La morte di Paolo Villaggio, scomparso a 84 anni, lascia un vuoto enorme nel mondo della comicità italiana, orfana di uno dei suoi più celebri e importanti rappresentanti. Villaggio, nei suoi personaggi sfortunati, imperfetti, colmi di tic e difetti dell'italiano medio, ha rappresentato decenni di cultura italiana. Ecco perché le sue battute resteranno indelebili per i suoi fan ma anche per chi, pur non conoscendolo a fondo, ha sentito tali tormentoni mille volte. Di seguito vi riproponiamo le scene più iconiche del suo cinema.

"Per me la corazzata Potemkin è una cagata pazzesca"

La frase più cult contenuta nella saga di Fantozzi, pronunciata nel film "Il secondo tragico Fantozzi" (1976, di Luciano Salce). Scena liberatoria con cui Ugo/Villaggio non prende in giro tanto il capolavoro del muto di Ėjzenštejn, quanto certa intellighenzia intellettuale: "La scena della corazzata Potemkin era liberatoria per gli intellettuali che la subivano da 40 anni: una vendetta. Solo chi aveva provato quelle costrizioni poteva saperlo e si sganasciava dalle risate…" raccontò Villaggio ospite da Fazio qualche anno fa. In un'altra occasione, spiegò di essere stato accolto dagli applausi persino alla proiezione del film in Unione Sovietica. "92 minuti di applausi".

"Com'è umano lei"

La frase simbolo di Giandomenico Fracchia, insieme a Fantozzi la maschera più celebre di Villaggio, personaggio televisivo apparso per la prima volta a Quelli della domenica nel 1968 e poi sviluppato in due film: "Fracchia la belva umana" (1981) e "Fracchia contro Dracula" (1985).

"Scusi, chi ha fatto palo?"

Un'altra scena memorabile di "Il secondo tragico Fantozzi", con lo sventurato ragionier Ugo che tenta inutilmente di conoscere l'andamento di "Inghilterra- Italia" mentre è costretto ad andare a vedere "La corazzata Potemkin" al cineforum aziendale. Troppa foga lo porta a ricevere un pugno da un tifoso inopinatamente disturbato.

"Che fa, batti?"

Memorabile scambio di battute con il geometra Filini, l'altrettanto iconico e adorabilmente insopportabile interpretato dall'indimenticato Gigi Reder: "Allora, ragionere, che fa? Batti?"/"Ma… mi dà del tu?", "No, no! Dicevo: batti lei? ", "Ah, congiuntivo!".

La "babbuina" Mariangela.

Indimenticabile quanto il ragionier Ugo è la figlia Mariangela, talmente brutta da essere soprannominata "babbuina" anziché "bambina" (non a caso le dava volto un attore, il mitico Plinio Fernando). Storico anche lo scambio di battute: "Papà, perché mi chiamavano Cita? Chi è Cita?" / "Eh, beh, … Cita Hayworth! Era una bellissima attrice americana".

La sveglia di Fantozzi.

La scena della sveglia mattutina, comicamente amara rappresentazione della routine piccolo-borghese:"Per arrivare a timbrare il cartellino d'entrata alle 8 e 30 precise, Fantozzi, sedici anni fa, cominciò col mettere la sveglia alle 6 e un quarto: oggi, a forza di esperimenti e perfezionamenti continui, è arrivato a metterla alle 7:51… vale a dire al limite delle possibilità umane! Tutto è calcolato sul filo dei secondi: cinque secondi per riprendere conoscenza, quattro secondi per superare il quotidiano impatto con la vista della moglie, più sei per chiedersi – come sempre senza risposta – cosa mai lo spinse un giorno a sposare quella specie di curioso animale domestico"  Memorabile anche la canzone cantata dallo stesso Villaggio, la "Ballata di Fantozzi": "Sveglia e caffè/barba e bidé/presto che perdo il tram/Se il cartellino/non timbrerò…"

La signorina Silvani.

Il rapporto tra Fantozzi e la signorina Silvani, "eletta per due volte consecutive Miss del IV piano" e che lui "corteggiava disperatamente da 7 anni" è fondamentale nel racconto dello sventurato ragioniere. Non esattamente affascinante, la scurrile impiegata interpretata una colossale Anna Mazzamauro non solo è insensibile alla sua corte, ma non può fare a meno di apostrofarlo come "una merdaccia" e altri epiteti simili (come darle torto, visto il trattamento subito dal povero cagnetto Pierugo?).

La nuvola di pioggia di Fantozzi.

La genialità di Villaggio e Salce nel creare un'immagine di paradossale surrealtà, eppure perfetta nel rappresentare le nostre sfortune quotidiane. "Braccati dalla solita nuvola", Fantozzi e i suoi non riescono a spostarsi sulla indimenticabile Bianchina senza essere inseguiti da uno scroscio di pioggia persecutorio. Chi non si è mai sentito così almeno una volta nella vita (o alla settimana)?

"Mi scusi, le spiace se mi sago, mi sidio, mi sagghio…"

Da "Fantozzi va in pensione" (1988, di Neri Parenti), una battuta che testimonia ancora una volta l'enorme lavoro di Villaggio non solo sulle deformazioni dell'italiano medio(cre), ma anche sul suo linguaggio, costantemente destrutturato (vedi anche il "Facci lei", il "Mi si sono intrecciati i diti, me li streccia" di Fracchia, e così via).

"Il ballo è un inno alla vita"

Non sarà un caso che Federico Fellini abbia pensato a Paolo Villaggio e a Roberto Benigni, icone comiche di due epoche,  per i due ruoli principali nel suo ultimo film "La voce della Luna". "Il ballo è… è un ricamo… è un volo… è come intravedere l'armonia delle stelle… è una dichiarazione d'amore… Il ballo è un inno alla vita", commenta il prefetto Gonnella impersonato da Villaggio.