Francesco Lettieri è il regista di tutti i video del progetto LIBERATO. E, da oggi 20 marzo in esclusiva su Netflix, di ULTRAS, il suo primo film (qui la recensione). Il regista è stato ospite della redazione centrale di Fanpage.it per presentare il suo lavoro su un mondo che non ama per niente i riflettori. Consapevole dei rischi di affrontare un argomento come questo, Francesco Lettieri ci ha raccontato: "Mi rendo conto di essergli andato a dare fastidio, ma quello che ho fatto è un film sincero, senza moralismi e senza nessun giudizio. Ho cercato di essere pulito. È un film sulla violenza, ma non è un film sulla criminalità. È una banalizzazione fare questa associazione". 

Francesco, Ultras è un film sulla fede per il calcio, non sul calcio.

È un film sulla fede, sull'amore per la squadra di calcio ma è anche un film dove il campo non si vede mai. Non volevo raccontare il campionato o lo scudetto del Napoli. Anche perché gli ultras, i capi ultras il campo non lo guardano mai perché si mettono di spalle. Guardano da un'altra parte rispetto a ciò che avviene in campo. Ecco perché, come dice lo striscione, tutto è: ‘Al di là del risultato'. Un po' l'ho conosciuto il mondo ‘ultras' ma quello che volevo non era raccontare questo mondo nei loro codici e nella loro mentalità, perché questo è anche un film universale. A un certo punto, io prendo la strada delle emozioni, che è quello che poi veramente mi interessa raccontare.

Che accoglienza ti aspetti dal mondo ultras?

Non credo che questo film piacerà agli ultras. Gli ‘ultras' non sono per la promozione, non vogliono riflettori. Mi rendo conto di essergli andato a dare fastidio, ma quello che ho fatto è un film sincero, senza moralismi e senza nessun giudizio. Ho cercato di essere pulito. È un film sulla violenza, ma non è un film sulla criminalità. È una banalizzazione fare questo tipo di associazione.

Francesco Lettieri, ULTRAS e LIBERATO. Non hai avuto paura che l'attenzione potesse essere fagocitata tutta dal misterioso artista?

Abbiamo ragionato sul fatto che Liberato potesse fagocitare il progetto e il film. Ma il mio primo film non poteva non avere le musiche di Liberato. Con lui c'è stato un rapporto e una collaborazione tale da sempre ed è stata quindi la cosa più naturale che potesse accadere.

Cosa farai domani? Un altro film, una serie tv o un videoclip?

Sto pensando di fare un altro film. All'inizio avevo pensato di buttarmi nella serialità, pensavo quello potesse essere il passaggio successivo, quello più naturale. Invece, con ULTRAS ho capito che mi piace fare film e quindi ne voglio fare un altro.

Nessuna serie tv su ULTRAS, quindi. Nemmeno uno spin-off su Pechegno?

(ride, ndr) Vediamo prima come va ULTRAS…

La trama di ULTRAS

Sandro (Aniello Arena) è il capo degli Apache, gruppo di ultras con cui ha passato una vita di violenza, di scontri, passioni e valori incrollabili. Un Daspo gli impedisce di avvicinarsi alla curva, così quei valori iniziano a vacillare quando sente per la prima volta il bisogno di una vita normale. Angelo (Ciro Nacca), 16 anni, considera gli Apache una famiglia e Sandro il suo mentore. L'uomo che ha preso il posto di suo fratello Sasà, morto anni prima duranti gli scontri di una trasferta. Ultras è una storia sulla loro amicizia, la storia di una fede e di un amore durante le ultime settimane di un campionato di calcio. Il film Netflix in associazione con Mediaset è prodotto da Indigo Film.

L'intervista è stata registrata in data 5 marzo 2020, prima che venisse indetto il decreto restrittivo e l'Italia diventasse ‘zona rossa' per l'emergenza Coronavirus.