"Salvatore Cantalupo non c'è più". Il primo a renderlo noto è Gianfranco Gallo, collega dell'attore napoletano scomparso a soli 59 anni a Monserrato, in provincia di Cagliari, dopo una breve fulminante malattia. Attivissimo soprattutto in campo teatrale, si è imposto all'attenzione mediatica con "Gomorra", film del 2008 di Matteo Garrone tratto dal bestseller di Roberto Saviano. In quel film, Salvatore Cantalupo interpreta l'iconico personaggio di Pasquale, il sarto che lavora per l'alta moda, ma in nero e sfruttato dalla camorra.

La biografia dell'attore

Fa il suo esordio al cinema con "Teatro di guerra" (1998) di Mario Martone. Al suo fianco ci sono i migliori attori della scena di Teatri Uniti: Toni Servillo, Iaia Forte, Nina Di Majo. Con Toni Servillo condividerà tanto teatro, da "Le false confidenze" di Pierre Carlet de Chamblain de Marivaux a "Il lavoro rende liberi", fino allo stesso "Gomorra" al cinema, pur non recitando nello stesso episodio. Altri film da lui interpretati sono "Tris di donne & abiti nuziali" del 2008 di Vincenzo Terracciano, "Fortapàsc" (2009), sulla vita di Giancarlo Siani, con Libero De Rienzo, Gianfranco e Massimiliano Gallo.

Le parole di Gianfranco Gallo

Un ricordo sincero e che ci aiuta a tracciare un profilo umano dell'artista scomparso, lo fornisce proprio Gianfranco Gallo, che con lui ha lavorato sul set di "Fortapàsc".

Salvatore Cantalupo non c'è più. Non eravamo amici nel vero senso della parola, ci eravamo sfiorati nel lavoro. Nel film "Fortapasc" ci stimammo molto ed ogni volta che per caso ci incontravamo era un festa, ci raccontavamo l'uno all'altro. Salvatore era un attore di quelli che mi piacciono, sul set lavorava sui personaggi per sottrazione, nessun orpello, solo l'essenziale, quello a cui tendo anche io sempre. La vita degli attori è anche la sua, fatta di cose belle ma anche di tante delusioni e di rara giustizia. Era un compagno in tutti i sensi , su FB diceva la sua con passione , si esponeva, non si sottraeva mai, lo stimavo anche per questo. Un amico comune, Ciro D'Errico mi ha raccontato che è successo in Sardegna mentre Salvatore teneva un laboratorio, a luglio si era ammalato. E' entrato in coma il giorno in cui si doveva andare in scena , si è risvegliato e gli hanno detto di aver preso dieci minuti di applausi, ha risposto che poteva morire felice e se n'è andato, lontano da Napoli, in silenzio, senza fare ammuina…per sottrazione.

Ne ricorda la statura anche il musicista Mariano Bellopede"Muore una persona gentile, un artista libero".