La sola cosa che conosca di Star Wars è quell'aneddoto, vero o presunto, che riguarda George Lucas e Steven Spielberg. Agli inizi di carriera si apprestavano a dare vita, più o meno contemporaneamente, a due titoli più che celebri: il primo "Star Wars", appunto, il secondo "Incontri ravvicinati del terzo tipo". In pratica si narra del fatto che tutti e due riconoscessero all'altro, con un chiaro eccesso di modestia, il merito di essere in procinto di mettere al mondo il vero capolavoro. Pur di porre fine a queste squallide lusinghe reciproche, conclusero sportivamente che l'uno avrebbe dato all'altro il due per cento degli incassi che il proprio film avrebbe realizzato. Belle leggende, vere o inventate che siano, anche perché parlano di soldi, un sacco di soldi.

Ho profonda vergogna per la mia ignoranza, ma per me Star Wars è un turbinio confuso e oscuro fatto di Harrison Ford e nomi strani che non saprei scrivere (e non intendo cedere all'ipocrisia di andarli a cercare su Wikipedia prima di terminare questa stesura). Non sapere nulla di questo imprescindibile tassello della storia del cinema mi deprime, forse, più di quanto riesca a fare la consapevolezza di non essere mai riuscito a terminare Anna Karenina. Per anni ho convissuto con un'imbarazzante sensazione ogni qualvolta l'argomento venisse tirato in ballo in una conversazione, fingendo di saperne tutto della saga e dare per scontate, annuendo in silenzio con un finto sorriso consapevole stampato in viso, le discussioni alimentate dagli altri con il tono di voce di chi stia accennando a qualcosa di mitologico: "Grande quando dice ‘Io sono tuo padre' – e perché la scena del bar? – e quella in cantina?". Oggi dico basta, scelgo di fare outing e sono ciecamente convinto che molti siano sulla mia stessa barca. Sono qui per darvi coraggio, perché insieme possiamo essere più forti. Visto che siamo alla vigilia dell'uscita di "Star Wars – Il risveglio della forza", settimo capitolo della saga, due sono le strade: attrezzarsi per vedere tutta l'esalogia del film, oppure crogiolarsi nella propria ignoranza. Per chi opterà per la seconda, ho scelto questo momento per indicare alcuni vantaggi di cui potrebbe beneficiare chiunque non abbia mai visto un solo episodio di Guerre Stellari

Immunità agli spoiler  

Sappiatelo e fatene un punto di forza, in un momento storico in cui la pratica dello svelamento di finali anticipato andrebbe inserita tra i reati previsti dal codice penale, non essere spoilerabili è un lusso. Scorrete le vostre home di Facebook serenamente, non correrete il rischio di apprendere a bruciapelo che Chewbecca alla fine muore (non è vero non muore, o forse sì, e si dice Ciubecca).

Il rapporto coi figli

I vostri figli si sentiranno più dotti di voi e in diritto ad insegnarvi qualcosa, lasciateglielo fare. Inoltre non chiedetevi come possa essere che bambini di 6 anni abbiano già visto tutti i capitoli di una saga iniziata nel 1977: è possibile, per quanto inspiegabile. Per informazioni, potete chiedere a mio (e non è una citazione di Elio e Le Storie Tese).

Libertà di isolarvi

Saranno molti i momenti liberi per smanettare indisturbati col vostro Smartphone mentre siete con un gruppo di amici senza essere tacciati di asocialità.

Diritto alla superbia

Potrete fingervi appassionati veri della Nouvelle Vague francese per giustificare la vostra ostilità alle spade laser. Godetevi la possibilità di guardare dall'alto verso il basso gli invasati che nei prossimi giorni non scriveranno e parleranno d'altro che di Darth Vader. "Io preferisco Truffaut", dite così.

Foto profilo Facebook di Star Wars

Fortunatamente, almeno per una volta, avrete la possibilità di esimervi dall'aggiornamento foto profilo universale concesso (o imposto) da Facebook per i grandi eventi: dopo l'arcobaleno e la bandiera francese, l'occasione per non cedere all'orribile spada laser che invade tutte le immagini-profilo e accusare gli altri di conformismo sarà ghiottissima.