Nella stanza 136 dell'Hotel Majestic Barriere di Cannes siede Claudio Giovannesi, intorno a lui almeno una decina di giornalisti con block notes, videocamere, microfoni, ognuno in attesa del suo turno per intervistarlo. Giovannesi non è un nome noto del cinema italiano e Fiore è solo il suo terzo film di finzione (dopo i documentari Wolf e Fratelli d’Italia), eppure è uno dei tre italiani che sono stati selezionati dalla Quinzaine des realisateurs. In molti hanno considerato l'assenza di italiani dalla competizione ufficiale e la loro presenza solo in sezioni parellele come questa pari ad un declassamento, quel che non sanno è che la Quinzaine è la parte più battagliera del festival, esiste dal 1968 e ci sono passati nomi come Scorsese, Larrain, Coppola, Dolan, George Lucas e Herzog, per dire solo i più famosi, e quasi tutti con i loro primi film.

La Quinzaine scopre i talenti di domani e celebra i maestri più "scapigliati", come ha detto Virzì. Per questo Claudio Giovannesi è nervoso mentre risponde alle domande, perchè il giorno dopo ha la prima di fronte ad un pubblico che non è quello composto ed ordinato del concorso, ma uno formato anche da persone che hanno acquistato un biglietto, cinefili incalliti e durissimi nel loro giudizio. La Quinzaine ti può esaltare come massacrare davanti al mondo.

‘Fai bei sogni' di Bellocchio ha aperto il festival.

Questo festival che non ha mai smesso di amare il cinema italiano (e lo conferma la locandina di quest’anno che ritrae Villa Malaparte a Capri, in un fotogramma di Il disprezzo di Godard) solo 5 giorni prima ha fatto aprire le danze della Quinzaine a Marco Bellocchio, a lui l'onore di portare il film d'apertura, dal titolo ‘Fai bei sogni'. In un giorno di pioggia terribile, di quelli che bagnando i vestiti lunghi, rendendo sgraziate le hostess e ammantando di grigio la spiaggia fanno di Cannes uno dei posti più tristi del mondo, Fai bei sogni ha fatto il suo debutto tra gli applausi. Dire che Bellocchio non fosse teso è poco, sembrava da un'altra parte. Chi l'ha intervistato, su una terrazza al primo piano di un hotel davanti al mare quando il tempo era ancora solo nuvolo, ha visto davanti a sé il solito regista serafico. Risposta pronta e sguardo che giudica la domanda mentre viene fatta. Se il rigore e l'austerità avessero un volto, più ancora di quello di Nanni Moretti, questo dovrebbe essere quello di Marco Bellocchio, l'unico degli italiani presenti la cui statura è pari a quella della Quinzaine, che fa film dallo stesso tempo da cui esiste questa sezione parallela e che non teme fallimenti. E così è andata del resto.

‘La pazza gioia' di Paolo Virzì.

La proiezione di Fiore invece sarà l’ultima degli italiani in Quinzaine, del resto siamo il paese più rappresentato in questa sezione, e mentre Giovannesi dà interviste dunque anche Paolo Virzì ha già preso i suoi meritatissimi applausi. La pazza gioia, al contrario di Bellocchio, ha fatto sia ridere che piangere il pubblico e il consueto dibattito dopo la proiezione si è protratto a lungo. Un successone emotivo e una vicinanza con il pubblico che non esistono nel concorso ufficiale. Eppure non è questo a preoccupare Giovannesi mentre parla ai giornalisti nella camera messa a disposizione da Rai Cinema (che ha coprodotto il film), sa bene che il suo film su una storia d’amore in carcere non è di quelli da ridere e nemmeno da piangere, lui punta ad altro. Lo preoccupa semmai essere all’altezza dei nomi dei cineasti che nel passato sono stati qua e che lui considera suoi idoli: “La metà dei nomi che passano sullo schermo prima dei film io li considero un mito” dice con una certa pensosità.

A sdrammatizzare ci pensa Valerio Mastandrea, in maglietta e appena atterrato da Roma e venuto di corsa a fare interviste anche lui: "A SCOCCIA!!" urla appena entrato nella stanza, noncurante dell’intervista in corso. Sta chiamando Daphne Scoccia, ex cameriera e attrice non professionista (ma volto perfetto) che del film è protagonista. Lei, romana come lui, gli risponde: "A papà!!!" e lo abbraccia, perché nel film lui interpreta suo padre. Obiettivamente non sembra la classica delegazione di un film a Cannes, specie se si aggiunge che poi Mastandrea, ben sapendo il suo grado di tensione del suo regista l’ha appositamente salutato a gestacci davanti a tutti.

Il ‘Fiore' all'occhiello del cinema italiano a Cannes.

La carriera di Claudio Giovannesi è ad un punto di svolta, in Italia tutti lo apprezzano all’estero lo conoscono poco, la Quinzaine l’ha voluto riconoscendogli la statura internazionale e un trionfo qui ti può cambiare la vita. Lo sa bene Alice Rohrwacher che solo pochi anni fa raccolse lodi con Corpo Celeste, facendosi notare così tanto che il suo film successivo, Le Meraviglie, fu preso al concorso principale finendo per vincere il Premio della Giuria. Quel che è accaduto il giorno dopo sì trova su tutti i giornali. Lunghi applausi, grande partecipazione e un’affermazione non comune.

Chi aveva già visto il film a Roma poteva sospettarlo, Fiore non solo è bello ma è anche un film molto in linea con ciò che piace al pubblico della Quinzaine, è l’opera giusta nel posto giusto. Non ci saranno premi da vincere in questa sezione, che è non competitiva, giusto un simbolico premio del pubblico che non sempre indica il vero vincitore morale della manifestazione. Quello che conta alla Quinzaine è esserci e riscuotere il plauso ad ogni proiezione. Quest’anno di film italiani ce n’erano tre e come sempre a Cannes sono andati bene.