Il 21 novembre 1976 usciva, a New York, "Rocky", uno di quei film che sono incastonati nella storia del cinema come diamanti e che potremmo rivedere decine e decine di volte, provando sempre le stesse emozioni.  Diretto da John G. Avildsen, il film  racconta la storia di Rocky Balboa (Sylvester Stallone), un pugile che non riesce a sfondare e ad affermarsi nel suo sport. Intanto, tira a campare nei bassifondi di Philadelphia, partecipando a incontri e lavorando come esattore di crediti per uno strozzino. Rocky vivrà una straordinaria storia d’amore con Adriana e la fortuna sportiva bussa alla sua porta quando il celebre campione Apollo Creed, rimasto senza sfidante, decide di dargli una possibilità, che sarà quella della sua vita.

La perseveranza di Stallone, il cast e le riprese.

Sylvester Stallone ha dato, praticamente, tutto se stesso per realizzare questo film.  L’attore, all’epoca, era poco conosciuto e, dopo aver assistito ad un incontro tra il campione del mondo, Muhammed Alì e Chuck Wepner, fu travolto dall’ispirazione e scrisse, di getto, le prime pagine della sceneggiatura. In seguito, Stallone fece il giro di diversi produttori, ma gli unici a dargli fiducia (fiutando anche l’affare) furono Irwin Winkler e Robert Chartoff, anche se, per la parte del protagonista, avevano in mente attori del calibro di Burt Reynolds, Robert Redford, Ryan O’Neal e James Caan. Ma Stallone, anche se senza un dollaro in banca, voleva assolutamente vestire i panni di Rocky, e riuscì a convincere tutti. Partendo da un budget ridottissimo, il regista e Stallone contattarono Carl Weathers per la parte di Apollo Creed e Talia Shire per quella di Adriana, scartando Susan Sarandon perché troppo bella e “cara” per il ruolo. Nella pellicola ci sono anche alcuni familiari di Stallone (suo padre Frank e suo fratello Frank Jr, più il cane Birillo) e le riprese si tennero a Filadelfia (utilizzando, l’avveniristica steadycam) concludendosi in soli 28 giorni.

Le ragioni del successo di “Rocky”.

Ma quali sono le ragioni di un successo così clamoroso che dura incontrastato da 4 decenni? Beh, gli ingredienti ci sono veramente tutti. La storia dell’”outsider” che riesce a farcela dopo mille sforzi, il riscatto personale, la spinta a non mollare mai, le scene di lotta mozzafiato e la storia d’amore dolce, semplice e pura con Adriana non potevano non fare breccia nel cuore degli spettatori di tutto il mondo. Rocky Balboa è simbolo dell’antieroe che ce la fa contro tutti i pronostici, un esempio da seguire, non solo per gli sportivi. A completare il quadro, c’è la colonna sonora perfetta di Bill Conti – col magnifico pezzo portante “Gonna Fly Now”, nominata agli Oscar come Miglior canzone. A distanza di 40 anni, la pellicola riesce a raccogliere milioni di telespettatori ogni volta che viene trasmessa in tv, così come tutti gli altri film della saga.

Il budget, gli incassi e i premi.

Costato poco più di 1 milione di dollari, “Rocky” conquistò subito pubblico e critica, arrivando ad incassare circa 225 milioni di dollari in tutto il mondo e riuscendo a portare a casa ben 3 Oscar (Miglior film, Miglior regia e Miglior montaggio) su 10 nomination, battendo pellicole del calibro di “Taxi Driver”, “Quinto Potere”, Tutti gli uomini del Presidente” e “Questa terra è la mia terra”. Stallone divenne il terzo uomo nella storia del cinema, dopo Chaplin e Orson Welles, a ricevere la nomination all'Oscar sia come sceneggiatore che come attore, per lo stesso film. L’attore portò a casa anche il David di Donatello come Migliore attore straniero e una valanga di altri premi. Nell’immaginario di tutti noi, a 40 anni di distanza e dopo 5 sequel e uno spin-off (“Creed – Nato per combattere”, del 2015), ci sono ancora le scene di Rocky che corre sulla scalinata del Museum of Art di Filadelfia, l’incontro con Apollo Creed e il finale scandito dal grido “Adrianaaa” e anche se Stallone ha girato decine e decine di film, sarà per sempre identificato con Rocky Balboa.