Sono bastati poco più di 24 film a farlo entrare nella storia di Hollywood. Attore, produttore, sceneggiatore, regista, Warren Beatty è stato nominato ben 13 volte agli Oscar, portandone a casa due, e ha vinto 5 Golden Globe. L’icona di film come “Gangster Story”, “Il paradiso può attendere” e “Reds”, il 30 marzo, compie 80 anni e il suo fascino da eterno playboy sembra aver vinto la sfida contro il tempo. Ultimamente, il suo nome è tornato prepotentemente alla ribalta per la gaffe agli Oscar 2017, ma a lui si può perdonare decisamente tutto.

Le origini e gli studi con Stella Adler.

Beatty (il cui vero nome è Henry Warren Beaty) è nato a Richmond, in Virginia, da genitori insegnanti. Fratello minore della grande Shirley MacLaine, l’attore si è appassionato alla recitazione proprio grazie al fatto che accompagnava spesso la sorella al cinema e fu influenzato, soprattutto, dal film “Scandalo a Filadelfia”(1940), con Katharine Hepburn. Incoraggiato dal successo della sorella, inizia a lavorare come macchinista al National Theatre di Washington, durante l’estate. L’attore è stato anche una star del football al Washington-Lee High School, mentre decise di lasciare la Northwestern University, dopo appena un anno, per andare a New York ed iscriversi allo Stella Adler Studio of Acting. Nel 1960, decise di arruolarsi nella California Air National Guard, ma fu scartato perchè fisicamente non ritenuto idoneo.

Le prime serie tv e “Gangster Story”.

La sua carriera inizia in televisione, nel 1957, con le serie tv “Studio One”, “Kraft Television Theatre” e “Playhouse 90”, mentre il debutto sul grande schermo risale al 1961, quando gira “Splendore nell’erba”, di Elia Kazan, portando a casa la prima nomination ai Golden Globe come Miglior attore. In quel periodo, l’attore frequentava Joan Collins, all’epoca già attrice affermata. Successivamente, gira “La primavera romana della signora Stone”(1961), di José Quintero; “E il vento disperse la nebbia”(1962), diretto da John Frankenheimer;  “Mickey One”(1965) e “Gangster Story”, di Arthur Penn, dove in quest’ultimo compare anche come produttore. La pellicola – in cui ha anche il ruolo da attore, accanto a Faye Dunaway, Gene Hackman, Estelle Parsons, Gene Wilder e Michael J. Pollard – si rivelò un grande successo di critica e commerciale e fu nominata a 10 Oscar e 7 Golden Globe. Dal 1967 al 1973, l’attore si lega a Julie Christie, ma, da instancabile playboy, ha relazioni anche con Goldie Hawn, Cher e Michelle Phillips.

“Il paradiso può attendere” e gli Oscar per “Reds”.

Nel 1970, Beatty era già sul set de “L’unico gioco in città”, di George Stevens, con Elizabeth Taylor, mentre l’anno dopo mette a segno altri successi come “I compari”, di Robert Altman e “Il genio della rapina”, di Richard Brooks. Nel 1975, produce, scrive e recita nel film “Shampoo”, di Hal Ashby, che viene candidato a 4 Oscar e, tre anni dopo, è la volta del bellissimo “Il paradiso può attendere”, co-diretto con Buck Henry, che di nomination agli Academy Awards ne porta a casa ben 9, vincendo solo quello alla Migliore scenografia. Ormai, la strada verso traguardi ancora più grandi sembra spianata e, infatti, nel 1981, con “Reds”, diretto e interpretato da Beatty e basato sulla vita del giornalista comunista americano, John Reed, porta a casa 3 Oscar – Miglior regia, Miglior attrice non protagonista a Maureen Stapleton e Migliore fotografia a Vittorio Storaro – conquistando anche il botteghino. In quel periodo, l’attore si fidanza con la collega Diane Keaton, ma la storia durò molto poco, così come quella con Isabelle Adjani.

“Dick Tracy”, “Bugsy”, i flop e il secondo Oscar.

Nel 1987, purtroppo, arriva anche un cocente flop. Il film “Ishtar”, di Elaine May, con Beatty e Dustin Hoffman, a fronte di un budget di 55 milioni di dollari, ne incassa quasi 14 globalmente. Poco male, perchè tre anni dopo, nel 1990, Beatty dirige e interpreta il film “Dick Tracy”, ispirato al fumetto di Chester Gould, in cui recitano Al Pacino, Madonna (alla quale fu legato anche sentimentalmente), Dick Van Dyke, Paul Sorvino e tantissime altre star di Hollywood. La pellicola porta a casa 3 Oscar (Migliore scenografia, Miglior trucco e Miglior canzone) e, ad oggi, è diventata un vero e proprio cult. Nello stesso anno, compare nel documentario scandalo “A letto con Madonna”, mentre nel 1991, interpreta e produce il biografico “Bugsy”, di Barry Levinson, che porta a casa 2 Oscar (Migliore scenografia e Migliori costumi). Nel 1992, sembra mettere la testa a posto, sposando Annette Bening, dalla quale avrà i 4 figli Kathlyn, Benjamin, Isabel e Ella. Nel 1994, scrive e dirige la commedia sentimentale “Love Affair – Un grande amore”, con Annette Bening e Katahrine Hepburn, mentre nel 1998 scrive e dirige “Bulworth – Il, senatore”, acclamato dalla critica. Nel 2000, riceve l’Oscar alla memoria Irving G. Thalberg, ma tre anni dopo, però, con “Amori in città… e tradimenti in campagna”, diretto da Peter Chelsom, con Beatty e Diane Keaton, inanella un altro flop al botteghino e il film viene nominato a 3 Razzies, vincendo quello al Peggior attore non protagonista, andato a Charlton Heston.

“L’eccezione alla regola” e la gaffe agli Oscar 2017.

Il 20 aprile, uscirà nelle nostre sale il suo ultimo film, “L’eccezione alla regola”, di cui è regista, sceneggiatore e produttore. Si tratta di una commedia romantica incentrata sulla storia d’amore tra un’aspirante attrice e un ambizioso autista che si confrontano con le eccentricità del miliardario Howard Hughes, per il quale lavorano, sfidando le sue regole. Nel cast, Lily Collins (nominata ai Golden Globe 2017), Alden Ehrenreich e tante altre star. Lo scorso febbraio, durante la chiusura della cerimonia della Notte degli Oscar 2017, Warren Beatty si è ritrovato al centro di un errore clamoroso. L’attore, infatti, si è ritrovato sul palco, con Faye Dunaway, con la busta sbagliata, annunciando la vittoria di “La La Land” come Miglior film, invece di “Moonlight”. Beh, che dire, sarà ricordato anche per questo.