Il 27 ottobre di 25 anni fa moriva Ugo Tognazzi, mattatore del cinema italiano degli anni d'oro, uno dei "mostri", insieme a Gassman, Mastroianni e Manfredi, il talento e l'istinto al potere. Gli aggettivi si sprecano, provare a ripeterli sarebbe superficiale, presuntuoso tentare di trovarne di nuovi. Sul suo conto è stato detto di tutto e non va aggiunto di più. Amato dagli italiani per quell'indole che lo faceva così anomalo ed atipico rispetto agli abituali personaggi che abitano e abitavano il mondo dello spettacolo italiano, Paolo Villaggio si diverte ancora a raccontare i suoi esperimenti culinari ai quali i colleghi e gli amici venivano sottoposti, in qualità di cavie. Senza dimenticare, naturalmente, che il tratto caratteriale distintivo della fantasia applicata all'anticonformismo cronico è stato interamente trasposto nel mitologico personaggio del conte Mascetti di "Amici Miei", un film di 40 anni fa al quale pure è superfluo allegare altre accezioni.

Il finto arresto del 1979.

Il suo capolavoro assoluto resta questo, di quando si fece fotografare in manette, con l'accusa di essere capo delle Brigate Rosse. Un meraviglioso scherzo, degno del colpo di genio del Necchi, una burla di proporzioni colossali organizzata con il settimanale satirico "Il male" alla quale abboccarono quotidiani del calibro di "Paese Sera", "La Stampa" e "Il Giorno". Per fare un paragone con la contemporaneità, e rendere l'idea del calibro del personaggio e della notizia, sarebbe come se oggi i giornali titolassero "Pierfrancesco Favino indagato nell'inchiesta di Mafia Capitale".

Ugo Tognazzi dichiarò di aver partecipato allo scherzo con la giustificazione di difendere il sacrosanto "diritto alla cazzata", una frase epica che non delegittimava il gossip in sé, ma lo relegava al posto in cui dovrebbe stare. Forse servirebbe che oggi qualche suo erede mediatico ribadisse il concetto, per curare tutti, chi scrive e chi legge, dalla corsa sfrenata al pettegolezzo. Sarebbe un ottimo presupposto dal quale partire per prendere meno sul serio noi stessi e quello che facciamo. Molto spesso si tratta di cazzate, ma a farle passare come serie basta niente. A proposito, Favino non è stato indagato per nulla, nemmeno lontanamente, ma l'augurio è che una burla del genere sia capace, prima o poi, di farla sul serio.

La maratona di Iris per Ugo Tognazzi.

Iris dedicherà nel pomeriggio di martedì 27 ottobre una maratona al cinema di Ugo Tognazzi. La rassegna apre alle 15.00 con “L’anatra all’arancia” (1975, di Luciano Salce, con U. Tognazzi, Monica Vitti e Barbara Bouchet), film vincitore di due David di Donatello e un Nastro d’Argento. A seguire, alle 17.00, tocca a “Il federale” (b/n, 1961, di L. Salce, con Tognazzi, Georges Wilson, Stefania Sandrelli e Gianni Agus) e, alle 19.00, all’ultimo film interpretato dall’attore cremonese: “I giorni del Commissario Ambrosio” (1988, di Sergio Corbucci, con Carlo Delle Piane, Claudio Amendola, Amanda Sandrelli, Rossella Falk, Carla Gravina). In prima serata, la maratona prosegue con il film introdotto dal critico Sanguineti “Romanzo popolare” (1974, di Mario Monicelli, con U. Tognazzi, Ornella Muti e Michele Placido). L’opera – uno dei maggiori successi della stagione ‘74/'75 – si è aggiudicata un David di Donatello e un Globo d’Oro. La seconda serata (23.30) è illuminata dal controverso “La grande abbuffata” (La grande bouffe, 1973, di Marco Bellocchio, con U. Tognazzi, Marcello Mastroianni, Philippe Noiret, Andréa Ferréol), presentato in concorso al 26° Festival di Cannes. All’01.00 l’omaggio prosegue con “Una questione d’onore” (1965, di Luigi Zampa, con U. Tognazzi, Nicoletta Machiavelli e Bernard Blier) e si conclude alle 03.00 con l’autentica chicca“Satyricon” (1969, di Gian Luigi Polidoro, con U. Tognazzi, Mario Carotenuto, Tina Aumont). La pellicola, di cui il magistrato Vittorio Occorsio dispose il sequestro con l'accusa di oscenità, fu subissata da una scia di censure e critiche che ne oscurano i pregi, come la memorabile interpretazione di Tognazzi, cui era stata affidata la parte del liberto Trimalcione.