Assieme a parte del nutrito cast del film, Silvio Orlando, Luciana Littizzetto e Piera degli Esposti a cui andrebbero aggiunti Margherita Buy e Michele Placido, Giovanni Veronesi ha presentato all’Hotel de Russie di Roma il suo nuovo film, Genitori e figli: agitare bene prima dell’uso, il dodicesimo della sua carriera, in cui torna al racconto unitario dopo tre film a episodi: in questa pellicola prodotta da de Laurentiis padre e figlio, il centro è quello del difficile rapporto tra genitori, spesso fragili e separati, e figli, rivoltosi ma prede del conformismo della trasgressione.

Avevo voglia di raccontare una storia più unitaria, dopo tre film a episodi, dà più soddisfazione e permette di allargare il respiro del racconto e dei personaggi”, dice Veronesi che dedica il film ai genitori “prematuramente scomparsi a 80 anni” e ha cercato un linguaggio non troppo schiavo dei generi, sincero e anche crudo talvolta, anche se il suo moralismo sentimentale fa sempre capolino, anche perché il vero limite è proprio nella mancanza di una forte prospettiva da cui raccontare gli eventi.

Dove non soccombe al senso e ai luoghi comuni è nella discutibile diffidenza verso la famiglia allargata: “io non credo molto alla famiglia allargata, anche se siamo costretti a viverla per la pace comune e il buon senso, ma credo che il vero nucleo sia stretto e unito e le persone veramente importanti sono quelle che fanno parte del tuo branco, quelle che ti condizionano la vita nel bene e nel male”. Restano comunque un cast di ottimi attori che cercano di riversare le loro esperienze personali, così come hanno fatto i ragazzi, al centro di un’iniziativa della Filmauro che premierà con 50.000 euro il miglior tema che parli degli argomenti del film: speriamo se ne possa trarre un film che sappia guardare con più incisività ad argomenti cardine come il razzismo e il sesso, che Veronesi sfiora appena.