La première di "Full Metal Jacket", cult di Stanley Kubrick, si teneva il 10 giugno del 1987, a Beverly Hills. La pellicola, ispirata al romanzo “Nato per uccidere” di Gustav Hasford, ex Marine e corrispondente di guerra che ha collaborato alla sceneggiatura, è incentrata sull’addestramento di 17 marines nel campo di Parris Island, attraverso i metodi poco ortodossi del sergente Hartman – sullo sfondo della guerra del Vietnam. Protagonisti principali sono il marine Joker (Matthew Modine) e Lawrence (Vincent D'Onofrio), soprannominato "Palla di lardo", che non reggerà la vita militare e i soprusi di cui sarà vittima. Dalla sua reazione, partirà la seconda parte del film, ambientata nel vivo del conflitto in Vietnam.

La denuncia del conflitto in Vietnam e la spersonalizzazione delle reclute.

Il geniale Kubrick, come al solito, stupisce e mette al tappeto lo spettatore, con un’aspra denuncia del conflitto in Vietnam (già condannato da “Platoon” di Oliver Stone, un anno prima), ma in generale di tutta l’ideologia della guerra e della spersonalizzazione delle reclute, che diventano armi senz’anima, fino al delirio più totale. Per fare tutto ciò, Il regista ha ricostruito il Vietnam a Londra, servendosi di un cast fatto di attori all’epoca non famosissimi, come Modine e D’Onofrio, poi Arliss Howard (nei panni del marine “Cowboy”) e dell’ex marine Ronald Lee Ermey, ingaggiato inizialmente come istruttore, ma al quale poi affidò il ruolo del sergente Hartman. La prima parte è tutta incentrata sull’estenuante e delirante addestramento, fino alla follia di “Palla di Lardo” che farà da spartiacque verso una seconda parte, che ci porterà sul campo di battaglia vero e proprio, e che vede Joker e Cowboy come protagonisti assoluti. Kubrick è maestro assoluto quando si tratta di mostrare l’evoluzione dei suoi attori da una sorta di “normalità apparente” verso uno stato di deviazione e abbaglio mentale che li fa virare verso qualcosa di diabolico, ma che, nella maggior parte dei casi, è una sorta di difesa o corazza per non perire. Tutto questo accade anche in “Full Metal Jacket” con una forza devastante.

Un altro cult snobbato dall’Academy.

Il regista partì da un budget di produzione che sfiorò i 30 milioni di dollari e, solo in USA, il film arrivò ad incassarne circa 47. In Italia, “Full Metal Jacket” è uscito il 6 ottobre 1987 e, in circa tre mesi, sbancò il botteghino, con un incasso di circa 8 miliardi di lire. Purtroppo, l’Academy non riuscì ad apprezzarlo fino in fondo, candidando solo Kubrick, Michael Herre e Gustav Hasford per la Migliore sceneggiatura non originale, snobbando totalmente gli attori e le altre categorie. Solo Ronald Lee Ermey fu candidato al Golden Globe come Miglior attore non protagonista, ma almeno il regista riuscì a portare a casa il David di Donatello per il Miglior produttore straniero. Ciò dimostra, ancora una volta, che le pietre miliari che hanno fatto la storia del cinema non sempre hanno bisogno di essere inondante di premi.