Era gennaio, quando nel 1980 Carlo Verdone esordiva con il suo primo lavoro da regista, "Un sacco bello". Vincitore di un David di Donatello, di un Globo d'oro al miglior attore rivelazione e un Nastro d'argento, il film era destinato a diventare non solo un simbolo della sua filmografia, ma un punto di riferimento per la commedia italiana. Carlo Verdone si scinde e dà vita a tre anime della romanità che gli appartiene: tre personaggi senza tempo, che sanno raccogliere le sfumature della Capitale riassunte in una comicità valida oggi come allora.

40 anni di ‘Un sacco bello', trama del film

L'idea della pellicola è nata dal successo del programma tv "Non stop". Prodotto a Sergio Leone, che collaborerà anche alla realizzazione del secondo film dell'attore romano nei panni di regista, "Bianco, rosso e Verdone", il primo film ripropone la struttura dei suoi tipici sketch, calati in una desolata Capitale d'agosto. Enzo è un'instancabile playboy alla ricerca di un piano per trascorrere il Ferragosto, possibilmente di un compagno per il suo tour sessuale in Polonia. Per Leo invece, ragazzo impacciato di Trastevere, l'unico programma è raggiungere la madre nella casa al mare di Ladispoli, fino a quando una giovane Erasmus spagnola stravolgerà la sua giornata. Mentre Ruggero, visionario hippie, si ritrova sfortunatamente ad incontrare il padre, Mario Brega, che non vedeva da tempo, dopo aver lasciato casa ed essersi dedicato alla vita ritirata nella "comune" di Città del Pieve. Il suo inno all'amore "Love, love, love…" sarebbe diventato un tormentone del cinema italiano.

La dolce dedica di Carlo Verdone al suo primo film

È proprio questo aspetto che Verdone oggi ha voluto ricordare, postando sulla sua pagina Facebook un video messaggio da condividere con i fan, in ricordo del film che proprio in questo periodo usciva nelle sale.

Questa mattina leggevo suoi giornali un bel ricordo di "Un sacco bello", che compie 40 anni. Mi sono tornate a galla tante emozioni, tanti ricordi sul mio debutto…

Ciò che rende unica la sua opera è che il cinema e di conseguenza il pubblico ha consacrato il film e insieme i suoi personaggi come immortali. Verdone li ricorda con nostalgia, perché indubbiamente in loro c'è tanto di lui, ma anche con gioia. La sua dedica, nel ricordo, è una vera poesia:

Credo che in quel film ci sia una mia forte componente caratteriale, ma c'è anche la grande anima di Roma, che si respira nella gente, nei suoni, c'è tanta poesia…soprattutto perché la città d'estate era vuota, deserta, quasi tombale e con un gran fascino. Difficile oggi vederla così. I personaggi che la abitano sono tre anime diverse, terribilmente sole, ma anche comiche. Di certo sono state un'intuizione notevole. È un periodo che non tornerà più, ma questo non deve rattristare, è la magia del cinema: rende immortali certe immagini, scorci, atmosfere…e ce li ripropone. Anche se col tempo diventano sempre meno a colori, poi si ritrovano e sono una carezza per l'anima.

Non mancano infine i ringraziamenti, per quell'esordio che è stato una scintilla alla sua lunga carriera, in particolare a Sergio Leone che ha prodotto il film e che aveva tanto creduto in quel ragazzo di appena 30 anni:

Devo tutto a Sergio Leone, che puntò su un giovane come me e disse "Vediamo che sa fà". Ma un grazie va a tutti quelli che mi hanno aiutato a farlo, Mario Brega, Ennio Guarnieri come direttore della fotografia, Ennio Morricone con le sue musiche, Mario Brega, tutti gli attori e le comparse. Che bei ricordi. Bhe il film lo potete sempre vedere, magari d'estate vi viene la nostalgia o un colpo di immaginazione…