in foto: Robert Redford e Jane Fonda al festival del Cinema di Venezia (Getty Images)

C'è un filo rosso che unisce "A piedi nudi nel parco" a "Our souls in the night" ed è un filo che ha percorso 47 anni per tornare a unire Robert Redford e Jane Fonda che a Venezia, ieri, hanno ricevuto il Leone d'Oro alla Carriera nella sala grande del Palazzo del Cinema, con l'attrice che non è riuscita a trattenere l'emozione e le lacrime: "Mai avrei immaginato di trovarmi qui, è un grandissimo onore ricevere il leone insieme a Bob, che ho sempre stimato e amato come attore e regista. Mancavo da Venezia da 50 anni, per me è un nuovo inizio" ha detto. E ieri i due divi hollywoodiani hanno catalizzato tutte le attenzioni su di loro, sulla loro storia e su quella del film, diretto dal regista indiano Ritesh Brata e tratto dal romanzo di Kent Haruf e diventato un vero e proprio caso editoriale nel nostro Paese dove è stato il libro più venduto per diverse settimane.

Redford nelle fantasie amorose della Fonda.

"Vi ringrazio moltissimo di questo premio che mi riporta in Italia. Da giovane volevo fare l'artista e ho studiato per un periodo a Firenze, qui ho un legame speciale" ha aggiunto Redford che ha deciso di produrre questo film per tre motivi: "Il primo è perché si producono film soprattutto per i giovani e ci sono pochi film che soddisfano un pubblico più adulto. Il secondo motivo è che le storie d'amore avranno sempre una vita e il terzo è che volevo fare un altro film con Jane: abbiamo fatto film insieme per così tanti anni e volevo fare un altro film con lei prima di morire" ha spiegato facendo scattare la standing ovation della stampa, prima che la Fonda continuasse: "Lui è stato a lungo nelle mie fantasie amorose. Non gliel'ho mai detto. Glielo dico oggi qui".

L'amore che non finisce in "Our souls in the night"

Una storia che li portò a lavorare assieme proprio per "A piedi nudi nel parco" del 1967 e li ha fatti incontrare di nuovo per raccontare l'amore nella terza età: la vedova Addie Moore (interpretata da Jane Fonda), infatti, un giorno si presenta a sorpresa dal suo vicino di casa, il vedovo Louis Waters (Redford), per fargli una proposta amichevole, ovvero passare un po' di tempo assieme, la sera, che, col tempo, però, si trasformerà in amore: "È un film sull'amore, ma soprattutto sulla speranza. Ci dice che non è mai troppo tardi se sei coraggioso e ti prendi dei rischi per diventare quello che non sei stato o non sei potuto essere (…). In ‘A piedi nudi nel parco' – spiega la Fonda – ero io che continuavo a saltargli addosso. Questo è un film completamente diverso, ma la dinamica fra noi due era la stessa: il mio personaggio parte di slancio, il suo va a rimorchio. Adoro che questo film giunga a compimento delle nostre carriere, che abbiamo potuto interpretare quel giovane amore e adesso un amore da anziani e il sesso, anche se a parer mio il regista ha tagliato troppo le scene di sesso… O sei stato tu? – dice rivolto all'ìattore – Lui odia le scene di sesso. Io vivrei per fare scene di sesso con lui".

Redford, Fonda e la speranza nel futuro.

Una storia che racconta l'amore in età avanzata che Redford ha scelto di mettere nelle mani di un regista giovane per una precisa scelta, oltre che stilistica, politica: "Per me che ho avuto successo ha un senso profondo dare una possibilità ad altri registi più giovani. Questo è anche il senso del Sundance, che mostra i film indipendenti" ha spiegato prima di glissare elegantemente su una domanda politica: "Non voglio parlare di politica oggi perché porterei l'arte nella politica e non siamo qui per questo. Posso solo pensare che spero ci sia speranza nel futuro. E oggi non abbiamo la speranza che dovremmo avere. Quindi dobbiamo pensare in che direzione possiamo andare per avere speranza". "Per me la cosa più importante – ha detto più esplicitamente Jane Fonda – è salvare il pianeta e questo vuol dire che ci vogliono molti cambiamenti, soprattutto nel nostro Paese. Dobbiamo tutti quanti fare il possibile per evitare il disastro climatico".