Il regista Emir Kusturica, autore dell'indimenticabile Underground, è forse quello che si è avvicinato meglio alla figura di Diego Armando Maradona, nel periodo più complesso della sua esistenza. Dal 2005 fino al 2008, il regista lo ha seguito, intervistato e registrato documentando la sua lenta risalita, soprattutto in relazione alla dipendenza dalla cocaina che ha smesso di utilizzare definitivamente nel 2004. Questo documentario è Maradona by Kusturica, che in questi giorni di lutto per il mondo del calcio è stato più volte citato (è disponibile on demand su Sky). Intervistato dal Corriere della Sera, il regista ha ricordato l'uomo e il calciatore e ha sgombrato il campo da ogni paragone: "Nessun altro, cosa potrei dire di Cristiano Ronaldo? È perfetto, guadagna una montagna di soldi, ma dov’è la personalità? Che storie ci potrebbe raccontare? Nessuna". 

Le parole di Emir Kusturica

Emir Kusturica esordisce ammettendo di non ricordare nell'ultimo secolo "un lutto così condiviso", che in questo periodo di pandemia ha unito tutti.

Non ricordo nell’ultimo secolo un lutto cosi condiviso, dall’Argentina alla Somalia alla Serbia. E mentre il mondo è diviso dal Coronavirus, arriva quest’uomo, questo Dio caduto e compassionevole che ci riunisce di nuovo e ci fa piangere. Il mio è un film che parla di vicinanza. Nell’anno in cui abbiamo lavorato insieme, siamo stati davvero vicini, tra di noi è esplosa subito la chimica. Venivamo entrambi dalla strada, dalle periferie, io da Sarajevo e lui da Buenos Aires e conoscevamo la difficoltà di crescere e sopravvivere ai bordi delle città. Ma non è stato sempre semplice avere a che fare con lui. Sapeva essere imprendibile, come sul campo: una volta ho volato fino a Buenos Aires e non si è fatto trovare, era sparito. Lui era così. Ma la sua forza era la compassione: aveva un sorriso incredibile, Diego, come quelli di alcuni dei babilonesi, come Gilgamesh. Una giorno sono andato con lui a vedere il Boca ed era una partita minore: urlava, si dimenava, era come un terremoto, riempiva lo spazio intorno a sé.

Il rapporto con la cocaina

La frase celebre che Diego Armando Maradona pronuncia nel documentario: "Pensate che giocatore sarei stato senza la cocaina", Kusturica la commenta così:

Per poter dribblare sette giocatori a un campionato del mondo devi avere un’energia superiore. Per consumarla Diego, avrebbe dovuto rimanere sempre in campo, ma non era possibile. E quindi questa sovrabbondanza la sublimava così, con la dipendenza. E ha pagato.

Alla fine, Diego Armando Maradona è morto solo, suggerisce Matteo Cruccu del CorSera. Kusturica risponde: "Ha vissuto spontaneamente, d’istinto, troppo. Gli mancava forse un’educazione sentimentale, la base per non perdere mai di vista gli affetti importanti".