Papà di Topolino, fabbricatore di sogni, mago del cinema d’animazione, Mr. Fantasia sono solo alcuni dei “titoli” che, negli anni, sono stati accostati al nome del grande e immortale Walt Disney. Il creatore dell’impero mondiale che conta, oltre agli straordinari e storici film d’animazione, anche parchi a tema, alberghi, programmi tv, merchandising, musical e chi più ne ha, più ne metta. In tutta la sua carriera ha vinto ben 26 Oscar (di cui 4 proprio alla carriera), collezionando 59 nomination. L’icona si è spenta il 15 dicembre 1966, ma grazie alle sue opere, e a tutte quelle successive alla sua morte, vivrà per sempre.

L’arruolamento nell’esercito e la nascita della Iwerks-Disney Commercial Artists.

Walter Elias Disney (questo il suo nome completo), nasce a Chicago il 5 dicembre 1901 ed è il quarto di cinque figli di Elias Disney e Flora Call. Nel 1906, con tutta la famiglia, si trasferisce a Marceline, nel Missouri, in una enorme fattoria, accanto a quella dello zio Robert. Nel 1910, invece, la famiglia Disney si trasferisce a Kansas City. Qui, Walt e suo fratello Roy lavorarono nell’impresa paterna di distribuzione di giornali. Walt frequenta anche la scuola di Benton nel 1917, e in seguito s’iscrisse ad un corso dell’Art Institue di Chicago. A 16 anni lascia la scuola e si arruola diventando autista di ambulanze della Croce Rossa statunitense in Francia, fino al 1919. Una volta tornato in USA, inizia a lavorare presso l’agenzia pubblicitaria Pesman-Rubin ed è qui che incontra l’animatore Ubbe Ert Iwerks, in arte Ub Iwerks. Nel 1920, fonderà con lui la società Iwerks-Disney Commercial Artists ed inizieranno a realizzare animazioni pubblicitarie per i cinema locali, commissionate dalla Kansas City Film Ad Company.

“Oswald the Lucky Rabbit” e i film con la Universal.

Disney inizia a realizzare anche dei cortometraggi animati inspirate alle fiabe popolari, lanciando, nel 1922, la Laugh-O-Gram-Films, col fidato Ub Iwerks. Dopo aver realizzato il corto in live-action “Alice’s Wonderland”, lo studio però ha difficoltà economiche e Disney lascia la città per Hollywood, su consiglio del fratello Roy. L’uomo lo aiuta anche economicamente e, insieme creano i Disney Brothers Studio, ottenendo un contratto dalla Universal di Margaret Winkler, nel 1923, per la realizzazione di 12 film. Nel 1925, Walt Disney sposa l’assistente animatrice Lillian Bounds e nel 1928, gli studios cambiano nome e diventano Walt Disney Productions. Nel 1927, dopo il matrimonio di Charles Mintz con Margaret Winkler, l’uomo prende il controllo della società e lancia  la serie “Oswald the Lucky Rabbit” (“Oswald il coniglio fortunato”) e il personaggio diventa presto un’icona. Purtroppo, nel 1928, Mintz decide di effettuare dei tagli alla quota Disney e ai suoi animatori, così Walt, seguito da Iwerks ed altri pochi amici/colleghi lasciano la Universal e anche i diritti di Oswald il coniglio, nelle mani di Mintz.

La nascita di Topolino e le “Sinfonie allegre”.

Walt Disney non demorde e inizia a lavorare ad un nuovo personaggio ispirato ad Oswald, arrivando a creare un topo, che chiamerà Mortimer Mouse. Sarà la moglie Lillian a cambiarlo in Mickey Mouse (il nostro Topolino) perchè lo trovava, semplicemente, più orecchiabile e carino. Il personaggio debutta nel corto muto “L’aereo impazzito”(1928). Il 18 novembre 1928, al Colony Theater di New York, viene proiettato “Steamboat Willie”, il primo cartone con sonoro prodotto da Disney, che include i nuovi personaggi di Minnie e Gambadilegno. Il successo è immediato e clamoroso e Disney batte il ferro finchè è caldo, producendo un’altra serie, le “Silly Symphonies”(“Sinfonie allegre”, in Italia), cartoni animati musicali (con musiche composte da Carl Stalling). L’anno dopo, Disney firma un contratto con la Columbia Pictures, e Topolino compare in circa 12 film, diventando un’icona mondiale.

