Il leggendario attore moriva il 10 luglio 2015. Bellissimo, carismatico, amatissimo dalle donne e amante del lusso, Omar Sharif ha lavorato nel mondo del cinema dal 1954 al 2013, girando 48 lungometraggi per il grande schermo, tra cui gli immortali “Lawrence d’Arabia” e “Il dottor Zivago”. Ha lavorato con grandissimi registi e attori, ricoprendo tantissimi ruoli di personaggi storici (i suoi preferiti), ma non disdegnando le commedie musicali e film più leggeri. Non privo di lati oscuri, elencati dopo la sua morte, avvenuta a 83 anni in un ospedale del Cairo, a seguito di un attacco cardiaco, Sharif è già leggenda e di seguito trovate 5 film essenziali del suo curriculum che non potete non aver visto.

1. “Lawrence d’Arabia”(1962), di David Lean.

Il kolossal del 1962, diretto da David Lean, è uno dei gioielli del grande cinema mondiale. Il protagonista principale è Peter O’Toole, nei panni di Thomas Edward Lawrence, iconico e carismatico agente segreto, militare e archeologo, mentre Omar Sharif è lo Sceriffo Alī, un nobile legato alla sua terra ed alle sue tradizioni, ma aperto al mondo moderno e con una sete di conoscenza enorme. Il personaggio diventerà amico di Lawrence e lo seguirà nei suoi successi militari e ne condivider anche i problemi politici. La pellicola ha vinto ben 7 Oscar (Miglior film, Migliore regia, Migliore fotografia, Migliore scenografia, Miglior montaggio, Miglior sonoro e Migliore colonna sonora) mentre Omar Sharif riuscì a portare a casa 2 dei cinque Golden Globe vinti, come Miglior attore non protagonista e Miglior attore debuttante.

2. “Il dottor Zivago”(1965), di David Lean.

David Lean, nel 1965, decide di assoldare, nuovamente, il talentuoso Omar Sharif ma, stavolta, come protagonista de “Il dottor Zivago”, affiancandogli un cast di sole stelle formato da Julie Christie, Geraldine Chaplin, Alec Guinness e Rod Steiger. Tratto dall'omonimo romanzo, premio Nobel, di Pasternak, del 1958, il film narra la storia di Yurij Andrèevic Zivago (Sharif), medico e poeta sposato con la cugina Tonja. L’uomo s’innamora al fronte della crocerossina Lara Antipov (Julie Christie). Nel 1917, scoppiata la rivoluzione bolscevica, si rifugia con moglie e figlio in un villaggio degli Urali dove incontra di nuovo Lara e ne diventa l'amante. La guerra civile li separa per due anni. Mentre Tonja con due figli è riparata all'estero, Zivago si ricongiunge con Lara, ma le vicende politiche li dividono ancora e il destino non sarà dalla loro parte. La pellicola di Lean unisce storia e struggente sentimento in un crescendo unico di amore e rivoluzione, con una colonna sonora (di Maurice Jarre) che è passata alla storia proprio come il film. “Il dottor Zivago” ha vinto 5 Golden Globe (Miglior film drammatico, Migliore regia, Miglior attore in un film drammatico, Migliore sceneggiatura e Migliore colonna sonora) e 5 Oscar (Migliore sceneggiatura non originale, Migliore fotografia, Migliore scenografia, Migliori costumi e Migliore colonna sonora).

3. “Funny Girl”(1964), di William Wyler.

L’estremo eclettismo di Sharif, lo porta a girare la commedia musicale “Funny Girl”, di William Wyler, tratta dall'omonimo musical, del 1964. Il film segna l'esordio cinematografico di Barbra Streisand, che riuscì ad accaparrarsi subito l'Oscar. Il film, infatti, racconta la storia di Fanny Brice, una cantante e ballerina vissuta tra il 1891 e 1951, che ottenne un successo incredibile tra i due conflitti mondiali. Nata nel quartiere ebreo dell’East Side di New York, si fa notare dall’impresario Ziegfeld (Walter Pidgeon) ed esordisce a Broadway. La cantante si sposerà 3 volte. La prima con l’avventuriero Nick Arnstein (Omar Sharif), giocatore d’azzardo che la coinvolgerà nei suoi alti e bassi che finirà in prigione per truffa e lasciandola sola, dopo aver chiesto il divorzio. Wyler, con grande lungimiranza, assolda un cast d’eccezione, mette su una storia d’amore straordinaria ed emozionante e, servendosi delle musiche di Jule Styne, delle scenografie di Gene Callahan, Robert Luthardt e William Kiernan e dei costumi di Irene Sharaff, scrive una pagina indelebile del cinema, con una Streisand e uno Sharif inarrivabili.

4. “Mayerling”(1968), di Terence Young.

Sharif è noto anche per i grandi e meravigliosi film storici. Uno di questi è il fenomenale e commovente “Mayerling”, del 1968, scritto e diretto da Terence Young. L’attore è nei panni del principe ereditario Rodolfo d'Austria, che si scontrerà con il padre, l'imperatore Francesco Giuseppe (James Mason), per l'attuazione di politiche progressiste per il paese. Rodolfo si rende conto che le sue idee non sono capite e sfoga la sua insoddisfazione tradendo sua moglie, la principessa Stefania del Belgio (Andréa Parisy), con la baronessa Maria Vetsera (Catherine Deneuve). Purtroppo, la pellicola si concluderà drammaticamente, a Mayerling, con la morte dei due amanti. Basata sui romanzi “Mayerling”, di Claude Anetche e “L'Archiduc”, di Michel Arnold e sul film di Litvak del 1936, la pellicola di Young presenta nel cast grandissimi nomi, oltre a quello di Sharif, e la coppia formata con la bellissima Catherine Deneuve conquistò il mondo. Naturalmente, gran parte del merito della bellezza del film va anche alla fotografia di Henri Alekan. Un vero capolavoro.

5. “Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano”(2003), di François Dupeyron.

Dopo qualche anno di assenza dalle scene, Sharif torna al cinema con “Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano”, del 2003, diretto da François Dupeyron e tratto dal romanzo omonimo di Éric-Emmanuel Schmitt. Presentato, fuori concorso, alla 60esima Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, il film ci porta nella Parigi degli anni ’60. Qui, l’11enne ebreo Moïse, detto Momo, ha come solo amico Monsieur Ibrahim, droghiere arabo del suo stesso quartiere. Il ragazzino vive col padre e si occupa di tutto, dalla spesa alla casa, vivendo anche le prime “cotte”, che confida al suo amico, fino a quando suo padre si suicida, e Momo chiede a Ibrahim di adottarlo. Il film ha portato a casa il Premio del Pubblico per il Miglior attore e il Premio César, andati ad Omar Sharif, al quale fu conferito anche il Leone d’Oro alla carriera. L’attore è il pilastro della pellicola che unisce sentimenti, ideali puri, apertura culturale e umana, in un messaggio di pace tra ebrei ed arabi. Da vedere assolutamente.