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Paolo Villaggio colpisce ancora

Ha quasi 80 anni ma non accenna a fermare i suoi progetti, dal cinema, al teatro, passando per le librerie con il suo ultimo Fantozzi. Senza dimenticare una buona dose di critica e autocritica che lo contraddistingue.

Paolo Villaggio colpisce ancora.

Lo hanno dato per morto decine di volte, ma mentre afferma di essere l’unico a conoscere la data della sua morte, barcolla ma non crolla e alla soglia degli 80 anni torna con nuovi progetti al cinema e a teatro, con uno sguardo rivolto a Fantozzi, stavolta in libreria. Paolo Villaggio si racconta in un’intervista a Repubblica, vagando tra le sue varie passioni, frutto di una carriera più che completa. L’amore di sempre, il cinema, lo vede impegnato nel nuovo film di Antonio Albanese, dove interpreta un politico pazzo che si ingozza di cioccolatini. Non si risparmia nemmeno a teatro dove è in scena con “La corazzata Potemkin è una cagata pazzesca”, sottolineando chi sono gli spettatori in sala, con un pizzico di convinzione severa:

Il teatro è un dormitorio. Pubblico giovane non ne vedi. Ci sono le vecchie, quasi tutte vedove, la linfa delle nostre serate. Donne che si sono rese conto di aver vissuto 40-50 anni all’ombra di un uomo: disperate ai funerali, dopo 3 mesi le vedi rinate. Capiscono di aver vissuto una vita inutile e cominciano a fare quello che non hanno mai fatto: mangiano la notte, si divertono, escono.

Eppure il teatro sembra essere uno degli impegni primari dell’attore, dopo il periodo di boom al cinema che gli ha permesso di lavorare in circa 80 film. Il cinema è un’attività che si ripropone di tanto in tanto per Villaggio, che però racconta: “Mi piacerebbe aver fatto qualcosa di più, aver messo più impegno nell’educare i figli. Le energie le ho dedicate a far fortuna, però i miei figli forse hanno sottovalutato lo sforzo che ho fatto.” Volgendo uno sguardo alla sua vita privata, oltre che quella professionale.

Ha opinioni anche in merito alla politica, e al boom del movimento capitanato da Grillo, del quale non ha un’opinione positiva:

Sono come il movimento di Giannini, il qualunquismo che negli anni Settanta diceva di non pagare le tasse perché chi ci governava erano tutti ladri. Grillo dice le stesse cose. Il problema vero è che tutta l’Europa vive una fase di eclisse. Noi siamo qui a perder tempo, e a Shanghai vanno avanti. Adesso tocca a noi decadere.

Ma il nome di Paolo Villaggio è legato a filo doppio con quello di Fantozzi, il personaggio che ha creato e modellato in forma e sostanza a suo piacimento, rendendolo simbolo di una mediocrità così indolente ma così reale. Arriva nelle librerie il suo Tragica vita del Ragionier Fantozzi, di cui racconta:

Mi piaceva costruirgli un passato, e un futuro fino al giorno in cui scompare. Non muore, è un libro allegro. C’è uno che lo va a trovare, che poi sarei io. Finalmente ci incontriamo. Gli chiedo se è felice e lui risponde alla Fantozzi: “Sono l’unico al mondo che ha nostalgia per un periodo terribile. Tutte le sere al tramonto mi siedo sul davanzale e penso se dov’era la megaditta piove o c’è il sole. L’unico ad avere nostalgia per una vita inutile”. E finisce. Fantozzi se ne va perché invecchia.

Ha 80 anni come lui ma specifica: “Non sono io. Non ho la mediocrità di Fantozzi, lui accetta tutto, non si oppone al potere, fa vacanze infernali.”

Approfondimenti: Paolo Villaggio

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