratta di due titoli sui quali si è concentrata un'attenzione crescente e il cui successo è stato la testimonianza del potere incamerato in una miscela di buona comunicazione (specie quella web) e qualità del prodotto.

Non è un caso che gli incassi dei due film si siano spalmati sulle settimane in sala in modo molto regolare, il che lascia supporre ci sia stato un interesse crescente frutto di passaparola e di buone strategie comunicative. Un cambio di passo nel metodo dunque, oltre che nei contenuti. A supporto della tesi secondo cui il nostro cinema sia in ripresa si aggiunge la conferma di un regista di valore come Gianfranco Rosi, che con Fuocammare (€ 693.000 al box office) ha trionfato a Berlino e ha sfiorato la nomination agli Oscar.

Nel 2016 il cinema in Italia cresce.

Bastano questi dati ad affermare che lo spettro della crisi (economica e contenutistica) è superato e che quei difetti che attanagliano il nostro cinema siano dimenticati? Probabilmente non del tutto, ma questo connubio di quantità e qualità, incassi e traccia autorale, non può passare inosservato. Il cinema nel 2016 in Italia è in crescita e le percentuali riguardanti il pubblico in sala parlano di un settore in salute, almeno rispetto al 2015: aumentano gli spettacoli (+5,00%), gli ingressi (+14,35%), spesa al botteghino (+14,50%), spesa del pubblico (+14,83%), volume d'affari (+14,88%). La chiave di lettura potrebbe essere duplice, tra chi da una parte crede che questi dati abbiano facilitato la vita ai film italiani e chi invece pensa siano stati gli stessi film italiani apprezzati ad aver fatto da traino.

La concorrenza Netflix e home video.

Resta l'impressione di un comparto che cresce nonostante le alternative che hanno spaccato il mercato. Su tutte bisogna considerare gli home video e l'arrivo di piattaforme come Netflix, che nel suo primo anno in Italia ha cambiato e non poco la percezione della sala cinematografica. In questo si può evincere una nota molto positiva, perché significherebbe che per quanto il cinema italiano continui ad essere costellato di film discutibili (molti titoli, visto che siamo tra i paesi che ne fanno di più in un anno, ma a budget risicati), non va esclusa l'ipotesi che questa stessa concorrenza agguerrita abbia portato molti a capire che fare prodotti di qualità sia la sola risposta possibile ad un computer e un divano. E soprattutto che sia la sola risposta alla crisi.

Essere alternativa non vuol dire mettere sul mercato prodotti identici a quelli delle piattaforme streaming, ma al contrario riuscire ad essere persuasivi con un film valido, promosso coi tempi giusti e con le modalità più accattivanti, in grado di creare aspettativa. Il film di Mainetti con Santamaria, così come quello con Accorsi, sono buoni esempi e non gli unici, visto che, ad esempio, il 2017 prevede l'uscita di un titolo come Smetto quando voglio 2, diventato una specie di cult dopo il primo film di due anni fa.