Un genio assoluto del cinema afroamericano, ma non solo. E’ uno dei più grandi sceneggiatori e produttori di sempre, apprezzato anche come attore. Il 20 marzo, Spike Lee, compie 60 anni e nella sua carriera ha girato circa 22 lungometraggi, 10 documentari ma anche tanti cortometraggi, videoclip e spot pubblicitari, incentrati su temi politici e sociali, sul razzismo e sulla violenza, dando sempre la sua inconfondibile impronta.

I primi cortometraggi.

Shelton Jackson Lee, questo il suo vero nome, è nato ad Atlanta, ma è cresciuto a Brooklyn, New York. Suo padre era il jazzista Bill Lee, che curerà le musiche di molte sue opere e sua madre un’insegnante. Dopo il diploma al Morehouse College di Atlanta, uno dei più importanti per quanto riguarda lo studio della storia afroamericana, s’iscrive alla New York University Film School e iniziò a girare i primi cortometraggi, “Last Hustle in Brooklyn”(1977), “She Wor Black Shoes”(1978), “The Answer”(1980), “Sarah”(1981), e resta affascinato dalle opere del regista Jim Jarmusch. Nel 1982, dirige il suo primo lungometraggio, “Joe’s Bed-Stuy Barbershop: We Cut Heads”, che fu anche la sua tesi di laurea. Il film vinse lo Student Academy Award e il premio come Miglior Film al Festival di Locarno.

“Lola Darling” e “Aule Turbolente”.

Nel 1984, dopo il “naufragio” del suo vero film d’esordio, “The Messenger”, Lee fonda la sua casa di produzione, a 40 Acres & A Mule Filmworks, per girare i film che gli piacevano. Due anni dopo, esce “Lola Darling”, che racconta la storia di una ragazza afroamericana che fa perdere la testa a tre amanti. La pellicola è in bianco e nero, con una sola scena a colori e Lee è anche attore, produttore e montatore, ma non ottenne un gran successo di critica e di pubblico, anche se lanciò Lee nel firmamento hollywoodiano per l’originalità del racconto e delle scelte registiche. Nel 1988, esce, invece, “Aule Turbolente”, musical basato sul celebre “Animal House”, di John Landis, ambientato in una scuola per neri, ma anche stavolta, il pubblico e la critica sembra non seguirlo.

“Fa’ la cosa giusta” e “Jungle Fever”.

Il film che lo fece balzare all’onore delle cronache fu “Fa’ la cosa giusta”, del 1989, interpretato da Danny Aiello, Rosie Perez e John Turturro e incentrato sulla convivenza non pacifica di persone appartenenti a differenti etnie a Brooklyn. Il film ottenne una nomination agli Oscar per la Migliore sceneggiatura originale e una per il Miglior attore protagonista, andata a Danny Aiello. Rafforzato da questo successo, l’anno successivo è nelle sale con “Mo’ Better Blues”, con protagonista Denzel Washington nei panni del musicista jazz Bleek Gilliam. Il film fu presentato al Festival di Venezia e lanciò Washington nella Hollywood che conta. Nel 1991, esce “Jungle Fever”, con Wesley Snipes e Annabella Sciorra, nei panni di un uomo d’affari e di una ragazza italoamericana che s’innamoreranno tra mille difficoltà. Il film innescò una serie di reazioni della critica che accusò il regista di aver riempito il film di stereotipo razzisti e anche sessuali.

Il successo di “Malcolm X” e i flop di “Clockers” e “Girl 6 – Sesso in linea”.

Nel 1992, esce il suo film più rappresentativo, “Malcolm X”. Basato sull’autobiografia del leader afroamericano, interpretato da Denzel Washington, il lungometraggio fu finanziato da molte celebrità, tra cui Michael Jordan e Michael Jackson e presentato al Festival di Berlino. La pellicola è un vero e proprio manifesto dei diritti dei neri americani e fruttò a Washington una nomination agli Oscar come Miglior attore protagonista. Successivamente, scrive e dirige con il fratello Cinque e sua sorella Joie, il film “Crooklyn”(1994), che racconta la storia di una famiglia afroamericana, raccontata dal punto di vista dei figli e il profondo “Clockers”(1995), ma non ebbero seguito al botteghino. Nel 1996, ci riprova con “Girl 6 – Sesso in linea”, che ha come protagonista l’afroamericana Theresa Randle e dove ci sono i camei di star come Naomi Campbell e Quentin Tarantino (oltre ad un ruolo per lo stesso regista), ma anche stavolta floppa al botteghino.

“Bus in viaggio”, “He Got Game”, “S.O.S. Summer of Sam” e “Bamboozled”.

Sempre nel 1996, esce “Bus in viaggio”, in cui Lee racconta il viaggio in bus da Los Angeles a Washington di un gruppo di afroamericano per andare alla Million Man March, del 16 ottobre 1995, voluta dal reverendo Louis Farrakhan, il leader della Nation of Islam. Nel 1997, invece, è la volta del documentario “4 Little Girls”, che fu nominato agli Oscar e vinse vari riconoscimenti. L’anno dopo, Spike Lee richiama alla sua corte il suo attore feticcio, Denzel Washington, per il profondo “He Got Game”, accolto bene dai critici ma non dal botteghino. Non va meglio con “S.O.S. Summer of Sam – Panico a New York”, con attori non afroamericani e incentrato su una serie di delitti realizzati da un serial killer, nel 1977, a New York. I protagonisti sono John Leguizamo, Adrien Brody e Mira Sorvino, ma la comunità italoamericana insorse per la rappresentazione negativa che il regista ne faceva. Il box office non sembra arridergli neanche con “Bamboozled”, film girato interamente in digitale, con Damon Wayans e Jada Pinkett Smith, e che critica gli stereotipi peggiori degli afroamericani.

“La 25ª ora” e “Inside Man”.

Finalmente, nel 2002, la sua arte sembra essere apprezzata anche dal grande pubblico. Il regista dirige, infatti, “La 25ª ora”, tratto dal romanzo di David Benioff e incentrato sulle ultime ore di libertà dello spacciatore Monty Brogan (Edward Norton), ma nel film ci sono anche Philip Seymour Hoffman e Rosario Dawson. Lee vi aggiunse anche dei chiari riferimenti agli atti terroristici dell’11 settembre 2001 e la critica, ancora oggi, lo definisce uno dei suoi migliori film. Dopo un altro passo falso con “Lei mi odia”(2004), il pubblico lo acclama di nuovo con “Inside Man”, thriller con Denzel Washington, Clive Owen e Jodie Foster, che resta ad oggi il suo più grande successo commerciale. La sua carriera registica prosegue come le montagne russe, e infatti i due lungometraggi successivi “Miracolo a Sant’Anna”(2008) e “Oldboy”(2013), si riveleranno cocenti flop.

Gli ultimi film e il documentario su Michael Jackson.

Nel 2015, il regista ha raccolto circa 1.4 milioni di  su Kickstarter, per realizzare il film “Da Sweet Blood of Jesus”, per Vimeo on Demand e, nello stesso anno, è uscito anche “Chi-Raq”, dramma con Nick Cannon e Wesley Snipes, basato sulla commedia “Lisistrata”, di Aristofane e distribuito in USA in sale limitate dagli Amazon Studios. Nel 2016 è tornato ai documentari con “Michael Jackson’s Journey from Motown to Off the Wall” e, nel corso del 2017, usciranno il documentario “Go Brasil Go!” e la serie tv “She’s Gotta Have It”.