Muore a 89 anni la penna fantasiosa e lucidissima di Thomas Berger, scrittore che diede vita a storie fortemente calate nella tematica delle battaglie con i nativi d'America, per i quali Berger provava più che una profonda simpatia. Dalla sua mano nacque il racconto del 1964 da cui fu tratto il film con Dustin Hoffman, sceneggiato da Calder Willingham e diretto da Arthur Penn nel 1970 "Piccolo Grande Uomo", che racconta una atipica storia western nella quale il mito di quelle ambientazioni viene più che vilipeso, semplicemente normalizzato, tendenza dettata appunto dalla passione e l'ammirazione che lo scrittore aveva in serbo peri pellerossa. E' così che il racconto narrava la storia di un sopravvissuto alla battaglia di Little Bighorn.

Oltre alla trasposizione cinematografica il libro di Berger ottenne anche dei riconoscimenti a livello nazionale proprio per il suo libro, ovvero il National Institute of Arts and Letters Award e con il Western Heritage Award, premi che ne hanno chiaramente esaltato la personalità e i meriti professionali. Nella sua carriera di scrittore ha esplorato diversi generi, tra cui il romanzo giallo, il romanzo poliziesco hard-boiled, la fantascienza, il romanzo utopico , oltre a rielaborazioni della mitologia classica e al romanzo di avventura. Era fortemente apprezzato dai suoi colleghi soprattutto per l'approccio umoristico che sapeva conferire ai suoi racconti, al punto che qualcuno arrivò paragonarlo a quello utilizzato per lo stile fumettistico. I suoi ammiratori si sono spesso lamentati del fatto che l'autore fosse stato sostanzialmente sottovalutato al tempo, nonostante una precisione narrativa innata, così come la capacità di utilizzo pesato e misurato della lingua. Lo scrittore è morto il 13 luglio a New York, ma la notizia è emersa solo nelle ultime ore, suscitando una certa sorpresa per quanto l'autore avesse l'età di 89 anni.