Non c'è solo l'ufficialità, ma pure la data, il nome del regista e di coloro che collaboreranno al progetto: senza preavviso Toy Story 4 è già, di fatto, realtà, senza che qualcuno si sia preso la briga di chiederci un parere. John Lassater alla regia e a completare la squadra Pete Docter ed Andrew Stanton, nomi ai quali sono associabili titoli come Up Alla Ricerca di Nemo. La data fatidica è il 16 giugno 2017, praticamente 7 anni dopo l'uscita del terzo episodio. Il primo episodio di Toy Story è datato 1995, inutile dire che dietro la saga ci sono nascoste un paio di generazioni almeno, le quali guardano con indignazione all'uscita di un quarto episodio. Ecco dunque una serie di (buoni) motivi per cui un quasi trentenne, e non solo, creda inopportuna, superficiale e rischiosa l'operazione in cui Disney e Pixar si sono lanciate. In pratica, ecco perché Toy Story 4 non dovrebbe essere fatto.

Perché i numeri pari non portano bene a Toy Story e il secondo episodio era stato un chiaro errore storico cui è stata egregiamente messa una toppa con il terzo capitolo. E poi, se malauguratamente anche questo quarto episodio dovesse funzionare, autorizzerebbe in automatico i creatori a sentirsi in diritto di realizzarne altri.

Perché la saga di Rocky è arrivata a contemplare sei capitoli, ma nessuno si ricorda cosa sia successo dopo "Perché se voi potete cambiare e io posso cambiare, tutto il mondo può cambiare!".

Perché alla fine di Toy Story 3 qualche 30enne sparso per il mondo ha probabilmente pianto, convinto dall'idea che quei giocattoli donati da Andy fossero in parte i propri e, francamente, viene difficile pensare di poter spendere altre lacrime sulla soglia dei 30 anni per un altro cartone Disney che non sia Up.

Perché dopo la versione ispanica di Hai un amico in me di Cocciante (You've got a friend in me di Randy Newman nella versione originale), la cosa più probabile che potrebbe capitarci, visti i tempi che corrono, è un adattamento rap della canzone che faceva da sottofondo all'inizio del primo capitolo della saga. E la cosa più probabile è che di questo adattamento se ne occupi Kanye West.

Perché riportarci alla mente che la voce di Woody è la stessa di colui che conduce la Ghigliottina ogni pomeriggio su Rai1, dopo che avevamo intrapreso un percorso decennale durissimo di sedute psicanalitiche pur di dimenticarcene, è qualcosa che assomiglia, nemmeno troppo lontanamente, ad una provocazione bella e buona (con tutto il rispetto e la simpatia per Fabrizio Frizzi).

Perché "Verso l'infinito.. e oltre" è e deve restare il motto di Buzz Lightyear, non il presupposto per rimescolare le carte riproponendo con insistenza una storia che ha detto tutto quello che doveva dire.

Perché quello che già conosciamo è sempre più bello di quello che deve ancora venire.