Intimoriscono di più le paure reali o quelli ipotetiche? La differenza non è di poco conto e, a pensarci bene, è un po' quello che succede quando si guarda un film horror, quando la sottile linea che separa realtà e finzione comincia a svanire. I mostri che animano i film horror non esistono, ciò che essi rappresentano invece sì. Facciamo un esempio partendo da uno dei grandi classici della filmografia del terrore: Nightmare. Ecco, Freddy Krueger non esiste, gli incubi sì. La paura del sonno (e del buio), in particolare, caratterizza tutti i bambini ed è connessa a uno stato di primordiale apprensione verso una condizione fisica che ci rende vulnerabili a predatori come i lupi, che giravano intorno alle nostre caverne in cerca di carne fresca. Certo non come Freddy Krueger che – capolavoro del regista Wes Craven – si nutre di paura e alimenta nelle vittime (e nello spettatore) un principio di vorticosa fobofobia.

Negli action movie, invece, la preoccupazione del protagonista – inseguito dalla mala, dalla polizia, dai servizi segreti e dalla moglie – è di solito personale e strettamente dipendente alla trama del film. Insomma, mentre la paura del buio accomuna tutti, difficilmente potremmo cominciare a sudare freddo pensando di diventare vittima di un complotto internazionale.

1. Sangue caldo vs sangue freddo.

Nei film dell’orrore si frigna, si strepita, si trema, si urla, si chiede aiuto, si supplica pietà. A farlo, spesso, è lo stesso protagonista. Pensate a “The Exorcism of Emily Rose”: sul grande schermo appaiono senza sosta i sintomi fisici e psichici della possessione demoniaca di Emily, intorno a cui ruota tutta la narrazione. Ispirato ad una storia vera, dopo ben 67 sedute di esorcismo la ragazza muore per malnutrizione e disidratazione, e ciò è trasmesso allo spettatore nel modo più realistico possibile, facendo diventare i suoi patimenti quelli di tutti.

Quando invece l’eroe di un action movie si trova con dieci pistole puntate contro o, peggio, con la morte che minaccia gli ostaggi, è freddo come il ghiaccio, lucido come la carrozzeria di un’auto in vendita e brillante come il sole. Così nascono battute epiche – e situazioni decisamente poco realistiche – come questa di Sylvester Stallone in Cobra.

2. Sangue vs… niente!

Accanto all’algido autocontrollo dei protagonisti dei film d’azione troviamo la loro totale indifferenza alla sofferenza. Mentre Rambo si cuce il braccio con la stessa nonchalance con cui la nonnina sferraglia intessendo la maglia di cotone, nei film horror lo spettatore deve spesso costatare che le armi in genere uccidono e che le ferite spesso fanno male. Insomma, le situazioni incredibili che si presentano nelle trame di entrambi i generi cinematografici generano reazioni realistiche nei film dell’orrore.

3. Logica rivoluzionata vs assurdità.

Nella realtà non esci vivo da una caduta dal quinto piano, ma nei film d’azione sei solo una comparsa se non sopravvivi a bazzecole simili. Va detto che anche nelle più classiche trame dei film horror assistiamo ad episodi simili, ma con una differenza determinante sulle premesse: la presenza stessa di entità ultraterrene, ultrasensoriali, ultra-umane rivoluziona la logica consueta e le dà nuova struttura.

Detto altrimenti, mentre è assurdo che il supereroe sopravviva a un’esplosione a pochi metri di distanza, non lo è per un personaggio di fantasia. Ne sono un esempio tutti i protagonisti dell’immenso filone dedicato agli zombie e ai morti viventi. Pensate a “Survival of the Death – L’isola dei sopravvissuti”: qui viene rappresentata una lotta cruenta tra questi esseri, sopravvissuti alla morte e in cerca di riscatto, situazioni impossibili da ricreare nella quotidianità degli spettatori.

4. Jack Nicholson vs Van Damme.

Il protagonista di un horror ti somiglia non solo perché, come te, sanguina se si ferisce e urla di terrore se qualcuno attenta alla sua vita. Ti somiglia perché la preoccupazione principale del regista è che l’attore sia capace di esprimere emozioni. Nei film d’azione sembra che il principale cruccio della regia sia quella di rendere credibile la storia presentando un protagonista incredibilmente muscoloso e possibilmente attraente. La fisicità dell’attore serve dunque a riempire quel vuoto di credibilità tipica degli action movie nudi e crudi, un modo per dire “ehi, lo so che chiunque avesse fatto una cosa simili sarebbe morto, ma qui stiamo parlando di super Van Damme!”. L’effetto, tuttavia, può capovolgere le intenzioni e dare allo spettatore un’ulteriore sensazione di distanza dalla trama dell’action movie.

A lui si contrappone l’attore horror per antonomasia, colui che ha dato corpo e voce ad uno dei protagonisti indimenticati di un capolavoro del genere. Stiamo parlando di Jack Nicholson e della sua interpretazione in “Shining” di Stanley Kubrick, pellicola un po' datata ma pietra miliare per tutti gli amanti del brivido. Nei panni di Jack Torrance, Nicholson salta, si affanna, si incita, poi prende l'accetta e inizia a fingere di colpire qualcosa, mentre simula una risata isterica che dopo poco non sembrerà più una simulazione dando vita alla scena più famosa di tutto il film.