Quella di Francesco Nuti è una vicenda particolare, malinconica, per certi versi dolorosa. La vita e la carriera del talentuoso attore e regista pratese ha vissuto una battuta d'arresto importante nel 2006, quando Nuti rimase vittima di un incidente domestico che lo portò al coma, una delicata operazione e un periodo di riabilitazione lungo. L'incidente ha lasciato i suoi segni indelebili sul fisico di Nuti, ma ha anche contribuito a provocare una reazione d'affetto importante da parte del suo pubblico di affezionati.

Nuti aveva attraversato un momento complesso già negli anni antecedenti all'incidente, caduto in depressione e schiavo dell'alcol, vizio da cui riuscì a liberarsi dopo molto tempo. Di questo tema ha parlato il regista Giovanni Veronesi, che di Nuti è stato collaboratore e soprattutto grande amico, con una confessione rilasciata al programma radiofonico "I Lunatici", con la quale non ha negato un latente senso di colpa per non aver compreso e capito in tempo i problemi di Nuti:

E' la mia nota dolente. Perché forse non ho capito in tempo quello che stava succedendo. E quando l'ho capito ho tentato, forse maldestramente, di aiutarlo. Io non sono uno psicologo, ho anche io i miei limiti, quando una persona beve, quando una persona è alcolizzata, non so come trattarla. E poi ero più giovane, mi spaventai, pensai che anche io stavo rischiando, che il pericolo incombeva anche nella mia vita. A un certo punto gli dissi che noi due non andavamo più d'accordo, e che lui doveva curarsi. Alla fine è tutto è degenerato. Prima che lui si facesse male siamo tornati amici, abbiamo ripreso a vederci, ma lui non era più lo stesso. Ho questa remora, forse se mi capitasse adesso una cosa del genere saprei come comportarmi.

Al netto del ricordo amaro e di questa sensazione di rimpianto, dopo quel momento di divergenza Nuti e Veronesi hanno quindi ritrovato una complicità: "E' stata una cosa che ci ha travolti – prosegue Veronesi – per me Francesco è sempre stato un fratello. A parte il lavoro che abbiamo fatto insieme, i film che abbiamo scritto, il successo che abbiamo avuto, io lo amavo proprio come persona, mi piaceva, era generoso, speciale, unico. Averlo perso in gran parte, per me è stato un bello choc. Ogni volta che posso, che ho tempo, che mi va, vado a trovarlo. Vivo insieme a lui questa vita silenziosa, però altrettanto importante per me. Certe persone dicono che forse per lui sarebbe stato meglio morire. Io ci ho pensato bene prima di rispondermi, credo che la vita anche se ridotta ai minimi termini, basta che ti faccia fare un sorriso e già ne vale la pena di viverla".