Enrico Vanzina ha scritto un libro dedicato al fratello Carlo, con cui ha costruito 30 anni di commedie all'italiana molte delle quali sono diventate di culto. Da "Sapore di mare" a "Vacanze di Natale", fino alla lunga serie di cinepanettoni che hanno segnato per anni il botteghino natalizio, la coppia artistica ha impresso un segno indelebile nella storia cinematografica nostrana. Ed è un vero e proprio atto d'amore "Mio fratello Carlo", nel quale la figura di Carlo Vanzina, scomparso l'8 luglio 2018, viene raccontata nei suoi lati più intimi e, finora, nascosti. In particolare, è  diventato già virale l'estratto del libro in cui Enrico racconta l'amicizia con Aurelio De Laurentiis, il produttore che per anni ha collaborato con i fratelli. Un legame non solo professionale, ma consolidato da un rapporto risalente all'infanzia.

Carlo e io conoscevamo Aurelio da quando eravamo piccoli. Da ragazzo lui era quello che si definisce un birbante. Esuberante, casinaro, sempre pronto a compiere tutte le zingarate allegre dell’adolescenza. Poi, crescendo, era diventato un bravissimo produttore, forse il migliore dei tanti con i quali abbiamo lavorato. Il nostro legame professionale iniziò nel 1983. Aurelio venne alla prima del nostro film “Sapore di mare”. Rimase folgorato. All’uscita del cinema ci disse: «Vediamoci. Dobbiamo assolutamente fare un film insieme». Il giorno dopo ci incontrammo in un ristorante. E lì nacque il primo “Vacanze di Natale”. Fu la nostra fortuna e la sua!

Quando De Laurentiis aiutò Carlo Vanzina

La morte di Carlo Vanzina è stato un duro colpo per il cinema italiano. Il regista si è spento all'età di 67 anni, sconfitto da un tumore contro cui lottava da tempo. Il fratello racconta come De Laurentiis cercò in tutti i modi di aiutarlo, cercando per lui le migliori cure. Quando divenne chiaro che la malattia era inguaribile, il produttore accettò di sostenere economicamente l'amico in un momento di particolare difficoltà. Un gesto che fino ad ora non era stato reso pubblico.

Quando Aurelio seppe della malattia di Carlo, si mise subito a disposizione. Lui è un toro, parte e travolge tutto. Chiese pareri medici in America, fece ricerche approfondite sui migliori centri oncologici dove poter curare Carlo. Voleva trasferire mio fratello a Los Angeles. Una mattina andai a trovarlo. Gli dissi senza troppi giri di parole: «Aurelio, la medicina non può fare più niente per Carlo. Tu, però, sì». Mi fissò emozionato. «Cosa?» «Quello che adesso serve a Carlo è solo un po’ di tranquillità. Ha delle angosce economiche per un debito con l’erario. Se vuoi aiutarlo, dagli una mano a pagare le sue tasse arretrate! Un minuto dopo, Aurelio staccò un assegno per Carlo in conto di lavori futuri. Quando lo consegnai a mio fratello in clinica, lui sussurrò, quasi incredulo: «Vedi, sono sempre gli amici veri quelli che non ti abbandonano mai».

Perché Enrico Vanzina ha dedicato un libro al fratello Carlo

Alla presentazione del libro, Enrico Vanzina ha spiegato di aver "voluto scrivere una storia d'amore, il mio film d'amore per Carlo". Il regista "ha confuso il cinema con la vita ed è stata la sua fortuna", ha ricordato affettuosamente il fratello, "fino alla fine ha cercato e voluto guarire. E anche nel momento in cui ha deciso, perché l'ha deciso lui di staccare, l'ha fatto dopo un momento di gioia, la laurea della figlia". Nel libro, Carlo Vanzina "diventa come il personaggio di un romanzo, perché tutti conosciamo qualcuno che ha vissuto quel percorso o che temiamo possa viverlo. Abbiamo tutti un Carlo nella nostra vita. Questa è una storia universale, che appartiene a tutti noi".