Il bellissimo “Stand By Me – Ricordo di un’estate”, diretto da Rob Reiner, usciva esattamente l’8 agosto 1986, negli Stati Uniti. La pellicola, con gli anni, è diventata un vero cult, come molte di quel periodo, ma con in più la componente nostalgica in senso positivo, quella che, in poche parole, fa bene al cuore e all’anima. Tratto dal racconto “Il corpo”(“The Body”) della raccolta di novelle “Stagioni diverse”, scritta da Stephen King. Il film si apre co il narratore Richard Dreyfuss/Gordie, ormai scrittore affermato, che dopo aver saputo della morte di un suo vecchio e caro amico, ci riporta indietro nel tempo, all’estate del 1959, raccontandoci un episodio che li ha resi più consapevoli e maturi. A Castle Rock, nell’Oregon, i quattro amici – Gordon “Gordie” Lachance (Wil Wheaton), Chris Chambers (River Phoenix), Teddy Duchamp (Corey Feldman) e Vern Tessio (Jerry O’Connell) – 12enni in attesa di andare al liceo, vanno alla ricerca del corpo di Ray Brower, un loro coetaneo scomparso ter giorni prima. Dopo varie peripezie e scontri con i bulli capitanati da Asso Merrill (Kiefer Sutherland), i quattro riescono a trovare il cadavere del bimbo ma, la maturità e la consapevolezza acquisita durante la ricerca, li spingerà a non vantarsene e a fare solo una telefonata anonima alla polizia.

“Stand By Me”: un racconto di formazione in cui ci si rispecchia.

Rob Reiner, sulla scia del successo della commedia “Sacco a pelo a tre piazze”(1985), con John Cusack, decise di portare sul grande schermo questa meravigliosa e profonda storia, distaccandosene in parecchi punti, ma trasferendone al cinema l’essenza pura e i valori universali dell’amicizia, la maturazione e il senso di gruppo. Il regista mette assieme quattro protagonisti – (Wil Wheaton, il compianto River Phoenix, Corey Feldman, Jerry O’Connell e Richard Dreyfuss, nei panni di Gordie da adulto e Kiefer Sutherland) perfetti nelle rispettive parti, ognuno con la propria caratteristica peculiare e utile al racconto di formazione, che verranno fuori, man mano, durante il viaggio, dove scopriranno anche le proprie paure e i propri limiti. Tutti lati in cui ci si può ampiamente rivedere e, magari , riassaporare con quella vena di dolce malinconia latente.

La colonna sonora anni ‘50 e i premi.

Partendo da un budget di circa 8 milioni di dollari, Reiner affidò la sceneggiatura a Raynold Gideon e Bruce A. Evans, incorniciando ogni momento con la favolosa colonna sonora (curata da Jack Nitzsche) composta da pezzi anni ’50 (su tutti, il tema musicale “Stand By Me”, di Ben E. King). L’iconica pellicola è riuscita a portare a casa tantissimi premi e nomination, tra cui 2 candidature ai Golden Globe (Miglior film drammatico e Miglior regia) e una agli Oscar per la Migliore sceneggiature non originale. Un piccolo gioiellino che va assolutamente recuperato.