Qualcuno potrebbe cogliere al volo, nel giorno della ricorrenza della morte di Eduardo De Filippo, un trentennale che amplifica ancora di più la fama e lo spessore del grande drammaturgo napoletano, l'occasione per tentare la fortuna e giocare al Lotto dei numeri che con la sua vita avessero avuto a che fare. Sarebbe un gesto sintomatico dello spirito stesso dei lavori eduardiani, che in molti casi hanno tirato in ballo la sorte e le relazioni che l'uomo con essa legava. La vita di De Filippi, è presto detto, non potrebbe mai e poi mai essere sintetizzata in un numero, né in una serie, per quanto lunghissima, di cifre. Eppure esistono alcune cifre ricorrenti, inesorabilmente evocative di aneddoti, esperienze e carriera di Eduardo De Filippo.

1920.

Venti come gli anni di Eduardo, che al tempo concludeva il servizio di leva, dove tra l'altro era stato incaricato di organizzare alcuni spettacoli per la compagnia. E' stata esattamente questa esperienza a stimolare, definitivamente in Eduardo la consapevolezza di se stesso: da questo momento  Eduardo decide che il teatro è la sua vita ed è in quest'anno che nasce la prima, vera commedia, scritta da Eduardo, dal titolo "Farmacia di turno"

1945.

E' l'anno spartiacque della carriera di Eduardo, oltre che di suo fratello: avviene infatti il definitivo litigio con Peppino De Filippo e il conseguente scioglimento scioglimento definitivo della compagnia dopo la messa in scena di "Napoli Milionaria". Negli anni successivi i rapporti tra i due non si saneranno mai, a dispetto di molti tentativi di incontro. Addirittura, morto Peppino, Eduardo non partecipò alle esequie e qualche giorno dopo, sul palco, ammise di sentire la sua mancanza sulla scena, come compagno, ma non come fratello

3.

La cifra ricorre molto nella vita di Eduardo. Riguarda naturalmente la triade che lo vede protagonista sul palco, insieme a suo fratello Peppino e alla sorella Titina, ma riguarda anche i tre fratellastri, che suo padre Eduardo Scarpetta concepì con la vera moglie Domenico, Maria e Vincenzo. Anche le donne della sua vita furono tre: l'americana Dorothy Pennington, che sposò nel 1928, Thea Prandi, madre dei suoi figli Luisa e Luca, sposata il 2 gennaio del '56; infine Isabella Quarantotti, sposata nel 1977.

58.

Gli spettacoli teatrali che Eduardo ha portato sul palco, nel corso di tutta la sua carriera. Il numero complessivo delle regole, di fatto, non è quasi quantificabile, tanto fitta e instancabile è stata l'attività artistica di De Filippo. Basterebbe pensare che poco più di quindici giorni dopo aver subito un'operazione al cuore e l'impianto di un pacemaker, Eduardo andò in scena, senza pausa. Era il 1974.

42.

Altrettanto fitta è la produzione cinematografica di Eduardo, per quanto la sua carriera sia sempre stata associata al palcoscenico teatrale, così come quella di Totò lo fu per il cinema. Quarantadue è il numero di film al cinema ai quali ha preso parte, compresi quelli nei quali si è occupato della regia come dell'interpretazione.

1-2-3-4.

I numeri magici suggeriti in sogno dal padre defunto di Don Ferdinando, con i quali il protagonista della commedia "Io non ti pago", interamente incentrata sui numeri e sul rapporto che l'uomo intesse con essi tramite il gioco, vince la quaterna di quattro milioni delle vecchie lire.

'84.

L'ultimo anno di vita, ma anche quello in cui, in un discorso toccante e catartico in occasione di un premio a Taormina, descrive la sua vita e pronuncia, tra pause lunghissime e silenzi rumorosissimi, quella frase che è il suo testamento artistico: "E' stata tutta una vita di sacrifici e di gelo! Così si fa il teatro. Così ho fatto! ma il cuore ha tremato sempre tutte le sere! e l'ho pagato, anche stasera mi batte il cuore e continuerà a battere anche quando si sarà fermato."