Roberto Di Berardino era il miglior amico di Giuliano Gemma ed era con lui soltanto mezz'ora prima dell'incidente. Ai microfoni dei colleghi de IlMessaggero.it trattiene a stento le lacrime e racconta che le condizioni dell'attore non sembravano critiche, avendo avuto anche istruzioni da lui di prendere i suoi documenti dalla sua giacca, "era cosciente" ma l'ambulanza dopo averlo caricato, non lo ha subito portato via perché hanno prestato soccorso ad un bambino ritenuto ferito che, secondo le dichiarazioni di Di Berardino, invece appariva in piedi e fuori pericolo.

Eravamo assieme mezz'ora prima, dalle 18,30 alle 19,10 e discutevamo sui programmi della serata con sua moglie Barbara. Prima di andarsene dal locale aveva voluto vedere le foto su Facebook della figlia Vera e dei nipoti. Poi lo schianto a due metri da casa mia, in quell'incrocio maledetto. Mi sono precipitato. Giuliano mi ha dato il suo telefonino, volevo abbracciarlo. Lui parlava, diceva che i suoi documenti erano nella giacca. L'ambulanza è intervenuta ma è rimasta ferma troppo tempo, è partita solo quando ne è venuta un'altra e non capisco il motivo. Quelli del 118 mi hanno risposto che non poteva andare via perché c'era un bambino ferito. Ma io quel bimbo l'ho visto in piedi e l'ho anche accarezzato. Poi ho seguito Giuliano con la mia auto ma all'ospedale di Civitavecchia non ce l'ha fatta. Non so se sia deceduto prima, ho dei dubbi.

Roberto Di Berardino e Giuliano Gemma condividevano la passione per la scultura. Da nove anni si incontravano tutti i giorni al Metropolitan Museo di via Agellina, tra dipinti e creazioni al laboratorio di ceramica. A Cerveteri era un vero e proprio beniamino, voluto bene dai cittadini e dalle istituzioni e dai politici locali, presenziando sempre agli eventi culturali. Era noto anche per le battaglie sociali a difesa del territorio come una delle ultime, due anni fa, quando fu in prima linea per scongiurare l'ipotesi discarica a Pizzo del Prete.