Vedere il trailer di "Veloce come il vento", il film diretto da Matteo Rovere con Matilda De Angelis e Stefano Accorsi, stuzzica e sollecita un immaginario filmico da tempo sopito, che rimanda certamente a una tradizione cinematografica tutt'altro che italiana. E non è una mezza citazione in quota Boris di Stanis La Rochelle, che definiva "italiano" tutto quanto rappresentasse scarsa qualità e approssimazione: è proprio vero che film di questo genere, oggettivamente, in Italia si sono visti di rado, per non dire mai. Il cinema d'azione, il mondo del rally, quelle corse automobilistiche meno televisive e relativamente seguite, se non da una pur corposa cerchia di appassionati, le sgommate e le accelerazioni, il dinamismo visivo; sono tutti elementi e temi talmente lontani dal nostro repertorio da essere diventati quasi desueti, visto che ci sembrava di aver archiviato tempo fa la discussione su quanto fosse opportuno e quanto fossimo in grado di guardare ad Hollywood per fare cinema.

Un tema, quello di un'esterofilia fertile, che invece negli ultimi mesi è tornato ad essere inaspettatamente attuale, per l'uscita di due film capaci di generare il cosiddetto effetto hype (nel gergo dell'era social è un improvviso e apparentemente inspiegabile interesse per un fenomeno). Prima "Lo chiavamavano Jeeg Robot" di Gabriele Mainetti, con Claudio Santamaria e Luca Marinelli, affermatosi come il film del primo supereroe del cinema italiano e adesso, appunto, "Veloce come il vento". Una narrazione che trova un riferimento, forse azzardato e probabilmente decontestualizzato, con "Giorni di tuono", il film con Tom Cruise e Nicole Kidman del 1990 (sì, 26 anni fa) ispirato alle corse Nascar statunitensi. Certo, senza entrare nel merito della qualità delle due opere, sarebbe lecito chiedersi come mai l'Italia inizi a guardare (davvero) all'America con due film che dall'altra parte dell'oceano avrebbero rappresentato una novità più o meno 15 anni fa. Eppure non c'è dubbio che il 2016 segni l'inizio di una nuova stagione per il cinema nostrano che testimonia come il pubblico stia cambiando, con l'abbandono progressivo di una sostanziale omologazione del gusto. La speranza, naturalmente, è che non si tratti di una semplice parentesi e che dall'America si attinga per la professionalità ed il metodo, più che per i temi.

La trasformazione fisica di Stefano Accorsi.

Il film di Matteo Rovere, in uscita nei cinema il 7 aprile 2016 sembra avere la sua forza in una scrittura atipica, fuori dai canoni, e nell'utilizzo ancor più insolito di Stefano Accorsi. L'attore sceglie oramai con estrema attenzione e saggezza i ruoli da interpretare. Se l'anno scorso era tornato con prepotenza a farsi vedere in Italia nei panni di un pubblicitario nella Milano di Tangentopoli in "1992 – La Serie", adesso si reinventa vestendo quelli di un ex pilota di successo, oggi finito nel dimenticatoio, trasandato, il quale sembra aver perso ogni speranza nei confronti della vita, come lo stesso Accorsi ha raccontato descrivendo il personaggio di Loris. Imbruttito, dimagrito circa dieci chili, questa per Accorsi ha l'aria di poter essere la vera opera della consacrazione, il passaggio definitivo ad un'altra fase della carriera, quella matura, l'irreversibile svolta rispetto alla fase del boom puerile.

La protagonista Matilda De Angelis.

Il personaggio di Stefano Accorsi affianca quello di Giulia De Martino, interpretata Matilda De Angeis, la vera protagonista di "Veloce come il vento", grande promessa del cinema italiano. Vent’anni, bolognese e due grandi passioni: la musica e la recitazione. Negli ultimi mesi è stata protagonista della fiction di Rai Uno "Tutto Può Succedere", grande successo di pubblico, in cui interpreta Ambra, figlia maggiore e un po’ ribelle di Sara Ferraro (Maya Sansa). Matilda De Angelis, ginnasta provetta negli anni dell'infanzia, poi fermatasi per un brutto infortunio, non è solo attrice, ma anche musicista e cantante. L’artista bolognese dal 2012 è la voce del gruppo Rumba de Bodas, con cui nel 2014 ha pubblicato il primo album Karnaval Fou.