Quelle delle fiamme che divorano la foresta Amazzonica sono immagini che stanno facendo il giro del mondo in queste ore. Il polmone verde del mondo continua ad essere falcidiato da una piaga ben nota, ma i dati resi noti dall'Istituto Nazionale per la ricerca spaziale, che ha rilevato un aumento dell'83% dei roghi rispetto allo scorso anno, hanno allarmato più che mai attivisti, uomini delle istituzioni, semplici cittadini e personaggi del mondo dello spettacolo.

Su tutti Leonardo DiCaprio, notoriamente sensibile alla causa ambientale, tra i personaggi più esposti e ingaggiati sul tema. L'attore, che due anni fa ha prodotto e sostenuto con gran vigore il documentario "Before the flood", incentrato proprio sui problemi ambientali provocati dall'uomo e il surriscaldamento globale, ha commentato quanto sta accadendo in Amazzonia con sdegno e paura, contestando attraverso il suo profilo Instagram un certo silenzio da parte dei media su un fatto, gli incendi appunto, di rilevanza planetaria:

Terrorizzato nel pensare che l'Amazzonia, la più grande foresta pluviale del pianeta, capace di produrre il 20% dell'ossigeno sulla Terra, praticamente il polmone del mondo, stia bruciando da 16 giorni senza che i media abbiano coperto la notizia. Perché?

Cosa accade in Amazzonia

La foresta pluviale dell'Amazzonia è avvolta da un numero di roghi senza precedenti. Dall'inizio dell'anno ad agosto, i rilievi satellitari effettuati dall'INPE (Instituto Nacional de Pesquisas Espaciais, Istituto nazionale per la ricerca spaziale) hanno conteggiato circa 73mila incendi, l'83 percento in più rispetto ai 39.759 rilevati dall'ente nello stesso periodo del 2018. Solo negli ultimi giorni sono stati più di 6.000. Si tratta del numero di roghi più alto da quando nel 2013 è stato avviato il monitoraggio. Svariati i problemi generati dalle colonne di fumo, capaci di mettere praticamente in ginocchio alcune città vicine.

Le accuse al presidente brasiliano Bolsonaro

I dati relativi al disboscamento, pure quelli in aumento, hanno portato molti a ritenere il presidente brasiliano Bolsonaro il principale responsabile di questi numeri clamorosi. Molti ambientalisti e studiosi contestano proprio le politiche di Bolsonaro, che hanno favorito le attività industriali e agroalimentari allentando la morsa delle sanzioni per i reati ambientali. Il nuovo presidente, a sua volta, ha definito i dati dell'Inpe come “fake news”.