L’Oscar per “Gli orfani di Topolino” e il successo di “Biancaneve e i sette nani”.

Nel 1932, Disney firma con la United Artists e riceve il suo primo Oscar per il Miglior film d’animazione grazie a “Gli orfani di Topolino”, per la regia di Burt Gillett. Nello stesso anno, Disney inizia a produrre le “Silly Symphony” in Technicolor e con “Flower and Trees”, vince l’Oscar per il Miglior cortometraggio animato. I coniugi Disney, nel 1933, adottano anche le bimbe Diane Marie e Sharon Mae. I guadagni derivanti dalle “Sinfonie allegre” e dalle avventure di Topolino sono strepitosi, così Disney decide di fare il grande salto e, nel 1934, dopo aver visto il film “Biancaneve”, con Marguerite Clark, decide di farne un lungometraggio d’animazione, scontrandosi con Lillian e Roy, impauriti dallo sforzo economico che si apprestava ad affrontare. Disney, però, non demorde e, dopo aver ottenuto i finanziamenti dalla Bank of America, debutta con “Biancaneve e i sette nani”, il 21 dicembre 1937, al Carthay Circle di Hollywood, ricevendo una standing ovation e il plauso del pubblico, che gli fa guadagnare circa 8  milioni di dollari.

“Dumbo”, “Bambi” e la crisi durante il secondo conflitto mondiale.

Nel dicembre 1939, aprono gli straordinari studi di Burbank, in California – i Walt Disney Studios – e l’anno successivo escono “Pinocchio” e “Fantasia” ma, anche a causa del secondo conflitto mondiale, i film non riescono ad ottenere lo stesso successo di “Biancaneve”. Nel 1941, Disney ci riprova con “Dumbo”, pellicola a basso costo, ma proprio durante la produzione, le persone che vi lavoravano iniziano a scioperare per il rifiuto ricevuto da Walt Disney di firmare con il sindacato di Herbert Sorrell. Ad emergenza rientrata, “Dumbo” esce nelle sale e si rivela un grande successo. L’esercito USA, però, requisisce tutto il materiale degli studios e chiede agli animatori di realizzare dei film d’intrattenimento per le truppe e di propaganda. Nel frattempo, esce anche il quinto classico, “Bambi”, che riscuote un certo seguito,  ma lo studio è, comunque, in crisi.

I grandi classici degli anni ’50 e ’60: da “Cenerentola” a “Mary Poppins”.

Walt Disney decide, allora, di far uscire, nuovamente, “Biancaneve” al cinema, nel 1944 e d’intraprendere una tournée in Sud America con i cartoni “Saludos Amigos”(1942), “I tre caballeros”(1945) e “I racconti dello zio Tom”(1946), che riescono a rimpinguare le casse. Con gli anni ’50, gli studios riescono a produrre “Cenerentola”(1950), “Alice nel Paese delle Meraviglie”(1951), “Le avventure di Peter Pan”(1953), “Lilli e il Vagabondo”(1955) e “La bella addormentata nel bosco”(1959). Proprio nel 1955 apre anche il primo parco Disneyland, ad Anaheim, in California, mentre la Walt Disney Productions inizia a produrre i primi programmi televisivi (“Mickey Mouse Club”) e film per il cinema come “20.000 leghe sotto i mari”(1954) e “Geremia cane e spia”(1959). “La carica dei 101”(1961) riscontra un ottimo successo, così come “La spada nella roccia”(1963) e, dopo vari tentativi andati a vuoto, ottiene anche i diritti (da Pamela Lyndon Travers) per girare “Mary Poppins”, uscito nel 1964.

La morte e l’uscita postuma de “Il libro della giungla”.

Nel 1966, Disney stava lavorando al classico “Il libro della giungla”, e ad altri progetti, ma tutto si ferma quando, nell’autunno di quell’anno, gli viene diagnosticato un tumore al polmone. Nonostante le cure, il genio dell’animazione muore, per collasso cardiocircolatorio, il 15 dicembre 1966. Tutto il mondo lo pianse e la storica frase commemorativa più belal in assoluto, è quella del  Presidente USA, Ronald Reagan, il quale dichiarò: “Da oggi il mondo è più povero”. 10 mesi dopo la sua morte, precisamente il 18 ottobre 1967, usciva nelle sale USA “Il libro della giungla”.