A Sam Mendes va certamente riconosciuto il merito di aver ridato a James Bond, il personaggio di 007 nato dalla penna di Ian Fleming, lo spolvero e il prestigio di un tempo. Complice anche il volto glaciale ma convincente di Daniel Craig, protagonista dei film da lui diretti. Due i Bond a lui affidati, visto che il successo di Skyfall nel 2012, sostenuto anche dalla roboante e bellissima colonna sonora omonima cantata da Adele, ha portato la produzione a proporgli di bissare il successo. Così, pochi mesi fa, il regista premio Oscar con "American Beauty", interpretato da un magnifico Kevin Spacey nel 1999, annunciava il cast stellare di Spectre, con Craig appunto e Eva Green e Monica Bellucci in qualità di Bond Girl, giusto per citarne alcuni.

Un film girato tra Roma, Londra e Messico, Tangeri e nord del Sahara in giro per il mondo, che ha comportato un dispendio di energie importante e ha condotto Mendes ad annunciare ufficialmente che questa sarà la sua ultima esperienza alla regia di un James Bond. Il regista ha rivelato le sue intenzione in occasione di un'intervista rilasciata alla BBC, affermando: "Ho rifiutato di realizzare il prossimo". Decisione simile a quella che espresso proprio dopo "Skyfall", quando col progetto di dedicarsi al teatro fece chiaramente intendere di voler lasciare il suo ruolo di regista di uno 007.

Come è evidente, tuttavia, Mendes fece in quell'occasione dietrofront, per dedicarsi alla scrittura e la realizzazione dell'ambizioso progetto di Spectre, che sembra presentare, a primo impatto, delle caratteristiche differenti e in controtendenza rispetto alla tradizione dei James Bond cui siamo stati abituati di recente. Non solo una copiosa quantità di effetti speciali, sempre più dettagliati, ma anche una struttura del racconto che vira verso altri lidi, considerando anche la presenza di una doppia figura femminile nel prossimo episodio. L'addio di Mendes sarà, questa volta, definitivo?